Prima serata della Tribù 12 gennaio 2009 dedicata all’Innocenza

innocence-bouguereau

L’innocenza (1893) – William Adolphe Bouguereau

E chi se l’aspettava tutta questa gente; tutta questa gente che si muove da casa in una fredda sera di gennaio per andare ad ascoltare, parlare e scrivere di poesia. Tutta questa gente a Macerata poi, quando la città è in letargo, appena dopo le feste e ben prima della santa primavera. Eppure il 12 gennaio 2009 nei locali di vicolo Sferisterio, 26 alla prima serata del sesto anno della bottega di scrittura La tribù dalle pupille ardenti, eravamo in quaranta. Quaranta persone: ragazzi di sedici e diciassette anni, signori distinti sui settanta e tutto ciò che può starci in mezzo. Un bel po’ di gente, che non sono bastate le sedie per tutti e così cinque ragazzi si sono appollaiati sulle scale e quattro veterani della Tribù hanno optato per dei tavoli sistemati ai lati della stanza. Un bel gruppo eterogeneo di persone convenute per ascoltare in primis l’introduzione di Andrea Ferroni, fatta sul tema della serata: l’innocenza.

Si è parlato molto di religione e religioni, l’innocenza come esenzione da colpe, come non nuocere. Si è parlato del suo contrario: la colpa, base delle tre religioni monoteiste. Addirittura interessante e alto il pensiero della scrittura come ammissione di colpa. La scrittura come perdita dell’innocenza storica. Il secondo passo, ancora più illuminato è stato quello legato all’idea dell’ascoltare/ascoltarsi (punto essenziale nel lungo lavoro della Tribù). Se scrivere è un’ammissione di colpa, leggere e ascoltare ciò che si è scritto, condividere, è il modo per sentirsi meno colpevoli.

Le riflessioni sono continue con toni alti, a tratti commoventi. La domanda bellissima ripetuta più volte è stata: – Si può ancora essere innocenti? – La conclusione del ragionamento, anch’essa strabiliante, brillante, vibrante è stata che nella sperimentazione c’è qualcosa di innocente e l’esperimento esprime una coraggiosa volontà di dominio specialmente quando esso riguarda l’io, se stessi. Mi sono venute in mente alcune febbrili associazioni tra l’assenza di prescrizioni morali nelle culture orientali e la necessità di una sperimentazione continua nell’arte visiva.

Al termine della discussione abbiamo cominciato a scrivere e poi abbiamo condiviso la poesia. Tanti versi, tante forme e tanti stili. Alcune piccole perle e una marea di bene che ci ha incollato alle sedie quasi fino a mezzanotte e mezza. E’ stata una grande emozione ascoltare. Soltanto due persone si sono avvalse dell’angolo della poesia (il luogo dove chi non legge getta le poesie che ha scritto) e hanno buttato via i loro testi, come sempre con mio rammarico, come sempre sono convinto che c’era tanta vita e talento in quei fogli finiti accartocciati. I diretti interessati lo sanno.

Tra i presenti vanno segnalati nomi storici della tribù come Marco Di Pasquale, Matteo Chiurchiù, Gianluca Del Papa e Christian Baleani (con loro sono sei anni che ci incontriamo), poi altre persone per la Tribù importanti come Loretta Grassettini, Sonia Trippetta, Giuseppe Morici, Simone Romagnoli e Daniele Donati.  Loro sono importanti ma i tantissimi nuovi arrivati lo sono ancora di più, tanto da farmi capire che la Tribù ha davvero un senso, è davvero un esperimento definitivamente riuscito. Infine la cosa più bella: tornare a casa e trovare nella posta elettronica alcune sorprese speciali come i saluti e gli auguri alla tribù da parte di Cristina Babino e le poesie sull’innocenza di Sara Perugini, Sara Massei e Michele Martufi che pubblico di seguito insieme con le poesia di Alberto Fiastrelli che invece era tra i presenti.

