Giampaolo Vincenzi al Terminal di Macerata 17 ottobre 2007

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Il secondo poeta ospite del Terminal di Macerata è stato Giampaolo Vincenzi. La lettura c’è stata mercoledì 17 ottobre 2007 e anche stavolta abbiamo assistito insieme ad un folto e attento pubblico ad un piccolo evento letterario che ha lasciato tutti molto felici. Perchè ascoltare poesia fa bene alla salute. Vincenzi, critico letterario e poeta, docente a contratto presso l’Università di Macerata, ha da poco pubblicato la bellissima raccolta di poesie La vigilia dei nostri sensi per Giulio Perrone Editore.

Proprio da questo libro sono stati letti la maggior parte dei testi, sempre intrisi di una ironia malinconica e malconcia, che si arresta di rado, quando le parole si fanno forti come mura di roccia e sbattono sui corpi dei lettori e degli ascoltatori; le musiche scelte giocano sempre un ruolo importante creando fili di suggestioni e magie strane. Vincenzi seduto in maniera quasi marziale sullo sgabello del palco del Terminal ha letto a voce cupa, ha fermato il tempo, ha lasciato che il pubblico si avvolgesse anche con le luci soffuse del locale.

Oltre ai sui testi Giampaolo ha condiviso con i presenti il suo amore per la poesia di Giorgio Caproni, del quale è un importante studioso e sul quale ha già organizzato nel 2006, all’interno della rassegna LIBRIAMOCI ESTATE una memorabile serata estiva di approfondimento nel cortile della facoltà di filosofia di Macerata.

Le serate di poesia che il Terminal sta organizzando riscuoteranno nel tempo sempre maggior successo perchè la formula individuata lascia all’autore il tempo di svelarsi in uno spazio fisico accogliente e suggestivo, lascia al pubblico della poesia il tempo di trasformarsi in indivudualità intima; queste serate lasciano le persone un po’ più felici.

AI MIEI AMICI FERMI IN PIAZZA 

Ai vent’anni impennammo la mente

immediati

come folate di nafta.

Erano

cardini impostori del tempo tra i fatti

immobili d’una città                  ertascendente.

Sbattevano le imposte

ad ogni gemito

sembrava di sentire sussultare

il Nuovo

che veloce s’annodava con le melme

nelle fughe dei più insulsi sampietrini.

C’è speranza di futuro

ti diceva il cigolio del letto anche quando prolassava il giorno

e si spalmava sopra al muro.

Sta’ sicuro,

c’è futuro per chi vive sorpassato dai bisogni

e si guarda dalle cagne dei rimorsi senza

rogna.

C’è avvenire solo quando se ne va

a dormire l’apparente smaniare del domani,

nell’invidioso recriminare

appartato

come in piazza la fontana

strana matrona

se perdona il mattino precoce e liminare.

La speranza del futuro non esiste

dove regna l’opinione                                che

in un lago prosciugato

non si possa navigare

con la mente

e senza remo,

o                    sarà

che il tempo ha strada larga

 piè veloce

che da qui il futuro è già passato.

E l’amore

se lo mangiano i piccioni a granellini

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