La tribù dalle pupille ardenti, prima serata 7 gennaio 2008. Tema: la quotidianità

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E’ iniziata il 7 gennaio 2008 la quinta stagione della bottega di scrittura La tribù dalle pupille ardenti, che curo per il comune di Macerata e che tante persone ha visto passare durante le sue serate. Quest’anno ci si è spostati dalla galleria degli antichi forni (sede storica della bottega) ad un meno evocativo locale del comune adibito durante i pomeriggi a corsi e cose del genere promossi dall’assessorato ai servizi sociali. Ne abbiamo perso in atmosfera ne abbiamo guadagnato in autonomia. Per questo quinto ciclo di incontri abbiamo scelto dei temi sulla base dei quali sviluppare poi le discussioni e quindi la scrittura. Il primo tema dell’anno era la quotidianità.

Per la prima sera della Tribù ci siamo trovati in 14, alcuni tra i fondatori (Marco Di Pasquale, Lara Lucaccioni, Christian Baleani) qualche frequentatore abituale (Daniele Donati, Manuel Caprari, Sara Massei, Loretta Grassettini, Sonia Trippetta), qualche assente gisutificato che però ha voluto comunque mandarci via email i suoi testi per la serata e anche 5 nuovi interessati che si sono mostrati comunque curiosi dell’esperienza.

Come spesso accade ho introdotto il tema del quotidiano facendo una piccola introduzione. Per svolgere il discorso ho utilizzato come primo stimolo Il corriere della sera; il quotidiano storico che storicizza gli eventi e subito è iniziata una disquisizione tra i presenti su quale fosse il tempo della quotidianità. Come secondo stimolo ho utilizzato il pane, facendone girare un po’ tra i presenti e chiedendo loro di condividerlo. In questo modo, facendo riferimento al Padre nostro ho voluto focalizzare l’attenzione anche sull’aspetto mistico e divino del quotidiano. In ultimo mi sono avvalso della bellissima poesia Leggero masochismo/se continui a stirare senza l’asse… di Elisa Biagini presente a pagina 17 del libro L’ospite (Einaudi 2004).

A questo punto la discussione si è davvero accesa ed è durata per più di un’ora toocando come al solito vette altissime e profondità estreme (questo è tipico della Tribù), il concetto di tempo relativo al quotidiano ha aleggiato per la prima parte ma poi sei è virato verso l’idea del quotidiano come vincolo o come sicurezza, quindi ci si è addentrati nel tentativo di discernere un quotidiano fatto di azioni ed oggetti da un quotidiano fatto di desideri e/o diffcoltà. L’ultima parte come mi aspettavo è stata tutta incentrata sulla spiritualità del quotidiano e su quanto esso possa essere vissuto persino come esperienza mistica. Ultimissimo argomento della discussione è stata l’operosità quotidiana, quella del lavoro che ha comportato gli inevitabili contrappassi della fuga o dell’ozio. Al termine della discussione Come sempre accade ci si è prodotti in una ulteriore ora passata tra scrittura e lettura. I testi, come sempre di alto livello, hanno confermato l’idea che il confronto anche senza “maestri” alla fine aiuta. Di seguito potete leggere le poesie scritte da Daniele Donati, Lara Lucaccioni e Marco Di Pasquale

QUOTIDIANITÀ (Daniele Donati)

L’odore persistente
lieve e grave
sopra e sotto i passi
di esploratori felici, insoddisfatti
profumo e puzza di sassi
che trovi, lanci, in cui inciampi
in questa o in un’altra città.

RISVEGLIO (Lara Lucaccioni)

 

Troppo calda l’acqua stamattina

mi svapora nei pensieri secchi

di domande all’amo che mi pasce.

Sto aggrappata e il labbro si rigonfia

spingo l’occhio a domandare tregue

dallo specchio che scartella albe di me.

Respiro e non controllo, rinchiudo rughe

a mastice rappreso. Chiedo al gatto

pareri sulle scarpe rosse. Ed esco.

FOSSE AGILE IL SALTO (Marco Di Pasquale)

dovessi perdere l’angolo

d’allaccio all’asfalto

fosse rapido sfumare

nello specchio di nebbia

a fondo discesa

 

si presenterebbe

a lato d’occhio

il pericolo

che s’imbosca muto

nei perimetri ostili

di orti condominiali

a compagnia delle muffe

nei trucioli di tempo

che il giorno ci scarta

 

fosse agile il salto

in abbracci amplificati

in parole scrollate

dai termosifoni

un passo dietro l’altro

su intimi marciapiedi

 

(Loretta Grassettini)

Mi beve la bocca il caffè

mentre intreccio per sempre

il dito alla spugna.

Già vista quest’acqua che scroscia ;

e  vi chiedo di lasciare molte cose che ancora

…… vi rendono schiavi

Dimentico accesa la luce

la scodella del cane o dei miei cereali.

 

TUTTIGIORNI (Sara Massei) 

“La distanza tra 2 fatti
È noia al quadrato.”
Lo dice il giornale
E il pane che preghi alla tv.

Mille vasi all’orlo
di tinte e dolori:
gli altri giorni sono pause
che colano fuori.

Spingi le briciole a terra
senza lo stupore
Di sentir crescere
dal tappeto-le mie viole.

COME RIFOSSE ADESSO (Christian Baleani)

il pane e la penna incistata

e i panni nel cestone

hanno l’odore del giorno passato

a farsi passare addosso le ore

come rifosse adesso

e controesodo d’innocenti evasioni

in fazzoletti a essiccare lunedì piene a girare

per il pane e la penna e i panni

hanno l’odore d’oroscopi scaduti

 

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