9 febbraio 2009, terza serata della Tribù dalle pupille ardenti, dedicata al nero

burri_-_nero_cretto_1974

Nero Cretto (1974) – Alberto Burri

C’è stato persino chi, come Gianluca Del Papa questa serata della tribù, tutta dedicata al nero l’aveva predetta, anticipata. Ed era stato un atto assai geniale, coraggioso, non privo di verità perfette. Avrebbe dovuto essere proprio una serata sul nero, sulle sue sfumature, magari sui contrari e invece inevitabile ci è cascata addosso la notizia della morte di Eluana Englaro. Quindi noi, al contrario delle reti generaliste, siamo finiti dritti dritti a discutere del nero come lutto, come colore che con la morte qualcosa ha a che fare. Però a pensarci ora con qualche giorno di riflessione in più mi sembra di poter dire che non se ne poteva fare a meno, tanto era profondo e diffuso il dibattito che in tutta la nazione scuoteva le coscienze.

Ho introdotto cercando un equilibrio, provando a raccontare della mia volontà di silenzio e della sensazione di solitudine che ogni essere umano si  trova ad affronare rispetto a certe scelte. E subito è scoppiata la discussione, intensa e accesa come è giusto che sia quando una trentina di persone si ritrovano in una stanza con la cosapevolezza dell’importanza delle parole e anche della scrittura. Il nero, il lutto quindi, forse per coincidenza ma forse le coincidenze non esistono, forse avevamo tutti necessità di parlare di quell’argomento.

Allora si sono alzati i toni, ognuno ha detto la propria ma sempre sempre e ancora sempre con un altissimo senso del rispetto reciproco, sempre con la saggezza del dubbio, sempre con le accortezze che meritano i grandi temi. Così sarà stata la compagnia, sarà che le persone che scrivono poesie conscono il senso della parola sensibilità, sarà, sarà. Sarà che se ci penso mi chiedo io stesso se poi è stato giusto parlare di quanto era successo. Credo che sia altrettanto sensato ricordare che il nero senza orpelli altro non è che un colore che si forma in assenza di luce.

Il nero è l’assenza di luce, e quasi che sembra negativo in questo modo però pensate pure ad una vita senza il buio, senza la notte, senza gli occhi che mendicano riposo. A me personalmente il nero come colore piace molto per vestire mentre nella politica non m’interessa affatto il nero delle camice e delle dittature. Il nero, in fondo, se lo si pulisce da tutti i simbolismi altro non è che un modo per apparire un po’ diversi, a volte un po’ più magri, a volte una difesa contro gli intrusi. Di seguito alcuni testi che mi sono arrivati da chi ha scritto sul nero alla tribù.

L’INSONNE

(di Sara Massei)

 

Agli scuri stende
un lungo giallo che
difende test’e denti dal
raffio d’acquerello
e lo diluisce in faccia.

L’orizzonte chimico del
giorno è variabile
puntuta di lampi
nucleari, è mito
mal’incapsulato.

“Nel suo letto
c’è un fagotto
che lo fissa
buio e zitto.

Non ha gambe
non ha braccia,
dice sia
la Bianca Faccia!

Che si gira, gonfia
eppoi guaisce:
di tante “O” la
bocca gli ferisce.

L’insonne sta..
e sbuffa il doppio
nella stanza
color dell’oppio.”

All’alba svolge la
veglia in versi
azzimati, poi punge
la tela urbana
e ride di specchio.

—-

IN ABBRACCI ANGUSTI

(di Marco Di Pasquale)

 

dialogando ne guardo

lo sprofondo della gola

ne traccio l’impreciso assaggio

ne faccio il sondaggio toccando

negando il sapore e la pece

di un pomeriggio di decubito

 

sotto le calze il pallore s’indovina

come già conosciuto altrove

in altri abbracci angusti

tra i marmi e le candele nuove

 

s’inchioda il futuro sotto l’impiantito

nel muro sarà serbato il calco

di un sorriso ormai serrato

—-

FIUME CHIENTI BLUES

(di Alberto Fiastrelli)

 

La notte nera fa paura

ma se senti il mio dolore la notte è blue

e le mandrie di capannoni vedrai

e sciami di strade e ponti alle sponde

 

You see there’s no place for our photos in the Time

Along Forgotten Angels Road we’ll walk down to the river

And there

Hug thy chains on my pangs of fever

Shine me with this fire over a stony-eyed Chienti’s night

A bass jumping by the water a sax bouncing in the grass

All Zodiac is in your smile I feel so high

 

Ma in questa New Orleans di anomia

dove conta il mercato e il mercato non ha leggi

non bastano Padre Pio un blues e un gin

attraverso questa notte a farti  mia

tu che sei pantera nella gabbia del destino

nel velluto dei sospiri perla del mattino

 

—–

 

 

“C’È NERO E NERO”

(di Francesco Accattoli)

 

La benda copre l’occhio bianco del Corsaro Nero,
il bastone, asso in mano, raffigura l’Uomo Nero,
con la zeta nel cappello, scioglie Zorro il suo mantello,
lotta in groppa al suo destriero.

