Seconda serata della Tribù 26 gennaio 2009, la crisi

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Crisi (2004) – Sebastian De Gobbis

Allora cos’ è questa crisi che ci riempie la bocca e i pensieri, che attanaglia lo stomaco e scompagina il nostro quieto benessere occidentale? Cos’è la crisi di cui tutti parlano? E se non fosse solo crisi economica? Se fosse crisi morale, crisi di un intero sistema di valori. Alla Tribù il 26 gennaio 2009 si è parlato di questo e c’erano parecchie persone, circa 25, un piccolo calo numerico come previsto ma anche un piccolo ricambio. La discussione, stavolta introdotta dal sottoscritto, è stata come sempre molto intensa con interventi assai intelligenti e mirati. Alcuni dei nuovi sono apparsi molto ben integrati e hanno espresso con grazia e cipiglio le loro idee e posizioni.

Leggendo qua e là su internet si scopre che la parola crisi è stata una tra le più usate e importanti del 2008; però mi veniva da pensare che questa faccenda della crisi che viene definita come globale, ha in realtà un aspetto parziale, ogni contesto sociale, ogni popolo, vive la crisi economica e finanziaria in maniera diversa e non mi vengano a dire quelli del G8 che un contadino delle ande, un indios della foresta amazzonica, un muratore cinese e un ragazzino delle baraccopoli di Mumbay vivono le stesse conseguenze della crisi di un imprenditore del comparto calzaturiero di Montegranaro e Mone San Giusto, di un manager pubblico, di un dirigente di banca o di un uomo politico americano.

La crisi che si è manifestata durante la serata è stata anche quella personale, quella definibile come interiore. Per questo sin dall’inizio mi è sembrato opportuno analizzare come sia dal punto di fista finanziario che da quello medico le parole utilizzate si assomigliano molto: crisi, recessione, depressione, quindi di nuovo crisi come se fosse una curva prima discendente poi ascendente. Si è declinata la parola crisi, si è andati alla sua etimologia, la si è sviscerata per dare una spiegazione al mutamento, nei secoli, del suo significato. E ovviamente si è scoperto come soltanto in epoca moderna essa ha assunto un’accezione esclusivamente negativa.

Alla fine si è scritto e letto proprio come sempre, dei 25 presenti qualcuno, due o tre, non hanno scritto e tutti quelli che hanno scritto hanno poi letto senza consegnare nulla all’angolo della poesia. Molto belle le cose scritte, tutte dignitose e piene di spunti e frammenti originali. Simpatico è stato il siparietto del signor Antonio che ha invitato a leggere con una migliore impostazione i testi scritti (essendo lui un attore di teatro), in risposta alcuni hanno affermato con semplicità il loro ruolo di autori e non lettori o attori (adesso che lo vedo sono tutti tori). Purtroppo queste serate finiscono sempre ad un’ora tarda e ciò non consente di fermarsi un po’ di più a condividere e conoscersi meglio. Resta la bellezza dell’incontro e le poesie scritte alcune delle quali sono riportate qui sotto.

CHIUSO A CODICE

(di Marco Di Pasquale)

 

è tutto lì
è nel silenzio
e la stanza
accorcia le pareti
febbrile ma concreto
uno stridore alla radice
del collo tra le vertebre

è tra il fremito dei midolli
di questo funerale di nebbia
chiuso a codice senza spiraglio

è nella gola colma lacera
di buoni propositi e parassiti

alle cinque ci si annega con il tè

 

—-

 

AUTUNNO-INVERNO 2008

(di Alberto Fiastrelli)

 

Nessun indugio alle vetrine del centro

tacchi risuonano secchi

tagli precisi alla tensione del silenzio potrebbe essere lei ma

nessuno l’ha vista ancora passare di qua

una mercedes al fondo della via sembra aspettare

forse apparirà magari è già qui

irresistibile il fascino declamato da chi

scruta un segno propizio

bellezza terribile della ragione precipizio

qualcuno ha il sentore di un profumo d’oriente

altri sostengono che aspettarla non serva a niente

ma il primo che potrà vederla

avrà il suo momento di gloria

urlando una sberla alla folla

eccitato come un lupo rosso di boria

dimostrerà nella ressa la ragion di chi non molla

tale è l’ansia che spinge la seconda riga

a farsi spazio con la testa come una lima

scansando indietro ogni ostacolo come la sfiga

quelli con gomiti e manate difendono la cima

certi che un solo sguardo oltre le nuvole

mostrerà loro dove nascono le favole

eccola arriva è questo l’evento del secolo

tant’è che oggi si racconta di questa solo

 

