Ogni promessa è un debito… anche quella dell’assassino

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E’ il primo film dell’anno solare in barba* alla folla dei panettoni di natale, il film del primo gennaio che non lo mettono nemmeno nel pomeriggio perchè i vari natali e le varie mogli e i vari sottocomici prendono lo spazio che una massa informe e decadente chiamata nazione o mercato che dir si voglia (c’è poi così tanta differenza oggi?) richiede silenziosa per evitare di ricordarsi che sta de-cadendo. Il film di natale è La promessa dell’assassino di David Cronenberg e ho atteso per vederlo una mezz’0ra (ero arrivato in anticipo) in piedi defilato vedendo sfilare nella multisala mille e più automi che entravano o uscivano abbastanza lobotomizzati dai film natalizi.

La promessa dell’assassino è un film crudo e spietato interpretato dal sempre meno anelloso Viggo Mortensen e da uno sbellucciato Vincent Cassel. In mezzo a loro c’era la bianca Naomi Watts che pareva sperduta dalla virilità nuda dei corpi e delle facce. La mafia russa spella una Londra dove i magnati comprano le squadre di calcio e tanta tanta gente, dove i ristoranti tipici cosparsi tutti da una luce siberiana sono copertura per traffici di armi droga e carne (umana). In fondo questa invasione negativa dell’occidente è simbolo di poca credibilità, di poca autostima e di un’arretramento culturale dell’Europa. Per fortuna esiste anche una invasione positiva che contrapposta a quella della criminalità appare assai più imponente e necessaria, quella della forza lavoro che appunto dipinge con una luce nuova le nostre lande civiliste.

Cronenberg sceglie la violenza per scuotere in noi l’antiviolenza, sceglie il grigio per farci desiderare il verde e l’azzurro, sceglie la morte cruda dei corpi spezzati e tagliati e tatuati e arrossati dal sangue scuro per farci amare la vita dei cordoni ombelicali recisi e insanguinati dello stesso colore, forse per ricordarci che in fondo non c’è poi così tanta distanza fisica tra vita e morte, la distanza sta tutta nella mente degli umani, in quel libero arbitrio che edifica il muro tra bene e male.

Da tempo il regista canadese ci sbatte in faccia l’idea del doppio e dei suoi confini labili, ci smuove, tenta di elettrizzarci, ci dà la scossa, spinge l’osservatore dentro se stesso e l’osservatore esce dal film (non solo dalla sala) che se la sente addosso la violenza, esce sapendo che puo essere violento, che quel confine per conoscerlo deve essere studiato. Cronenberg, missione compiuta; ora noi siamo più cattivi e anche molto più buoni, per gli altri, quelli dei film di natale, c’è poca speranza. Sono sempre più crudeli verso i prossimi e se stessi ma non lo sanno e cosa più grave scelgono sistematicamente di non sapere.

* avrei voluto tanto utilizzare “in culo” a sostituire “in barba”

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