L’istinto a capire gli umani, l’arte profonda della pittrice Francesca Gentili

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Ho conosciuto Francesca Gentili in una mattina di marzo del 2004; ci avevo parlato qualche mese prima per telefono cercando di invitarla a parlare della sua arte durante una delle serate della bottega di scrittura, ma lei reticente e poco incline al parlare di se in un primo tempo aveva rifiutato. Poi dopo qualche insistenza riuscii sempre telefonicamente a illustrarle l’informalità del suo intervento alla  serata della Tribù e lei mi invitò ad approfondire la cosa, parlandone a quattr’occhi direttamente nel suo studio. La mattina che la incontrai rimasi immediatamente stupito dal poter associare il nome ad una persona fisica e così facendo mi resi conto di conoscere la persona fisica (non la pittrice) da almeno dieci anni, dato che abitavamo e continuiamo ad abitare nello stesso quartiere di Macerata a non più di 100 metri di distanza l’uno dall’altra.

Francesca mi accolse nel suo studio sorridente come spesso, non sempre, lei è ed io ebbi la fortuna di entrare in un luogo che, almeno per me, sembra una commistione tra una stazione ferroviaria, un laboratorio alchemico, una galleria d’arte. Sui muri della prima stanza dello studio Francesca sono appesi alcuni suoi dipinti datati e imponenti, quelli del periodo in cui lavorava sulla poetica della comunicazione a distanza e della solitudine di essa. Poi attraverso una tendina si oltrepassa la realtà e si entra nel regno magico dei colori e delle sfumature. La secona stanza. Quella che Francesca Gentili utilizza come camera di posa per scattare le foto dei suoi soggetti, quella dove dipinge, dove ascolta musica; e proprio quella mattina ascoltammo, parlando di tutto per più di due ore filate, tutta la Traviata.

Mi sono subito trovato con Francesca Gentili, perchè lei è un’artista vera, complessa, profonda e istintiva. Non è assillata dall’autopromozione, anche perchè a differenza di altri non ne ha bisogno. E’ invece tutta concentrata sulla tecnica pittorica di cui possiede ogni tassello e sulla scelta delle tematiche da rappresentare su tela. Francesca fa parte di un circuito di artisti professionisti che tende verso una sprovincializzazione del concetto di territorio e di umano, infatti non siamo di fronte ad un’artista marchigiana, siamo di fronte ad un’artista e basta, che ha esposto a Pechino , Roma (biennale dei giovani artisti europei), Firenze, Spoleto (al Festival dei due mondi) e nelle più importanti gallerie di tutta Italia.

Ciò che però mi colpisce, oltre alla vicinanza umana, di Francesa Gentili è la sua capacità tutta artistica, per certi versi geniale, di tirar fuori l’incoscio delle persone ritratte. Quando Francesca dipinge lo fa su due livelli; uno tecnico e visibile, uno tutto introspettivo che mette in gioco (chi sa poi se lei se ne rende conto?) la sua capacità istintiva di comprendere i soggetti ritratti. Francesca Gentili coglie e rende la parte più nascosta degli esseri umani, quella che essi stessi per convenzione cercano di celare. Per questo avevo un gran timore nel farmi ritrarre da lei, ci ha messo 3 anni a convincermi, ed avevo ragione. La tela dove sono impresso denuda la mia malinconia, la mia rassegnazione alla ricerca di qualcosa in più che forse non c’è. Per fortuna però quel qualcosa in più ogni tanto lo ritrovo nei quadri di Francesca Gentili.

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