—–

 

NOTE  A MARGINE

(di Sonia Trippetta)

 

Nessuno ha da capire

Solo le note a margine,per non ferire

Come la  volontà racchiusa in un barattolo

Per non  restare fuori dalle gare

Siamo la malattia del mondo

Per sempre condannato  a non guardare

Siamo la cortesia dei giorni del bisogno

Siamo le sere così avare degli incanti dell’infante.

Eppure  questa vita che si sgretola la vedi

Dentro quella  cornice non adatta al quadro 

Senti la compulsione verso una  nuova regola

Per scompigliar le carte ai cicli di una luna

Che ci annega in un bacile

Ma cerchi distrattamente la mala cura

Vana battaglia

Eterea affrancatura

Tetto di paglia che si brucia

Al sospirar dei venti

Urla quella parola che ti squassa dentro!

Niente da dichiarare,sempre le  note a margine

E sopra viverci  costruendo  nuovo argine

Cucire addosso  un’altra veste al baro

Perché ci illuda appena alzati

Di poter ridere sui nostri esangui afflati

Siamo la razza dei condannati a fare per non dire

Siamo la malattia del mondo che non cede

Che la lunghezza esatta del suo piede.

 

 —-

 

TUTTO SOMMATO

(di Manuel Caprari)

 

Ma l’unica certezza che ti resta

E’ che dovunque vai trovi un piazzista

Così come qualcuno che sostenga

Che la finanza non preclude affatto

Un po’ di strusciamenti e fantasie
Potremmo condivider tenerezze

Passioni sogni e tassi d’interesse

E tira il fiato perché nel frattempo

La pioggia il sole i cambi di stagione

Ciononostante o forse viceversa 

 

 —-

 

Fiocco Rosa – un padre –

(di Sara Massei)

 

Sei tu

ch’ annerisci la

carta in centro e

spesso perdi la

pelle che sai.

 

Chiedi che viva

e bruci ma poi

t’annacqui

nascosto da

notte a notte.

 

Vaso satollo,

lingua di loto,

tu pendi fosco

su forre affilate:

 

di tanto taci e

nulla chiedi

del primo, tuo

genito mattino.

 

—-

 

(di Sara Perugini)

 

 

De scrivere

paura a bocca aperta

non avrebbe retto

il cuore,

 

mente staccando la spina;

cosa ha fatto LA PAURA?

 

la chiave di tutto,

sotto chiave

 

le ormai incapaci nullità

sentono di non ESSERE.

 

Fantoccioooo!!!!!

Chi ti sostiene?

Brutto

 

spaventapasseri di incertezze.

 

Il cervello rifiuta la ragione e allora chi ricorda la gioia,

 gli odori, le bellezze della natura e tutto ciò che si è sempre saputo?

 

troppo difficile

che possa ritornare al proprio posto

 

non c’è spaziooooo!!!

 

Non esiste matematica che governa le leggi del mondo,

non esiste scienza che muove l’universo,

nessuna storia che civilizza l’uomo

e nessuna arte che meraviglia i sensi.

 

Buio e assenza.

 

L’ASSENZA di calore che viene dall’amor proprio,

l’assenza di amore che viene da chi non può comprendere

la grandezza di una voragine  così tremenda!!!

 

Irripetibile Esperienza

ma satura di lezioni da apprendere

 

quando finalmente

compare lo spiraglio

trovato con tutta l’energia

che l’uomo può avere.

 

Mi ripetevo:”signore o Signore ti prego aiutaci, dacci la forza”

 e così è stato? Ho avuto la forza di affidarmi a chi sa e

mostrare tutto il mio dolore.

 

Dico,

GRAZIE per la statura del momento

e di essere FUORI!!

