Control, un film dai piaceri sconosciuti

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Tanto c’è poco da fare, i film belli li vedono in pochi, i film belli sono quelli che dopo, quando esci hai voglia di parlarne e rischi di litigare per quanto hai voglia di parlarne, magari si può anche solo aver voglia di pensarci ai film belli e così ecco che alla fine lo scrivo che Control, primo lungometraggio del fotografo olandese Anton Corbijn, è un capolavoro. Racconta la storia veloce e fissa come gli occhi di chi guarda i muri di Ian Curtis, cantante dei Joy Division che s’è ammazzato a ventitre anni, poco prima di partire per un tour del gruppo in America. Cavolo che bel film e che storia che lascia senza tante parole. Talmente poche parole che mentre guardavo il film dentro avevo l’incipt per una poesia dove la parola “che” sbatteva forte sulle meningi. Ancora devo cominciare a scriverla la poesia.

Ovviamente Control non è un film che puoi vedere in una multisala e così è arrivato a Macerata proiettato al cinema Italia (l’ultimo cinema rimasto aperto in centro), spettatori pochi e tutti abbastanza alternativi, metà radical chic, metà sinistra alternativa, uno o due fans dei Joy Division, un ragazzetto curvo in divisa dark nera, felpa nera, cappuccio nero, scarpe da tennis alte e nere (o erano anfibi?) e una felpa nera con la copertina dell’album Unknown Pleasure. Mi piace guardare il pubblico dei film, si impara sempre qualcosa anche da questo. Quando si sono spente le luci abbiamo cominciato a goderci il bianco e nero, a volte grigio inglese (fumo di londra?) col quale è stato girato il film.

La preiferia di Manchester, le case uguali, la campagna inglese in bianco è nero è bella lo stesso, la solitudine, le sigarette, la poesia, lo stupore di chi ancora si stupisce di fronte a un ragazzo che scrive e legge “le poesie”. Ma poi tanto ti devi imbattere in un gruppo di coetanei che per cercare di annoiarsi meno, mettono su una band e cominciano a schitarrare, sbattere, masticare i suoni e digerirli bene elettrici fino a che non vai a fare  primi concerti e sudi e sballi e mandi affanculo tutto perchè tanto che vuoi che cambi.

I manager simpatici che si grattano le palle, le giornalistine belghe fighe che ti chiedono belghe cose e alla fine ti piacciono e pensi che, porca puttana, anche l’amore conta, ha un senso. E certo che c’ha un senso pure l’amore a vent’anni. C’ha senso e come, c’ha talmente senso che non è facile decidere, non è facile sopportare, non è facile essere fedeli ad una moglie ragazzina come te che però ti sta più vicino di tutti anche se tu vuoi che nessuno ti stia vicino.

Porca puttana allora è vero che i migliori se li porta sempre via la morte. Perchè tanto con la morte ci giochi a scacchi ogni giorno, e giochi e giochi e giochi e giochi sapendo che scacco matto tanto lo fa lei, magari tu puoi giocare bene per allungare la partita il più che puoi oppure quando ti stufi fai due o tre mosse del cazzo e lasci che lei vinca. Forse potrebbe essere questo l’unico modo per mandarla affanculo la morte, farle crede che ha vinto lei solo per la sua bravura mentre invece sei stato tu a farla vincere.

Andate a vederlo se non l’avete visto o almeno evitate di guardare Pieraccioni in tv perchè anche se c’è Ceccherini è troppo poco per mettere in equilibrio l’anima.

p.s. Bravi gli attori Sam Riley e Samantha Morton, grande la fotografia e ovviamente la colonna sonora, bellina Alexandra Maria Lara; una con un nome che sono tre nomi non poteva che essere bellina.

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