Fedeli alla linea (anche quando non c’è) Convegno ad Ancona 8 giugno 2008

Palazzo Camerata, Ancona, un pomeriggio di una domenica di fine primavera, calda, mentre la locale squadra di calcio si prodiga per tornare in serie B, va in scena un’altra sfida decisiva. Un nutrito gruppo di poeti di ogni età, uomini e donne, giovani, adulti, anziani e vecchi, si confrontano, anche scontrandosi, su un tema centrale come il centrocampo della nazionale: Ma esiste davvero una linea marchigiana? Gli organizzatori del convegno, i ragazzi di Nie Wiem, hanno inserito questo dilemma letterario all’interno del loro sacrosanto festival La punta della lingua, noi partecipanti abbiamo fatto la preparazione, poi gli allenamenti e quindi la sgambata defaticante per prepararci a cotanto evento.

Sulla scrivania della presidenza al centro, a dirigere il traffico delle parole, il bel Valerio Cuccaroni in camicia bianca che riflette i raggi solari e completo grigio estivo, mooolto chic. Alla sua destra un beffardo e magro Guido Garufi, più in là Massimo Gezzi: attento, attentissimo. Alla sinistra del bel Valerio, Umberto “Urbino” Piersanti e ai margini della presidenza il monumentale e critico (letterario) Massimo Raffaeli. In sala il resto del mondo. Così citando qualcuno in ordine sparso: Antonio Rizzo editore. il ruggiente Adelelmo Ruggieri, Franceso “Nostro Lunedì” Scarabicchi, Maria Lenti, Maria Grazia Maiorino, Alessandro Catà, Cristina Babino, Giampaolo Vincenzi, Lara Lucaccioni, Davide Nota, fidanzate varie annoiatissime, Natalia Paci anche nella veste di fotografa, Barbara Coacci, tutta Nie Wiem al completo, Luigi Socci defilato e sfiancato dall’organizzazione, fotografi da tutto il mondo compresa Rita Vitali Rosati e tanti tanti altri.

Fischio d’inizio; Cuccaroni introduce e si introduce, cita tutte le associzioni e gruppi esistenti, tutti i poeti da 0 a 99 anni poi passa ad antologie e riviste, dimenticandone una; intervento di Scarabicchi a gamba tesa in difesa del “Nostro Lunedì”; intervento riuscito. Cuccaroni spazza in fallo laterale e lascia spazio ai poetoni; parte Piersanti per mezz’ora forse un po’ di più: la linea non esiste però qualcosa c’è, la storia della poesia marchigiana accomuna i poeti marchigiani, in fondo fa capire che lui è un bel pezzo di questa storia; Gezzi in seconda battuta, meno lungo ma convincente, presenta Porta Marina, ultima uscita, ultimo elenco dei poeti marchigiani, curato con Adelelmo che è in panchina. Per Gezzi la linea non esiste, esiste un comune denominatore geografico (annuisco). Tocca a Garufi che spazia lungo le mille pagine della sua strepitosa antologia del ’98. Ci sono tutti e tanti (io no, ero troppo piccolo e non avevo ancora nemmeno gattonato nero). Guido snocciola persino tutte le donne dell’antologia e sono tante, ma qualcuna inevitabilmente manca. Infine tocca all’eminente critico Massimo Raffaeli che non si sbilancia più di tanto, insomma sta linea è come il trucco deli maghi: c’è ma non si vede. Però anche lui snocciola l’elenco deli poeti che gli ha scritto un amico Cohen.

Poi le letture che intervallano gli interventi di cui sopra. Alex Catà, Maria Lenti, Cristina Babino e Super Francesco Scarabicchi. Tutti e quattro magistrali, certo Scarabicchi ha fascino da vendere, Babino legge fredda e spietata eppur perfetta, Catà meglio, molto meglio di tutte le letture che gli ho sentito, Maria Lenti per me è una new entry, letta spesso ma mai ascoltata prima e mi convince, ma come poteva non essere altrimenti. Ad ogni fine lettura un applauso, giusto, saggio, incoraggiante, anche se nel frattempo l’Ancona ha vinto e fuori da palazzo Camerata si scatena il carosello festante dei tifosi. I più pazzi tra di noi pensano che stiano faesteggiando il gruppo folto dei poeti marchigiani, ma qualcun’altro ancora sulla terra sa che non è vero e per pietà ci chiude la finestra così possiamo continuare a sparlarci.

