Tamburo a vento parole al vento, Macerata 5 settembre 2008

Con l’estate ormai agli sgoccioli, con il caldo che rallenta la voglia di fare, con una Macerata fuori dal coma dopo la pausa estiva e la relativa fuga verso la costa o altri luoghi, abbiamo passato agli antichi forni una nuova bellissima serata di poesia e musica. Qualche mese fa insieme a Maurizio Carbone, che era venuto alla bottega di scritura per far ascolatre ai poeti il suo talento, progettammo una lettura dei poeti della Tribù dalle pupille ardenti accompagnata dalle sue percussioni e dagli strumenti di Marco Cinque: poeta, musicista polistrumentista e chi più ne ha più ne metta. Alla fine giusto ieri questo piccolo progetto è andato in porto.

Davanti ad un pubblico consistente Manuel Caprari, Lara Lucaccioni, io e Marco Cinque abbiamo letto dialogando con la musica di Maurizio e di Marco stesso. Faceva caldo ma gli Antichi Forni si sono riempiti più del solito e verso le 21,45 Manuel Caprari ha iniziato la sua lettura. Manuel padroneggia ormai con buona tecnica il testo poetico e associa a questo uno stile ironico che aggrada e ammalia. Se si aggiunge poi una naturale predisposizione al palco allora si comprendono immediatamente i tanti appalusi e consensi che Manuel Caprari riscuote negli ultimi tempi.

Mentre le musiche si facevano sempre più coivolgenti e intense ha iniziato a leggere Lara Lucaccioni, molti testi inediti, molte belle cose nuove. Lara in una lettura più intima del solito, meno aggressiva, più morbida. Lara che si lascia ascoltare e si fa tenero il pubblico, si appende alle sue parole, si concentra e si insinua fin dentro alla musica che a quel punto si era fatta sinuoso tappeto e e sopra i tappeti cadevano i fogli sparsi della lettura di Lara e prima anche di quella di Manuel. Lara cresce, la sua poesia cambia pelle perchè non entra più nel corpo precedente e si fa più grande, è un percorso lungo che inevitabilmente porta buoni frutti.

Quindi è toccato al sottoscritto; ho fatto e detto inizialmente qualche sciocchezza giusto per confermare la mia vena sarcastica degli ultimi tempi, ho appoggiatto i cellulari su una cassa dell’amplificazione, proprio apposta, per vedere se qualcuno mi chiamava. Quindi ho assolto ad un compito inedito e cioè ho letto in pubblico una poesia non mia ma del signor Alessandro Principi che prima della serata mi si era presentato chiedendomi la cortesia di leggere il suo testo e così ho fatto. Infine ho cominciato a leggere. E l’inizio spero abbia suscitato la curiosità che il testo merita. Una poesia che parla di un ometto reale, vivo, decisamente poco raccomandabile, anzi un vero om’emmerda. La poesia in questione ha per titolo BASSO MALFATTO e presto la diffonderò maggiormente ma nel frattempo è bene che la curiosità monti.. Ho letto poesie che in un futuro non definito faranno parte di un gruppo chiamato PARODIO. Mi piace molto in questo tempo non sottostare alle regole della lingua, ne’ a quelle grammaticali, ne’ a quelle lessicali. Ho voglia di inventare e di sparlare senza freni. Dal pubblico sono arrivate post serata alcune note: la prima dovuta alla comprensione della lettura, purtroppo io non sono un bravo lettore, le poesie scelte sono molto complesse e la tammuriata suonata da Carbone e Cinque a volte sovrastava le parole, ma tant’è; la seconda, qualcuno ha fatto notare che sono pessimista e disilluso. E ci mancherebbe pure essere ottimisti e illusi in un paese alla rovina come questo; la terza, tutti mi hanno chiesto chi è il personaggio della prima poesia: gente fate uno sforzo, lo capirete.

La lettura è stata conclusa dal bravo Marco Cinque, una lettura assai bella perchè chiara e comprensibile nel ritmo e nei conenuti. Contenuti appunto che sono il centro dei testi di Marco, testi di denuncia, di impegno, sentiti e voluti. Poesie sulla scia di una forma poetica definita convenzionalmente poesia civile ma che, nonostante i tempi, vale la pena continuare a produrre e leggere e pubblicare. Molto molto bella, soprattutto abbinata alla musica, la poesia blues sul soldato americano che diventa reduce e poi serial killer. Un testo coinvolgente e potente con quel ritornello: – E’ la guerra, baby – che ti entra nella testa e te lo porti dietro per tanto. Alla fine gli applausi per tutti e i complimenti arrivati persino dall’ispettore siae contanto (tutto attaccato) di cartoncino di riconoscimento, un po’ confuso sul da farsi e sui nomi dei luoghi e delle associazioni: qualcuno gli aveva detto di venire lì perchè c’era una lettura organizzata dall’associazione culturale Antichi Forni, che dio ce li mandi buoni, o perlomeno competenti. Ovviamente la serata era all’interno del contenitore Macerata Estate e quindi organizzata dal Comune di Macerata.

Abbiamo concluso mangiando, bevendo e chiacchierando tanto, fno alle tre di notte, al Pozzo; parlando di poesia, di festivals, di grandi musicisti, abbiamo evocato più e più volte il grande Jack Hirschmann, abbiamo fatto il tifo per i titoli del Manifesto e incontrato una sfavillante FG in vestitino. E poi i saluti in piazza

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Una Risposta to “Tamburo a vento parole al vento, Macerata 5 settembre 2008”

  1. michele marinelli Says:

    questa me la sono persa. purtroppo. sono sicuro che è stata una serata splendida. un saluto.

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