In quel punto entra il vento, convegno in ricordo di Remo Pagnanelli Macerata 19 ottobre 2007

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Remo Pagnanelli era un poeta, nato, vissuto e morto nella mia stessa città in un periodo nel quale la poesia si affacciava appena sulla soglia dei miei occhi. Pagnanelli sì è suicidato a Macerata nel 1987 ed io non l’ho conosciuto. Sicuramente l’avrò incrociato camminando, probabilmente saremo stati seduti nello stesso cinema a guardare lo stesso film a pochi metri di distanza, ma io non l’ho conosciuto. Non ho quindi un metro di giudizio amicale dal quale partire, sono costretto a parlarne di lato, un po’ fuori dal coro, sicuramente in maniera diversa rispetto a poeti, critici e scrittori che nella mia città ancora vivono e l’hanno conosciuto, ci hanno scambiato parole lunghe e passi corti.

Il mio è un grande rimpianto umano che mi limita anche nella lettura dei suoi scritti. Ogni volta che leggo le poesie di Remo Pagnanelli non mi sento pronto a capire, proabilmente non voglio approfondire, scavare, perchè imagino che questo ruolo aspetti a coloro i quali hanno condiviso con Pagnanelli, nel bene e nel male, i suoi anni. Mi sembra quindi giusto, assennato, lasciare a poeti con i quali condivido solo il luogo di residenza, quindi il panorama, il privilegio di storicizzare la figura di Remo Pagnanelli.

Sulla base di queste considerazioni e con la curiosità del semplice ascoltatore ho partecipato al convegno organizzato a Macerata il 19 ottobre 2007 per ricordare, a 20 anni dalla morte, la figura del poeta maceratese. “In quel punto entra il vento” è stato il titolo della manifestazione, coordinata da Guido Garufi, Filippo Davoli e Sabina Pagnanelli, sorella dello scrittore scomparso. Un folto gruppo di intelletuali, poeti e critici letterari si è incontrato e ha proposto visioni diverse e approfondite nell’auditorium dell’ex Asilo Ricci: quelli della generazione di Pagnanelli come Francesco Scarabicchi, Leonardo Mancino, Andrea Di Consoli, Maria Lenti, Umberto Piersanti e Massimo Raffaeli introdotti da Guido Garufi e quelli più giovani come Andrea Ponso, Massimo Gezzi, Danni Antonello, Gianfranco Fabbri, Roberto Galaverni, Andrea Gibellini, Daniele Mencarelli, Stefano Simoncelli, Giancarlo Sissa, Lucia Tancredi e Massimo Sannelli introdotti da Filippo Davoli. Oltre ai tanti interventi è stato presentata una nuova raccolta di testi di Pagnanelli inseriti nel volumetto Scritti sull’arte edito da Vicolo del Pavone – Piacenza e curato da Amedeo Anelli.

Nella sessione pomeridiana ho avuto la possibilità di ascoltare diversi interventi e apprezzarne alcuni: quello di Massimo Gezzi e in particolar modo quello di Massimo Sannelli che ha tracciato una complicata nuova lettura sulle motivazioni poetiche di Pagnanelli. Tra l’altro va ricordato come Sannelli sia stato l’unico a citare l’ultima antologia di poeti maceratesi contemporanei, quella intitolata L’opera continua, edita da Giulio Perrone e curata da Giampaolo Vincenzi: non certo un bel segnale, così come è apparsa a tutti strana, e abbastanza imbarazzante, il mancato invito delle più importanti voci nuove della poesia maceratese come appunto Vincenzi o la vincitrice del Nodo Sottile 4 Renata Morresi.

Ho l’impressione che alla fine Sannelli ha proprio ragione nel suggerire di puntare il dito verso i mercanti (di versi) che stanziano sotto la loggia perchè in fondo, a parte le celebrazioni, dall’epoca di Pagnanelli ad oggi, poco è cambiato. Ci si ritrova sempre a coltivare l’illusione di un evanescente funzione primaria della poesia, sempre a grattare la crosta della supremazia culturale, sempre a dividere anzichè unire, sempre a sussurrare maldicenze anzichè creare. Sempre, sempre, sempre ad accorgersi che chi scrive è spesso mille volte più squallido della poesia. Ciò che si è perso non è l’etica della poesia ma più tragicamente l’etica del poeta. Lo scrive uno che crede ancora nell’onestà dei rapporti umani.

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Una Risposta to “In quel punto entra il vento, convegno in ricordo di Remo Pagnanelli Macerata 19 ottobre 2007”

  1. Daniela Says:

    Caro Alessandro,
    Macerata è provincia, piccola, piccola, piccola e quelli che vengono definiti gli “intellettuali”, tutti, non escludo nessuno, sono autoreferenziali a loro stessi e alla loro matrice culturale e ideologica. Non ho partecipato all’incontro. Impegnata in Università e a scuola (e lì sì che è una bella fatica per far passare “la parola”).Non ho conosciuto, Pagnanelli, pur essendo della mia generazione neanche da ragazzo e come dici tu, forse ci siamo incrociati con i libri di scuola sotto il braccio o quelle poche volte che mi era permesso andare a fare le vasche per il Corso, poi io ho frequentato Urbino e…la Macerata dell’Associazionismo Cattolico. Ricordo però bene il giorno della notizia della sua morte, non perchè lo conoscessi come poeta, ma perchè quel giorno era il mio compleanno e gli anni erano gli stessi, per quella disperazione verso la vita mentre io festeggiavo con in braccio mia figlia perchè avevo scelto di dare la vita.
    E’ la vicenda umana che mi ha poi fatto leggere alcune sue poesie che sembrano essere il cammino verso quella scelta tragica: “Mi godo questa luce ultima della fine senza fine…”.
    Nel tuo post parli di etica del poeta, ma spiegami dov’è l’etica? E se il poeta oggi, come io credo, non è colui che è estraneo al mondo come può non assumere quello che lo circonda? Dov’è l’etica nei rapporti umani? Fintanto che ognuno di noi crede sempre di essere “il puro” e il male e il brutto è solo negli altri credo sia difficile cercare lealtà nei rapporti e poi che si intende per etica? Sai anche su questo sarebbe da capire: quale etica? Spunti di riflessione nella domenica di fine orario legale. Un saluto Daniela

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