Seconda serata della Tribù. Il ritmo, di e con Maurizio Carbone 21 gennaio 2008

maurizio-carbone.jpg 

Un ospite d’eccezione per la seconda serata della bottega di scrittura La tribù dalle pupille ardenti: Maurizio Carbone, percussionista partenopeo di fama internazionale. Per l’occasione anche un gruppo di presenti più folto rispetto alla serata d’apertura di questa quinta stagione. Infatti 19 coraggiosi, tra i quali anche l’assessore alla cultura del Comune di Macerata Massimiliano Bianchini, hanno assistito alla breve ma strabiliante introduzione al tema fatta da Maurizio Carbone. Il nostro ospite ha davvero ammutolito tutti tirando fuori dalle sue sacche, manco fossero un cilindro magico, alcuni strumenti provenienti da più parti del mondo: Africa, Giamaica, sud est asiatico; e poi la magia è arrivata davvero quando ha cominciato a suonarli. Il tamburo del vento con la sua fedele riproduzione sonora di un fenomeno naturale ha fatto strabuzzare gli occhi e le orecchie a più d’un poeta, così come il suono dolcissimo e insinuante dello strumento giamaicano di cui non ricordo il nome ha fatto alzare più volte lo sguardo verso il soffito cercando il cielo anche laddove il cielo non era visibile.

Una prima parte di serata davvero emozionante che si è protratta per più di un’ora con la successiva discussione sul ritmo sia come concetto in se, sia come riferimento dello stesso all’arte poetica. Daniele Donati ha letto alcuni passaggi tratti dal libro Filosofia della musica di Giovanni Piana dove Curt Sachs illustrava quanto il ritmo sia un’idea che va ben oltre i luoghi comuni, basti pensare a come si utilizza questa parola per dare un’accezzione positiva ad altre arti quali il cinema o l’architettura. Come sempre gli interventi si sono susseguiti tra profondi spunti e battute (Christian Baleani, Matteo Chiurchiù e Gianluca Del Papa) degne del miglior Groucho Marx.

Infine si è scritto e la scrittura è tornata a prendere il sopravvento con la passione che contraddistingue chi partecipa alla Tribù da anni e la curiosità di chi invece ci capita per la prima volta. Testi molto interessanti, alcuni di ottima fattura, un solo foglio è finito nell’angolo della poesia (il posto dove si buttano le poesie che l’autore non vuole leggere in pubblico). Mi è sembrato persino giusto leggere alcuni versi di Campana che per ritmo non era secondo a nessuno. Ovviamente è stato inevitabile rifarsi alla metrica, che appunto determina spesso il ritmo della poesia, e al verso ritmico per eccellenza: l’endecasillabo al quale la lingua italiana deve tanto. Siamo arrivati a dire che gli italiani songnano persino in endecasillabi, nagari senza rima baciata.

(LARA LUCACCIONI)

Chiedimi la cura delle lenzuola

caste, del pane che aspetta la lama,

del corpo cavo che lava l’abbraccio

nel censimento delle cicatrici

Mi hanno offerto al banco delle risposte

a domande non formulate, a fughe

di silenzi, come pensieri e colpe,

che mi svaporano e schiacciano ancora.

 

LA TARA (Christian Baleani)

adolescente in guscio d’angoscia asciughi

e rovesci vernice d’afriche verdi

e vermigli in endovena

sull’inverno e la fretta di frutti

di polpa porporina

a sperperarti e perpetuarti

in arti e colpe e ferite aperte

ai fari feroci di cristi chitarristi

urlavano il riscatto non richiesto

ai castelli della tua castità

e cuore stitico di battiti a tempo

e che tempio fa il sangue a singhiozzi e discese

e il tonfo a levare fiato alla lingua

l’inciampo tra i denti e le sillabe allunghi

ancora  impiccate ringhiate in gusci

di parole peccate e più che poche son prove

tentate e tante

metà che non fanno un intero

 

(Loretta Grassettini)

Denso

cado

il passo

indietro l’un l’altro

pesto

sperando

che tutto torni

E strappa

d’impatto

romba dentro

batto

e frullo

e non sento.

E’ solo

l’acqua che torna.

 

ATTRAVERSO (Giuseppe Morici)

 

Attraverso strade;

alterno i miei passaggio oltr i confini,

vivo in ombre di luce

al ritmo di una fiamma verso il cielo.

 

Interseco confronti, nutriti di poesia;

convengo a voi con rinnovata gioia

odoro nuove essenze, nuovi fiori;

assaggio nuovi frutti

e pongo nella terra ignoti i semi.

 

Penetro sensazioni;

attingo luci al buio del pensiero

che irrompono dal petto all’emozione.

 

Vibro al ritmo del suono;

risacca di armonie senza confini.

 

E in quest’andar m’avvince

romantico un bisogno di silenzio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: