Archive for settembre 2007

La marcia verso la libertà dei monaci scalzi

27 settembre, 2007

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“Amore e benevolenza” sta scritto su uno striscione che i monaci birmani espongono questi giorni durante le loro marce pacifiche di protesta contro l’ottusa giunta militare guidata dall’anziano generale Than Shwe. E’ uno slogan di incredibile efficacia in questa epoca storica dove le parole perdono di significato perchè sempre interpretate. Ma proprio grazie a queste parole semplici e a questo tempo di comunicazioni globali se stiamo riuscendo a cogliere ciò che accade nello sfortunato e bellissimo stato asiatico. Internet fa da veicolo alle centinaia di filmati e foto digitali che raccontano i giorni epici e drammatici di questa protesta pacifica. Nel 1990 in Birmania ci furono delle libere elezioni democratiche che diedero ampio mandato popolare a quella che oggi è l’opposizione (imprigionata) di governare. L’esito fu del tutto ignorato ed anzi una giunta militare prese il poetere. (more…)

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Lara Lucaccioni al Terminal di Macerata 19 settembre 2007

24 settembre, 2007

Mercoledi 19 settembre al Terminal di Macerata è iniziata, con la performance di Lara Lucaccioni, una serie di letture che coinvolgeranno tra gli altri alcuni poeti di Licenze Poetiche.

Lara Lucaccioni, è stata capace di creare un’atmosfera raffinata scegliendo con cura le musiche che accompagnavano o inframmezzavano i suoi testi. Anche lo spazio che il Terminal ha allestito per la poesia e per i concerti è davvero molto suggestivo: un palchetto, un pianoforte a disposizione e opere d’arte esposte di volta in volta. I testi di lara, estremamente adatti alla lettura in pubblico, essendo immediati, passioanli, pieni di assonanze che bloccano chi ascolta, hanno coinvolto il folto pubblico presente che al termine della serata ha espresso la sua soddisfazione con un lungo, caloroso applauso. (more…)

Ludwig, vita e morte di un giovane re inquieto

21 settembre, 2007

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Da circa un mese ho in mente di scrivere qualcosa sulla figura inquieta di Ludwig II di Baviera. L’idea mi ha raggiunto per caso quando ho cominciato a cercare notizie sul castello di Neuschwanstein, quello che avete visto mille volte in foto e dal quale Walt Dinsey ha preso idea per i castelli dei sui cartoni animati. Man mano che raccoglievo notizie sul castello affiorava sempre più la figura decadente di questo pazzo sognatore, un sovrano del tutto criticabile, fautore di assurdità, detestabile e instabile. La storia non ha elementi per considerarlo molto ma i tre milioni di persone che annualmente visitano Neuschwanstein manco fosse Graceland, ne rimangono colpiti in qualche modo. Si va per visitare il castello delle favole e si scopre il più controverso e per questo affascinante re dell’800. (more…)

Licenze Poetiche on the road

18 settembre, 2007

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Nei prossimi giorni inizerà una serie di appuntamenti legati alla poesia che coinvolgeranno il gruppo di autori che fa capo a Licenze Poetiche.

Mercoledi 19 settembre 2007 alle ore 22 Lara Lucaccioni sarà la protagonista del primo di una serie di reading che si svolgeranno al Terminal, storico locale di Macerata. A cadenza bisettimanale seguiranno altre letture. (more…)

La complicanza di Mr. Zimmerman

13 settembre, 2007

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Ho visto il film “Io non sono qui” I’m not here di Todd Haynes, una biografia intelligente e originale sulla  complicata personalità di Mr. Robert Allen Zimmerman, nato a Duluth nel Minnesota il 24 maggio 1941 e ancora vivo, al contrario di altri artisti complicati della sua generazione. La complicanza, quindi, come prerogativa dell’originalità, ciò che differenzia chi entra nell’immaginario e si fa memoria da chi, pur sforzandosi, resta nel paradossale anonimato dello show business. La pellicola di Haynes secondo alcuni critici non avrà gran successo di pubblico in Italia proprio perché troppo colta, troppo bella, troppo complicata.

 

Zimmerman è portato sullo schermo in sei modi differenti da sei personaggi differenti, interpretati da sei attori differenti tra cui nomi più che noti come Richard Gere, Cate Blanchett, Christian Bale e Heath Ledger. Interpretazione strepitosa quella della Blanchett, trasformatasi in uomo, rockstar cinica e sperduta, in difesa/o. Tutte sfumature che le sono valse la coppa Volpi a Venezia 64. Ho amato alcuni dei sei personaggi più di altri, o forse meglio non ne ho amato solo uno, quello più normale, quello che forse assomiglia di più a noi comuni mortali, quello che s’innamora, che mette su famiglia, fa successo, tradisce, si sente una merda fino a quando non accetta di essere una merda. Troppo simile a tutti noi, troppa poesia domestica. La poesia, appunto, che serpeggia nel film e ulula da dietro le spalle di Zimmerman Rimbaud, interrogato intervistato in bianco e nero, accusato e reo confesso di simpatie rivoluzionarie e vicinanza con le Black Panthers in un’america con la minuscola. La poesia che cammina al fianco di Zimmerman ragazzino nero dal nome bianco (Woody Guthrie), dalla voce nera, dallo strumento bianco (la chitarra con su scritto This machine kills fascists). La poesia che si fa spazio dietro la sella e cavalca con Zimmerman Billy the Kid stanco e invecchiato tra i boschi dell’America con la maiuscola tutta intenta a sopportare le ingiustizie in un villaggio dal nome noto Halloween, dove tutti sono rassegnati alla depressione del ’29.

 

E poi tutto mescolato senza la supponenza della cronologia, tutto montato tra bianco e nero e colore ad esaltare i riferimenti nascosti, per pochi davvero, a Fellini, a Jean Vigo, ai Beatles, alla poesia, al cinema complicato. Immagini così dense di memoria che sfumano solo quando la musica, quella vera persino con la voce di Zimmerman, invade la sala e sei costretto a cantare sottovoce The times they are a-changin’ o Knockin’ on heaven’s doors e la sala si svuota e solo allora comprendi perché Zimmerman per la prima volta ha dato il consenso alla produzione del film, l’unica biografia filmata autorizzata da Bob Dylan.