Il Cielo, tema della Tribù dalle pupille ardenti del 14 aprile 2008

Lunedi 14 aprile 2008, data che verrà ricordata per ben altri miseri eventi, la Tribù si è riunita per parlare e scrivere del cielo. E’ stato il settimo incontro per questo 2008 e per qualche motivo eravamo in dodici, che fondamentalmente è la media di persone che quest’anno hanno voluto affrontare questa esperienza. Il tema del cielo appunto era abbastanza ampio, anche se a me è sembrato particolarmente plumbeo eppure è stato importante e bello parlarne e scriverne. Come spesso accade quest’anno la discussione si è protratta per un bel po’ di tempo (forse troppo tempo) secondo alcuni ed è una critica costruttiva che mi appare giusta, cercheremo di migliorare.

Abbiamo discusso su temi davvero alti (in questo caso) altre volte avrei detto profondi. E tra le riflessioni fondamentali della Tribù la prima è stata sena ombra di dubbio (per me) quella sulla necessità di sentirsi umili nei confronti del cielo. Un concetto di infinito che ha pervaso gran parte della discussione ma al quale per certi versi si è cercato anche di ribellarsi. Un po’ come da sempre fanno gli esseri umani. Però poi questa sensazione di non finito ha lasciato spazio a ragionamenti più complessi e quindi più poetici fino ad arrivare ad affermazioni tipo “… il cielo è pesante come un coperchio… “. La Tribù ha quindi voluto sfatare questa idea buona e bella del cielo (é complessa la tribù) andando a cercare la fine del cielo, il suo limite. 

E’ stato bellissimo quando parlando siamo arrivati alla verità scientifica (che forse per noi era appannata) della limitazione del cielo, oltre il cielo azzurro o grigio nuvoloso o terso c’è lo spazio e quello sì ha una dimensione difficile da definire. Per fortuna degli umani quindi il cielo è finito ed è proprio il cielo (l’atmosfera) a rendere la vita possibile su questo pianeta. Appare più un miracolo questa fine che l’infinito stesso. Quindi mi appare giusto nella sua semplicità afferamare che il cielo “… è una striscia azzurra come un coperchio… ”

Il cielo è stato però anche luogo di tentativi, di moti d’animo, di esperimenti e di tendenza all’alto. Riflettendo tra me e me (ora mentre sto scrivendo questo articolo, non l’ho fatto durante la tribù) pensate a come sarebbe stata diversa la voglia dell’uomo di arrivare fino al cielo se il cielo fosse stato nero o incolore. Quell’azzurro, quelle sfumature di rosa e di rosso, quel giallognolo sbiadito ci hanno sempre irresistibilmente spinto ad andare a vedere di cosa si trattava. I colori ci hanno indotto alla sfida, senza di essi forse avremmo preferito il dubbio. Anche se nella Tribù stessa qualcuno ha scritto che tale “… sfida induce alla pazzia…”

Le mie esperienze personali col cielo sono poi abbastanza particolari, abbastanza problematiche. Associo ad esso superficialmente le mie vertigini, poi mi accorgo che quando volo in aereo non ho le vertigini, l’aereo stesso mi provoca in continuazione pensieri negativi eppure so per certo che solcare il cielo è l’unico modo, o forse il più breve, per arrivare dove spesso voglio arrivare.  Che strano timore il cielo per uno al quale l’astrologia ha assegnato il meno evidente dei segni d’aria… l’acquario. 

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Una Risposta to “Il Cielo, tema della Tribù dalle pupille ardenti del 14 aprile 2008”

  1. il cielo e te . Says:

    il cielo è il brano di una cantante estera – a dire il vero è italiana e canta italiana rivoluzionando la sua musica e lo stile del pop all’estero , ( pop internazionale) in un percorso inverso – estero italia veramente unico.

    te lo consiglio, si chiama Veronica Vitale
    è un brano spettacolare e penso si adatti bene ai tuoi pensieri

    ciao

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