Tra un intervento e l’altro si sta facendo sera e il sole non tramonta ancora perchè Ancona c’ha il mare a est; adesso sul calar del giorno e del convegno tocca a noi scarzacà, nell’ordine il bel Vincenzi che trona e torna sui temi della tavola rotonda maceratese di quindici giorni prima. La storia letteraria dice che una linea marchigiana c’è nonostane quello che ora voi dite qui. Piersanti interviene di testa, specificando che, lui non ha detto che, la linea che potrebbe esserci, non c’è. Momento d’imbarazzo piccolo e bislacco, riparte il buon Vincenzi ed io gli sono accanto, la penso come lui. Poi tocca a quell’under 18 apparente di Davide Nota che, essendo uno saggio, s’è preparato un testo scritto e forse ha un senso logico il suo intervento, preciso e lucido, magari un poco emozionato. Poi da piedi alla partita, in pieno recupero, tocca al sottoscritto, ma che voi dì dopo tutto questo? Come la cambi la partita? come pensi di incidere un tantì. Necessito di star seduto un po’ per l’emozione un po’ per la stanchezza e Gezzi premuroso mi concede spazio ma non una cerveza (mi avrebbe aiutato bere). Comincio piano quasi sottovoce e mi scappa un intervento in dialetto maceratese, stretto marchigianese, volutamente da contadì. Sparlo di soldi e di diseguaglianze, con il budget di Poiesis ce potevamo costruì quattro appartamenti… altro che la poesia de Depardieu e Preziosi. In sala scende il gelo, qualcuno s’alza e scappa (quelli che un po’ c’hanno magnato), qualcuno si dispera… – No, così no, non va, stai sbagliando. – sussurra incomprensibile dal fondo della stanza. Ma io continuo nel mio dialetto stretto, becero, da contadì refattu. Vedo davanti a me Garufi che ride e sono contento, è un’altra scala a chicciola che offro, magari stavolta va a buon fine. Affronto il tema della linea come se fosse na vergara tutte curve, io penso che non c’è una linea ma la poesia di questa regione è tanta e prima o poi qualcuno se ne accorge, ma ciò che manca, davvero che ci manca, è quella moralità diffusa, la non competizione, la voglia di stare insieme. E poi alla fine tornando all’italiano dico quello che sento che i due maestri che mi mancano non li incontrerò mai, sarebbe stato bello, come è stato per voi, passare del tempo con Franco e Remo; avrei imparato tanto.

In fondo che ce ne frega della linea marchigiana, di chi scrive meglio? A che serve farsi il sangue amaro che tanto noi non lo sapremo che fine faranno i nostri versi; intanto fuori s’è fatto notte, dovremmo andare a cena e poi a sentire Riondino che legge Scataglini. Mi fermo, smetto di parlare arriva sto applauso lungo più di tutti gli altri, mi emoziono, ritorno a posto soddisfatto del calore, magari avrò scoglionato qualcuno, ma forse quel qualcuno farebbe bene a specchirasi che tanto ormai ha tutti i peli bianchi, anche sul pube.

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6 Risposte to “Fedeli alla linea (anche quando non c’è) Convegno ad Ancona 8 giugno 2008”

  1. GV Says:

    Bon, Seri. I complimenti per il tuo intervento anconetano, anche se appena hai iniziato mi sembrava sbagliassi. Ho da correggere che noi scalzacani siamo stati obbligati a parlare poco dopo tutta la trafila e che, a causa di quest’intoppo organizzativo, io non mi sono spiegato bene. Inoltre sono intervenuto dopo il giovincello che è stato bravo ma che si è permesso alcuni obbrobri logici divertentissimi. Per il resto nuntio tibi che mi sono rotto le scatole di parlare della linea, tanto tutti capiscono quello che vogliono o quel che fa più comodo e intrallazzano con chi vogliono o con chi fa comodo; concordo, dunque, con te nel chissene del tuo post. Vado a studiare la “linea ugrofinnica”. Stacci bene.

