6 giugno 2008 I figli della mezzanotte al gruppo di lettura di Monte San Giusto

Venerdi 6 giugno, con qualche giorno di comprensibile ritardo, si è finalmente tenuta alla Biblioteca Comunale di Monte San Giusto, la serata dedicata al primo libro che il gruppo di lettura aveva scelto e cioè: I figli della mezzanotte di Salman Rushdie.  Un libro sul quale avevo speso, durante l’incontro di presentazione svolto circa un mese e mezzo fa, molte buone parole creando probabilmente un’attesa piuttosto alta. Tant’è che appena ci siamo messi seduti, eravamo 14 persone, tutte donne a parte me e il caro Manlio che gestisce e coordina la biblioteca, si è subito rivelato un disagio forte. Nessuno aveva terminato il libro.

La ragazza che era arrviata più in là nella lettura, aveva raggiunto più o meno 450 pagine delle oltre 600 del libro e la maggior parte dei presenti si era bloccato più o meno dopo cento pagine. Di fronte a questo evidente insuccesso del romanzo scelto ho provato ad indagare le cause per capire la portata della delusione. In effetti le spiegazioni per un così basso riscontro sono state variegate e a volte anche piuttosto distanti l’una dall’altra. Qualcuno ha detto che le uniche parti apprezzabili erano le descrizioni, altri che poprio le descrizioni non erano piaciute. In molti hanno parlato di una scrittura pesante, di un raccontare spesso fine a se stesso.

Non è piaciuta sicuramente la scansione temporale del testo con le tanti parentesi, i tanti periodi lasciati e ripresi. Non sono stati apprezzati gli elenchi e le cosiddette parentesi. E alla fine la frase che più mi ha colpito e che mi ha permesso di intavolare una discussione è stata – Questo libro propone una continua descrizione barocca dell’accadere – Sì è vero, è tutto vero quello che i lettori di questo neonato gruppo di lettura hanno riscontrato rispetto a questo libro. Ma quella che loro hanno definito narrativa barocca in realtà non è altro che un utilizzo del narrare tanto complesso quanto complessa è la storia della Nazione Indiana prima e soprattutto dopo l’indipendenza dall’Inghilterra.

Da qui ho cercato di far comprendere al gruppo quanto la complessità della narrazione è importante in un romanzo e come forse il lettore moderno europeo sia un po’ troppo fermo, eurocentrico. I figli della mezzanotte bisognerebbe leggerlo pensando di stare in India, pensando di viaggiare da una parte all’altra di questa immensa nazione piena di contrasti, colori e profumi. Non avendo paura di perdersi, di lasciarsi andare all’inverosimile, al fantastico. L’epopea che Rushdie ci propone è leggenda e mitologia, è la stessa forma narrativa dei grandi poemi della storia letteraria. In fondo nessuno di noi ha mai pensato veramente che esistesse il ciclope di Ulisse, o che Dante avesse davvero incontrato Virgilio in un posto chiamato inferno e costruito in cerchi concentrici. Il lettore moderno, forse, ha perso la capacità di sognare. Non per colpa sua.

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