 

—-

 

SPIRAGLI o (LA CRISI)
(Simone Romagnoli)

Finalmente
potrò affrontare
il mio dentista,
al meccanico dirò
un po’ alla volta,
un po’ alla volta,
salvagenti di offerte speciali
mi portano a riva,
giorni fa il presidente
del consiglio mi ha rassicurato
Kakà resterà al Milan.

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9 Risposte to “Seconda serata della Tribù 26 gennaio 2009, la crisi”

  1. Lara Lucaccioni Says:

    Sì, resta la bellezza dell’incontro.
    Partecipo ai laboratori di Alessandro dall’inizio.
    E di recente, direi da due anni a questa parte, non vedo l’ora che arrivi l’appuntamento bimensile, perché so che sarà una serata speciale, una serata di incontro e di scambio mentale, sicuramente stimolante a livello poetico e arricchente anche a livello umano (e non è affatto scontato che lo sia).
    Dico da due anni, perché mi sembra che il gruppo – da fine 2007 e forse anche grazie ad alcuni nuovi elementi che si sono da subito inseriti ottimamente e che dialogano di continuo con lo zoccolo duro – si sia consolidato e si intenda al volo, vivendo il confronto, non sempre semplice, con l’altro con la giusta dose di ironia e umiltà.

    Ecco. Mi piace ringraziare qui Alessandro, perchè rende possibile tutto questo, e tutti i partecipanti della Tribù, per la condivisione di alcuni bellissimi momenti.

    Lara

  2. manuel Says:

    Io mi sono aggregato da un paio d’anni e non so com’era prima. Posso dire che i sei mesi di pausa tra l’anno scorso e quest’anno li ho vissuti come un’astinenza forzata e anche la mia vena poetica si stava inaridendo; è bastata un serata e sta già rifiorendo, arricchendosi di nuove sfumature e contaminazioni.
    Il confronto tra i vari stili di scrittura è linfa vitale per le cellule grigie (che nel mio caso sono due, tenute sotto osservazione dal wwf e costrette ad acoppiarsi nella speranza che prima o poi si riproducano).

  3. as Says:

    Entrambi troppo buoni. Mi piace pensare che siamo un bel gruppo di persone, una bel microcosmo di umanità, oserei dire… underealisti!

  4. Gianluca Says:

    “È il sangue nero della Terra!”
    “Cioè il petrolio?”
    “No! Sangue nero della Terra!”
    da “Grosso Guaio a Chinatown”, di John Carpenter