  2. luigisocci Says:

    che fatica. tutto il festival invero ma quel pomeriggio è stato davvero micidiale per il fisico e la psiche. chiedo scusa a tutti per eventuali (nemmeno tanto) anarchismi organizzativi, dimenticanze e indelicatezze. spero comunque che la “poetica” del festival, cioè quella di tentare un seppur timido allargamento del ristrettissimo pubblico della poesia (nonostante i poeti qualche volta) non sia stata del tutto compromessa. si fa quel che si può. ad alessandro, il cui intervento è stato imprevedibilmente esilarante e sottilissimo vorrei dire che si è lasciato sfuggire la possibilità di ascoltare (anche se di seconda mano) la “voce” del maggior franco cittadino e a giampaolo che i sacrosanti discorsi sull’etica non si possono disgiungere, in poesia, da quelli sull’estetica. è in questa sfera, nella fatica senza ricompensa di chi si sforza di produrre al proprio meglio un temporaneo dato di “bellezza”, che si manifesta l’etica di chi scrive e nel giudizio critico argomentato e scrupoloso, quella di chi legge. agiamo solo nell’ambito ristretto della poesia. per fortuna o purtroppo.
    un abbraccio a tutti.
    l.

  3. GV Says:

    Giustissimo Luigi.

  4. alessandroseri Says:

    Luì, ho ascoltato insieme ad alcuni nostri comuni amici (Sergio Sparapani e Andrea Nobili) i primi venti minuti della lettura, poi siccome non ero da solo ed ero affamato e, data l’affluenza, stavo in piedi, ho optato per andare a mangiare una pizza. Comunque sia (non a giustificazione) anche Maxim Gezzi e Adelelmus Ruggieri fuggirono contemporaneamente al sottoscritto. Una tra le cose più belle che conservo di Scataglini è il tuo racconto, il tuo essere guida quella sera all’ex mattatoio. Un giorno quando avrai tempo sarebbe bello parlarne a cena.

    Giampà, in ogni ambiente tutti capiscono quello che vogliono, specialmente in letteratura. Io però capisco che la tua presenza nel percorso di Licenze Poetiche è essenziale.

    Vi abbraccio tutti e due (anche se poi nel reale non ne sarei capace data la mia timidezza)

  5. Davide Says:

    Ciao a tutti dal giovincello apparente (in cantina ho il ritratto ad olio che invecchia al mio posto; al di là naturalmente della pancetta perchè al rosso piceno non c’è patto con il demonio che tenga). A me è parsa una bella giornata.
    Mi sono piaciuti tutti gli interventi.
    Non ho forse ben capito l’intervento di Giampaolo, dopo di me, ma probabilmente mi mancava qualche riferimento. In vero non ho capito neppure tanto le critiche a me riferite, ma davvero credo mi sia sfuggito qualcosa (e da questo qualcosa l’effetto domino). Sarà il caso di riparlarne o riscriverne? Vi va?
    Sarebbe magari interessante su qualche spazio raccogliere una rielaborazione degli interventi.
    Mi sono piaciute soprattutto le persone, con cui mi sono trovato molto bene. Una bella fisionomia generale. Mi è sembrato al di là delle vesti e dei ruoli sociali di ascoltare delle storie sincere, e quindi sono stato felice. E ho passato il viaggio di ritorno, in treno, a ricordare i volti e i sorrisi e le voci. E a rileggere il Porta marina di Adelelmo e Massimo con le voci e i volti degli autori.
    Mi piacerebbe inoltre sapere quali sono stati secondo Giampaolo i miei obbrobri logici.
    Il tono di questo “mi piacerebbe inoltre sapere” è di vera curiosità, e non vi è la minima sfumatura di ironia.
    L’intervento di Alessandro è stato simpatico e mi ha fatto sorridere, anche se non credo che il prendere in giro, maccheronicamente, il cosiddetto intellettualismo, sia una soluzione sempre valida (soprattutto in una fase storica in cui è prassi dominante, e di potere politico, utilzzare il maccheronico in funzione populisticamente anti-intellettuale).
    Riparliamone.
    Un caro saluto a tutti e grazie per lo scambio,
    Davide

  6. GV Says:

    Ciao Davidenota,
    questo è il mio indirizzo gvincenzi@email.it. Un grazie anche a te.

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