11 settembre, il primo giorno del terzo millennio

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Il terzo millennio inizia in un pomeriggio tiepido sul divano di casa mia appena dopo mangiato, alla fine di una commedia americana leggera leggera con Billy Crystal e Debra Winger. Quando il videoregistratore espelle la cassetta l’immagine che la tv rimanda sembra quella di un film catastrofico, ma pur sempre un film. A differenziare il prima dal dopo c’è solo la cronaca, l’icona in basso a destra dell’edizione straordinaria del telegiornale. In quel pomeriggio dell’11 settembre 2001 la storia, col favore di un atto simbolico, perchè di simboli essa si nutre, si ripresentò ad ognuno di noi in prima persona, facilitata dalla comunicazione globale. Come scrisse Alessandro Baricco il giorno dopo, nel fondo di Repubblica, tutti ricorderemo cosa stavamo facendo quel pomeriggio, prima che la storia irrompesse nella quotidianità. I maggiori siti internet erano intasati, le televisioni erano impegnate in una diretta senza sosta e subito si ipotizzarono gli scenari futuri, le possibili implicazioni, le future tragedie e vendette.

New York, Lower Manhatthan, il World Trade Center in un pomeriggio cambiarono aspetto e persino il nome del posto fu modificato. Da allora per tutti quel luogo si chiama Ground Zero che in termini tecnici vuol significare la zona precisa a livello del suolo nella quale una esplosione nucleare causa il massimo danno. E nel luogo del massimo danno io ci passai nell’agosto del 2003. Scendendo verso Lower Manhatthan, dopo aver visitato il Chelsea Hotel, altro luogo di storie tragiche, iniziai provare sensazioni diffuse di sconforto, fino a che oltre le lamiere dei lavori in corso mi si parò davanti il buco. Un immenso buco tra immense costruzioni. Procedevo esattamente allo stesso modo in cui si procede visitando un cimitero, la stessa testa chinata, la stessa necessità di parlare a bassa voce, il tentativo di comprendere ed infine il rispetto per i morti. Per evitare infondate speculazioni politiche, chiarisco subito che ogni azione successiva, ogni scelta che il governo americano ha compiuto dopo l’11 settembre per me resta sbagliata.

In ultimo però, va ricordato che in un altro 11 settembre, quello del 1973 la storia ha piantato l’ennesimo vessillo nero sul palazzo de La Moneda a Santiago del Cile, dove un golpe fascista guidato dal dittatore Augusto Pinochet e probabilmente avallato e fors’anche finanziato dalla Cia, destitui il governo socialista democraticamente eletto di Salvador Allende. Allende decise quel giorno dopo aver trasmesso un commovente e patriottico messaggio via radio ai cileni, di togliersi la vita con un fucile AK-47 donatogli da Fidel Castro. Augusto Pinochet governò da monarca sanguinario il Cile per i successivi 17 anni uccidendo per ragioni politiche più di 3.000 persone e facendone torturare almeno 30.000. Ho conosciuto alcune persone fuggite dal Cile a causa di tutto ciò e con loro ho festeggiato la vittoria democratica del socialista Ricardo Lagos dell’11 marzo 2000.

Mi insedio in questo spazio digitale sperando che ci siano ancora giorni per festeggiare, oltre ogni 11 settembre

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5 Risposte to “11 settembre, il primo giorno del terzo millennio”

  1. Silvia Says:

    Mancavi solo te online :))))

    ps: bentrovato!

  2. alessandroseri Says:

    Silvia, ma dove sei? nelle Marche? a Modena? dammi tue notizie, organizziamo qualcosa…

  3. Simone Palucci Says:

    Un ottimo modo per ricordare l’undici settembre. Soprattutto è ottimo ricordare La Moneda, l’undici settembre cileno, anche perchè spesso la storia tende a far sembrare alcune tragedie più grandi di altre e nasconde quelle che la gente dimenticandole ritiene minori.

  4. dario Says:

    benvenuto nell’universo dei blog
    hai iniziato con un bel post equilibrato e che dice una grande verità tutti ricorderemo quello che stavamo facendo quel giorno quando abbiamo saputo la notizia.
    ciao alessandro e in bocca al lupo per qusta tua nuova avventura
    dario

  5. Antonio Fiori Says:

    Google informa ed è pieno di belle sorprese.
    Non si è mai in troppi quando si ha davvero qualcosa da dire.
    Spero di poterti conoscere di persona a Tolentino a novembre.
    In bocca al lupo
    Antonio

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