In giro per il Mediterraneo (seconda parte)

C’è un’altra scia che ho seguito nei miei giorni mediterranei ed è stata quella perigliosa e crociata dei cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni che dalla terra santa fecero il viaggio contrario, iniziando il loro ritiro senza averlo mai realmente concluso. Così anche io senza troppa attenzione, una volta raggiunto il mio est ho virato pensando di tornare a casa e come per i cavalieri anche per me la prima tappa è stata l’isola di Cipro dove si dice sia nata venere su uno scoglio che ancora oggi luccica di sole e sembra uno specchio il mare. Cipro, l’isola con le tombe dei re, che invece erano mercanti e che fecero di Paphos la loro capitale. E poi i mosaici antichi e gli uliveti e il problema dell’acqua che manca. E tutte le case con i serbatoi sul tetto.

Da Cipro dove ci fermmammo per soli 18 anni, navigammo lenti fino a Rodi, attirati dal mito del colosso crollato per il terremoto e costruimmo la nostra fortezza e tutti gli ordini furono accolti e costruimmo case e chiese e grandi mura per difenderci dai mori. Rodi è bellissima e misteriosa, la roccaforte dove sostare, dove far riposar le spade lungo la via dei cavalieri dove a destra e sinistra alloggiavano le otto congregazioni di Alvernia, Aragona, Castiglia, Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Provenza. Per lungo tempo sostammo nell’isola greca tanto essa era bella e luminescente e calda e accogliente. Le mura del collacchio furono edificate ben salde e per secoli ressero lo scontro fino al 1522 quando coi suoi duecento mila scese sull’isola Solimano e noi in settemila, per sei mesi, lottammo fino a cedere per ripiegare ancora verso est. Di nuovo in mare, di nuovo un’altra isola: Malta.

Malta sembra un trancio di sud Italia se non fosse per la lingua e le fortificazioni, appena sono arrivato ho avuto l’impressione che fosse un rifugio, una specie di riparo per relitti e derelitti. Eppure non è così, è un’isola piena di misteri e i cavalieri dell’ordine finirono giusto qui il loro pellegrinare lungo il Mediterraneo, qui trovarono casa e la difesero come mai fu fatto prima. Arrivarono, i cavalieri, nel 1530 e iniziarono subito a costruire e fortificare ricordando l’assedio di Rodi; rendendosi conto di essere preda facile per i possibili conquistatori ottomani. E così fu; una mattina del 1565 si ritrovarono a dover affrontare un altro assedio. Il grande assedio di Malta durò per quattro mesi, fu tragico e leggendario, da una parte il comandante turco Dragut e dall’altra Jean de la Vallette. Stavolta i cavalieri di Malta resisterono nonostante l’enorme inferiorità numerica e alla fine l’esercito ottomano scelse il ritiro dopo aver perso più di 30.000 uomini. La capitale dell’isola prese il nome del suo condottiero e La Valletta si trasformò coi secoli in una città fortificata e affascinante, dove persino Caravaggio riparò pensando di far fortuna e vi lasciò due straordinari quadri tra i quali la bellissima decapitazione di Giovanni Battista.

da Malta è assai più bello ripartire in nave, sembra come inevitabile pensare al ritorno, a meno che non si attraversi il Mediterraneo con una zattera da migranti, allora altro che nave inaffondabile, altro che storia ed arte, allora c’è solo fame sete e speranza e spesso, troppo spesso morti in fondo al mare, giù a perdersi la vita e la memoria. Il mio viaggio sul Mediterraneo si conclude a pancia piena ma con un piccolo rimorso europeo, bigotto e dalle sfumature ipocrite. E mi sento che cresce una preghiera per quei poveri cristi che passano sempre dietro la scia delle galline bianche, senza farsi vedere, senza nemmeno far pesare i loro nomi. Tornando mi rendo conto dell’opulenza e l’opulenza mi rende terribilmente ipocrita.

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