(Sara Massei)

“curva e

cocciuta

gira l’unghia

a grilletto e

m’insegue:

capovolta di viso

fa vuota la

vena e spara.

 

il corpo mi chiude

su mina che

confondo

malanno

                   

e curo:

 

non c’è neve

ch’anneghi o

smussi la spalla

solcata di soffi.”

 

——

(Sara Perugini)

Fiore nutrito

di grazia-meraviglia.

Imparato a condividere?

 

Vagito e subito sangue

torbidi liquidi già

candido dolore

di estremi compenetrandosi.

 

“…pettinati quella frangia…!”

 

Ancora mai nuociuto

se non dalla madre

e sul pettine dolorosi nodi

lascia sempre

ignorate menzogne,

la paura insegna

il volto del giustiziere

 

“…basta così hai finito…!”

 

Gancio che ricuce

la fronte squarciata

è questa la direzione?

La felicità

in grovigli di imbrogli

o povero modo di vivere

giustificati

dai “peccati” del mondo…

 

——

 

POESIA STRONCATA

(di Alberto Fiastrelli)

 

Che colpa ne ho

s’ho perso ogni cognizione d’innocenza

come ulivo che dona a terra

non più olive fregio d’Atena

ma bombe mine raffiche e guerra

e non inchiostro seppur pena

scorre su pagine stracciate per

squarci orizzontali di bulldozzer

non ascolto più nel vento

la voce dei tempi d’oggi

sogno piuttosto

imprigionato nell’ostinazione

di fronte ad ogni inevitabile

valico d’un confine

che possa io con la mia penna

come ogni uomo all’opera sua

trovar la radice

recisa

quel da sé bastante

ad un verde germoglio

seguir con lieve canto

lo slancio articolare di nuove fronde

da cui si leveranno bianche ali

di colombe inermi gementi

su aree serene

ch’asciugano lente inesorabili

diluvi di lacrime

 

——-

 

 

IL LUNGO CORTEO

(di Michele Martufi)

Tua madre piange disperata

tutti sono affacciati alla finestra

e quando passa il lungo corteo

un veloce segno della croce.

Cammino lento dietro di te

con le braccia conserte le mani calde

addosso però un freddo strano

e so che durerà in eterno.

L’amante che ti ha perduto

è quasi in coda a tutta la fila

può sembrare un paradosso

ma forse ha più dignità di me.

Sono l’ultimo che t’ha vista viva

ed il primo a saperti morta

ora tutti hanno un solo sospetto

che era mia la lama nel tuo petto.

Ma l’onore che t’ha voluta uccisa

porterà anche a me la sua rosa

e la stessa mano che la prenderà in dono

la vedrà cadere nel medesimo peccato.

Sarà una sera dal tramonto rosso

e dal primo vento di primavera

con le lacrime ed i singhiozzi forti

e un’anima rea ceduta al regno dei morti.

Un’altra madre la piangerà perduta

mentre tutti affacciati alla finestra

fisseranno lo scorrere lento del corteo

e un nascosto cenno al segno della croce.

 ——

UNA RESA AL RISCHIO

(di Marco Di Pasquale)

 

una poesia vegan ci vorrebbe

che sparga orgasmi di fratellanza

sulla dispersione di chiasso

seme al respiro della città:

 

se ne spremerebbero nuovi arrivi

scalpiccii miocardici

una resa al rischio, senza più

cortili blindati, tolleranza né carezze

appese all’ascolto di un germe

 

invece fuori si strinano i rami

ad intercetto di cellule

ancora passionali

eretta una corteccia d’attesa

attorno alla matassa di anni

concentrici

 

Annunci

Una Risposta to “Prima serata della Tribù 12 gennaio 2009 dedicata all’Innocenza”

  1. Maristella Angeli Says:

    Interessante! Un caro saluto a tutti voi!
    Continua così Alessandro, è così che si può vedere il risultato di ciò che tutti voi avete proposto in questi anni.
    Maristella Angeli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: