Tropico del cancro, letto e discusso dal gruppo di lettura di Mogliano 11 marzo 2008

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Stavolta il gruppo di lettura di Mogliano non ha gradito. Infatti la sera dell’11 marzo a discutere e condividere i pareri su Tropico del cancro di Henry Miller eravamo soltanto (si fa per dire) in 7. Personalmente avevo letto il romanzo di Miller un bel po’ fi tempo fa, credo nel ’97 e all’epoca lo affronati pensando davvero di trovare un libro pieno di erotismo e sensualità. Mi scontrai invece con pagine e pagine crude, una scrittura senza filtri. Per nulla sensuale, per nulla eorotico. Semplicemente crudo.

Quindi rimasi deluso, non c’era nulla di ciò che cercavo ma a ripensarci adesso la delusione era sbagliata perchè stavo sbagliando posto dove cercare. Tropico del cancro già dalle prime pagine ci mette subito le cose in chiaro. Addirittura è Miller stesso a scriverlo “questo non è un romanzo, è un libello, un affronto”. Infatti all’epoca era davvero un affronto alla borghesia europea che si faceva grassa a cavallo tra le due guerre mondiali. Eppure va ricordato che mai come in quel periodo i costumi erano facili, soprattutto nell’ambiente artistico delle capitali della cultura europea: Parigi e Berlino.

Ora le peripezie sociali descritte da Henry Miller sembrano zucchero e miele rispetto a ciò che la televisione ci lascia vedere anche a l’ora di cena. Soltanto che lo scrittore americano fa arte rendendo trasparente la trasgressione, trasformandola in vita mentre l’attualità ha a che fare con la trasgressione, con il sesso in maniera assai più perversa, mascherandola tra ironia e paillettes, sfumandola con stacchetti musicali, velandola di veli infimi messi lì solo per essere pruriginosamente strappati con il pensiero. Quindi in assoluto più ipocrita. Miller è uno scrittore difficile, perchè colto, profondo, capace di disseminare il libro di citazioni letterarie e musicali.

La discussione del gruppo di lettura di Mogliano si è così appoggiata a questa volonta di comprendere il fine della scrittura e delle immagini trasgressive. In fondo ci si è soltanto meravigliati della vita al limite scritta da Miller, semplicemente meravigliati a volte persino con una certa tenerezza. Ma il sesso in Tropico del cancro non è puro divertimento, ci sono paragrafi e pagine dove sembra del tutto naturale la plurigamia eppure nelle stesse pagine, per volere dell’autore, nelle righe non scritte ma intuite si svela un contrastato senso di colpa. Non cerca redenzione, non ha nessuna voglia di essere redento questo libro, Tropico del cancro è pane al pane e vino al vino e non lascia nulla a  quell’immaginazione che spesso è assai più sudicia del reale.

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