    Grande serata quella del 9 febbraio, in cui la tribù, avvalendosi come di consueto dell’insostituibile, saldo, saggio, santo, ma sempre sommesso, sostegno degli “antenati” e del vivace apporto dei nuovi e seminuovi partecipanti, ha davvero saputo cogliere tutte le sfumature del nero, colore tema di questa serata.
    Si è partiti dalle suggestioni più impensate come quella che ravvisava ne “il Nero”, il nome di uno dei compagni di Peppone, la cui testa, secondo don Camillo, sarebbe stata impossibile da rompere, in quanto “tutt’osso, senza buco nell’interno”, per arrivare a quelle più a portata di occhio (nero?), come per esempio il nero quale colore preferito di alcune donne della tribù, in quanto fa più mistero, più Pizia, più Krizia e magari anche più…. magrizia.
    E (femminile) mestizia.
    Poi naturalmente ci sono stati quelli che per nero intendono “nero-immigrato” e continente relativo di vianelliana memoria, con tutte le inutili (tra civili) scontatezze che si possono dire sull’argomento e chi, come me si incazza ostinandosi ad adoperare la parola negro che, quando molti molti anni fa la imparai, significava semplicemente persona di colore (scuro) e basta. E così a tutt’oggi per me resta. Immaginate le ……. cose che ci siamo detti sul come e quanto (i fantomatici “loro”) ci cambiano le parole in bocca e, di rimbalzo, le figure in testa e come questo invece dovrebbe essere compito del poeta che invece……… a proposito di bocca era inevitabile che qualcuno dicesse che il nero che tutti preferiamo è quello del cioccolato (e allora ecco interpretazioni, sostegni psicologico-umorali di vari aromi e preferenze), in caso di cioccolato al latte si può però parlare soltanto di nero a metà, come diceva Pino Daniele, dunque il nero che si confonde con il vero (e ti pareva che qualcuno non riusciva a tirare fuori anche questo) e dunque anche che la somma dei colori della luce è il bianco e la somma dei colori “terreni” è il nero.
    C’è voluto un po’ perché succedesse ma poi per fortuna qualcuno ha additato la colpevole (fino ad allora) assenza della parola declinata sul rovescio dell’uomo: nerA. Bene! Cintura nera allora, tonaca nera, dolcenera, anima nera, notte nera (come il carbon) ecc.. Con gli inevitabili riferimenti a capi di abbigliamento, moda, sempiterna trendaggine, sexaggine ecc. . Richiamando i convenuti alla serietà qualcun’altro ha poi, ricordando il tema della serata precedente (la crisi), originalmente osservato come il futuro… attuale sia di ormai di un nero-ballarò e qui naturalmente si sono rischiati parecchi scivoloni fuori tema e dentro la più prosaica quotidianeità.
    Finalmente si è arrivati a stabilire, una volta tanto quasi all’unanimità, che nero è il colore delle……………………………….. cose….. che scriviamo quando non le scriviamo con la penna blu. Cosa che poi è avvenuta con i consueti confortanti risultati.
    Non sono mancati tuttavia le poesie d’angolo, fischiate da arbitri piuttosto arbitrari, ma la parte divertente del doposcrittura è naturalmente, come sempre, esercitare alta tetrapiloctomia sui versi ingiustificatamente esitanti dei recenti membri della tribù, cosa che è dunque puntualmente avvenuta anche questa sera e con….. esiti, appunto, davvero stimolanti.
    Tra gli “storici” (/stoici), segnalo Marco, colonna della tribù, che per primo ha infilzato, con la consueta decisione, le parole “A S F A L T O” e “C A T R A M E”, Loretta che ha coinvolto i presenti con associazioni vagamente, vanamente, vastamente ambigue tra occhi neri, luce nera e buchi neri, in una notte di acciaio brunito grondante oscuri mestrui e Lara, notoriamente affascinata dal tema, che ci ha stordito con una… serie di parole… (come altro definirla?) dal senso…incoercibile… ma nel complesso molto piacevoli da ascoltare.
    Christian che ha proposto nuove acrobazie sul filo (questa volta di seta nera) teso tra l’attuale ed il personale, tra il gioco e la parola. Gianluca, come al solito, ha esalato quelle quattro parole improvvisate dopo le consuete lungaggini e ancor più stucchevoli premesse, mentre Matteo ha evidenziato la tenerezza intercorrente tra la provincia italiana, quella americana e quella della nostra anima, con un piccolo ricordo ormai (forse sempre?) sfuggito all’attenzione di tutti.
    Degna di nota, la curiosa, inaspettata, ricorrenza dell’associazione del nero con i capelli di un/a passato/a, presente, futuro/a, ipotetico/a amante in ben quattro delle poesie partorite.
    Migliore della serata, come al solito Alessandro che, da quando non si veste più da prete, ha reso più colorate anche le sue parole.
    Baci a tutti. Ci vediamo (e quel che è peggio, sentiamo)….. domani sera.

    Gianluca

  5. as Says:

    Vi voglio un bene che va molto al di là del comprensibile. Vi voglio neramente bene.

  6. Marco Di Pasquale Says:

    Per stasera, la vedo nera…
    Comunque Gianluca è il mio profeta, senza di lui mi sentirei privo di stimoli per vivere… come dire… mi sentirei come catrame bollito e steso in forma di strada… come asfalto percosso dalle gomme delle auto…

  7. cristinababino Says:

    quasi quasi ho nostalgia 🙂

  8. Sara Massei Says:

    splendida e semplicemente esilarante previsione di Gianluca sulla serata.

  9. Lara Lucaccioni Says:

    Sì, una profezia, quella di Gianluca, non proprio azzeccatissima, ma di certo efficace, plausibilissima e molto ironica. Ma quanto ci conosci?

    Laretta

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