Poesie funebri, e morali di monsignor Giovanni Ciampoli. Il mio primo libro antico

ciampoli.jpg 

Il primo libro antico della mia collezione l’ho comprato più di dieci anni fa e da allora non mi sono più fermato. La mia passione per i libri stampati prima dell’800 è un poco strana, iniziata per caso poi diventata occasione di riflessione personale e grande rifugio per i momenti bui. Purtroppo le mie finanze mi obbligano a non eccedere anche se a volte faccio piccole pazzie. Quando vado all’estero cerco sempre qualcosa e l’obbiettivo insano è quello di inseguire testi antichi in italiano nelle librerie di Charing Cross a Londra oppure nei mercatini nascosti ai lati della Cale Larga di Zara o ancora nell’impolverata libreria che sta sulla salita che porta alla città alta di Coimbra.

Eppure l’affetto che provo per il mio primo libro antico è davvero smisurato, le Poesie funebri e morali di Monsignor Giovanni Ciampoli sicuramente stampato a Venezia nel 1662, diciannove anni dopo la morte dell’autore (notizie riportate alla pagina 286 delle Memorie istorico critiche dell’Accademia de’ Lincei e del Principe Federico di Baldassarre Odescalchi).

Giovanni Ciampoli era un brillante ed influente prelato nato a Firenze nel 1589, fu accademico dei Lincei, poeta apprezzato, segretario dei papi Gregorio XV e Urbano VIII  da cui otenne un canonicato; veniva definito l’eminenza grigia della segreteria di stato vaticana. Amico e grande sostenitore di Galileo Galilei, perse tutti i vantaggi della sua posizione quando nel 1633 lo scienziato fu riconosciuto colpevole di “aver tenuto e dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture”. Monsignor Ciampoli fu quindi costretto a lasciare Roma e stabilirsi nelle Marche dove presumibilmente visse fino alla morte avvenuta a Jesi nel 1643.

Il libro ora in mio possesso ha una legatura coeva in pergamena. Al suo interno ci sono lunghe poesie in rima, alcune con immagini innovative e crude per l’epoca, altre auliche e serene; tutte pervase da una costante ricerca estetica che a volte si trasforma in leziosismo. La mia preferita, anche per ragioni geografico sentimentali si intitola Canzone al fiume Potenza nella Città di San Severino e tesse le lodi del fiume che ora, dopo quattro secoli, somiglia più ad un torrente ma nel ‘600 doveva essere sicuramente più bello e ampio. Il Potenza sembra affascinare Ciampoli che lo paragona ai grandi fiumi del mondo e utilizza pomposamente metafore e simboli anche della classicità greca, San Severino invece è descritta come una città fiorente dove gli abitanti sono accoglienti e vivono in un contesto sociale sereno.

Il libro lo trovai su una bancarella di Macerata e all’epoca lo pagai 40 mila lire, lo annusai, lo sfogliai con delicatezza e poi lo acquistai senza pensarci troppo; anche se non è il pezzo più pregiato della mia collezione, oggi lo conservo come fosse una reliquia (forse lo è davvero), a volte passo intere nottate a leggerlo e rileggerlo, girando ogni pagina convinto di trovarvi ogni volta qualcosa di nuovo magari i passi di Ciampoli che percorrono i palazzi vaticani per andare incotro a Galileo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: