La marcia verso la libertà dei monaci scalzi

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“Amore e benevolenza” sta scritto su uno striscione che i monaci birmani espongono questi giorni durante le loro marce pacifiche di protesta contro l’ottusa giunta militare guidata dall’anziano generale Than Shwe. E’ uno slogan di incredibile efficacia in questa epoca storica dove le parole perdono di significato perchè sempre interpretate. Ma proprio grazie a queste parole semplici e a questo tempo di comunicazioni globali se stiamo riuscendo a cogliere ciò che accade nello sfortunato e bellissimo stato asiatico. Internet fa da veicolo alle centinaia di filmati e foto digitali che raccontano i giorni epici e drammatici di questa protesta pacifica. Nel 1990 in Birmania ci furono delle libere elezioni democratiche che diedero ampio mandato popolare a quella che oggi è l’opposizione (imprigionata) di governare. L’esito fu del tutto ignorato ed anzi una giunta militare prese il poetere.

A colpire noi grigi occidentali, finti minimalisti, sono queste tuniche color zafferano che sfilano non violente, cantando e meditando. Ci commuvono i piedi scalzi di questi giovani che marciano protetti da ali di folla in camicia bianca. C’è una foto sgranata che gira in rete dove si vede la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari da anni, che prega sotto la pioggia inginocchiata davanti al cancello della sua casa prigione mentre passano i monaci che cantano – Lunga vita e salute a Aung San Suu Kyi, possa godere presto della libertà -. Di fronte alle pagoda d’oro, ad impedirne l’ingresso ci sono frotte di divise nere scolorite, con elmetti lucidi dalla pioggia e fucili mitragliatori imbracciati con goffa marzialità. Una contrapposizione sulla quale la storia ha già dato un verdetto, perchè qualsiasi cosa accada, in questo caso il giusto e l’ingiustizia, il bene e il male sono bene evidenti. Soltanto chi dall’ingiustizia trae profitto nega che essa esista. Da qui le parole fredde di Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Quindi nessuna sanzione per il governo militare del Myammar, solo sdegno. I leader della vecchia Europa e la signora Rice hanno almeno fatto capire che qualche mossa diplomatica sarebbero disposti a farla ma come dice l’intellettuale Timothy Garton Ash, i generali birmani sono del tutto insensibili a questo tipo di pressioni. Su di loro, che sono tremendamente supertiziosi, farebbe più effetto affermare che usare violenza contro i monaci pacifici inciderà negativamente sul loro Karma e su quello dei loro familiari.

Intanto ieri di monaci scalzi ne hanno ammazzati 5 e nella notte ne hanno arrestati 850 in una retata. Ora c’è il coprifuoco, le armi hanno cantato ma i monaci color zafferano e le camicie bianche della folla continueranno a marciare e noi con loro perchè stavolta non c’è possibilità di interpretazione politica. E a voi militari birmani un augurio: – Che possa il vostro karma essere negativo fino a quando non farete posare a terra i fucili dei vostri scoloriti soldati. –

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