L’epica del calcio che fu nei racconti di Futbol di Osvaldo Soriano

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Il calcio mi interessa sempre meno, lo vedo solo se c’è una partita speciale e seguo giusto qualche calciatore originale dell’attuale mondo del pallone. Da ragazzino passavo pomeriggi interi a giocare sul cortile delle scuole di Colmurano, oppure nel garage sottocasa con la volontà di rendere epiche quelle ore, emulando giocatori nei quali riponevo addirittura il mio stato d’animo. La domenica pomeriggio andavo sulle ventose e gelide gradinate a vedere la prima squadra della società nella quale giocavo (l’Urbisaglia o il Colmurano) e l’atmosfera era di grande divertimento. Si guardava la partita ma si ascoltavano anche le radioline che trasmettevano le partite della serie A e ci si sfotteva in un dialetto stretto, si inventavano improbabili insulti per l’arbitro, si attendeva tremando dal freddo la fine delle partite. Ora tutto questo, a me sembra, che non esista più.

Oggi esiste un’economia diffusa che condiziona il calcio in ogni suo aspetto ed in ogni sua categoria, la violenza dentro e fuori gli stadi tiene ben lontano gli sportivi veri, i calciatori simbolo, quelli nei quali i ragazzini si identificano, sono pochissimi e nemmeno aver vinto l’ultimo mondiale ha rilanciato positivamente lo sport più seguito dagli italiani. Nel tentativo di riconciliarmi con tutto il mondo del pallone, e dopo aver letto una bellissima intervista di Gianni Mura a Enzo Bearzot, grande vecchio del calcio italiano, ho deciso di leggere un libro che parla di leggende, epica ed eroi: Futbol di Osvaldo Soriano.

Soriano ha scritto di arbirtri che dirigevano partite in fondo al mondo (la Patagonia) con la pistola invece del fischietto, di allenatori che attraversavano la storia e incrociavano i loro destini con quelli delle rivoluzioni, delle guerre, dei dittatori e deglio oppressi, di calciatori che facevano dell’onestà la prima delle virtù calcistiche, di vecchi tifosi che scandivano le immobili giornate seduti su una sdraia davanti alle prime televisioni a colori senza perdersi nemmeno una partita dei mondiali del 1982 e del 1986. Soriano scrive di futbol come Chrétien de Troyes scriveva di cavalieri erranti e di interminabili viaggi alla ricerca del Graal.

Ci sono due, dei diciannove racconti, del libro che mi hanno però emozionato oltre ogni modo: il primo parla di Obdulio Varela, capitano della nazionale uruguayana che nel 1950 conquistò in Brasile, al Maracanà, contro la nazionale padrona di casa, la seconda coppa Rimet per la sua nazione. Il film di quella partita, raccontato da Obdulio in prima persona, Soriano lo scrive come una cronaca millenaria, la folla dello stadio più grande del mondo sembra identica alla folla del colosseo. E alla fine come nelle belle storie di calcio, il piccolo Uruguay fa sprofondare la corazzata verdeoro nel più profondo degli incubi e con essa tutta una nazione.

Il secondo racconto che mi ha esaltato, a metà tra il verismo e il surreale, si intitola Il rigore più lungo del mondo e racconta, al contrario del primo, una vicenda del calcio sommerso dove all’ultimo minuto dell’ultima partita si dedicono le sorti di un campionato di provincia. La squadra campione che si riconferma campione da anni contro la sorpresa delle sorprese che ultima da sempre, in quell’anno le vince tutte. I campioni devono vincere obbligatoriamente, alla squadra di brocchi basta un pareggio ma all’ultimo istante un arbitro non proprio imparziale decreta un rigore dubbio a favore dei campioni. Al momento della battuta però l’arbitro viene colto da un attacco di convulsioni e sviene. Si dovrà attendere una settimana per poter ribattere il rigore in modo regolare e in questa settimana il portiere dei borcchi viene allenato da tutti gli abitanti del paese che uno alla volta vanno a calciare rigori verso il loro estremo difensore.

Futbol è l’epopea di uno sport che non esiste più, la fuga a ritroso verso un periodo eroico quando non esistevano i diritti tv e le veline, quando ciò che contava accadeva solo sul campo. “Tecnica zero, potenza tanta… compriamolo!” come disse uno dei più grandi teorici del calcio che io abbia mai conosciuto.

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Una Risposta to “L’epica del calcio che fu nei racconti di Futbol di Osvaldo Soriano”

  1. Anonimo Says:

    il mitico DUMIII”

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