 

Il prete fa paura col vestito sempre scuro,
coi bottoni – mille chiodi –
con l’incenso, con le lodi
delle vecchie, il lamento rotto a tratti
da un silenzio più maturo.

 

La nave che tradisce in mare un uomo tutto nero,
con la moglie e quattro figli,
di cui uno solamente
tocca terra

 

(Terra! Terra!)

 

e nessuno dice amen
quando cadono di notte,
nella notte cagna e nera,
tre africani muratori
senza casco, senza Stato,
ovviamente tutto in nero.

—-

IL NERO
(di Onorina Lorenzetti)

La vita e la morte camminano
l’una avanza nei colori
l’altra nel nero
non vista per un pò del cammino
Ma il nero è sopra
nel cielo il nero si alterna al chiaro
Nuvole sospese spesse
e sotto morte e disperazione
Nero più nero
e improvviso il muro il confine
Nero il cancello di ferro
aperto
pensiero spaccato
pianto lutto
ed il nero ha spento
il sogno di vita

Annunci

11 Risposte to “9 febbraio 2009, terza serata della Tribù dalle pupille ardenti, dedicata al nero”

  1. Gianluca Says:

    …semmai Gianluca Del Babbo………

  2. as Says:

    … ammò che ho corretto che facciamo? ….

  3. sara massei Says:

    la mia risulta scritta in modo un po’ strano…
    il corsivo serviva per la parte scritta a filastrocca, veramente.

  4. rmorresi Says:

    Ragazzi, sono davvero meravigliata: ma che testi potenti! Complimenti, bravissimi, ne avete fatta di strada dall’ultima volta in cui ho partecipato a una tribù! Speriamo di poter tornare presto. Intanto, buone parole a voi,
    R

  5. barbara Says:

    Complimenti! per la luce di questo nero e per il desiderio che vi muove di riunirvi ancora, e ancora.
    b.

  6. sara Says:

    ma l’ho mandata io così scritta male, la poesia???il corsivo doveva essere solo x la parte a filastrocca…non così!!!

  7. francesco accattoli Says:

    grazie ad Alessandro e ai ragazzi della Tribù dalle Pupille Ardenti.
    Non c’è nulla da dire, i laboratori sono la vita, sono la condivisione e soprattutto sono la democrazia.
    Vale più una serata tutti insieme a scrivere e ad ascoltarsi, che un festival con tanto di fuochi d’artificio, dove prevale il fare e non l’essere.
    Io, per conto mio, la mia macchinetta la prenderò volentieri per andare a Macerata, a costo di una levataccia il giorno dopo!!!

  8. cristinababino Says:

    bravo ale per il lavoro importante che fai!

  9. Alessandro Seri Says:

    Allora chiedo scusa per aver inserito solo stamattina i vostri commenti ma ero a Firenze e non avevo accesso al computer. Allora, vediamo, Sara ha ragione, avevo sbagliato io nel pubblicare la sua poesia. Spero ora vada meglio; Francesco, ti ringrazio per le parole, penso che anche i Festival, se democratici e se costruiti con lo spirito giusto, possono risultare momenti importanti. La Tribù d’altronde crea un festival. Licenze Poetiche Festival non avrebbe senso senza la tribù e viceversa. Comunque stavolta siete stati troppo buoni.

  10. Gianluca Says:

    X as: mah, vedi tu. O ripristini l’errore originale o lasciamo indovinare.
    X tutti: sì, vabbè però queste serate hanno alcuni difetti fondamentali:
    – cominciano troppo presto
    – finiscono troppo tardi
    – durano troppo poco
    – avvengono troppo raramente
    Per migliorare situaz. propongo cene, bevute, intensificarsi di scambi via web, ma non solo di complimenti, se no mi si spezzerà il cuore e….. mi si romperà qualcos’altro.
    Sono molto contento invece che la fascia d’età dei partecipanti si sia allargata e differenziata negli ultimi due anni.
    Per quanto riguarda prossima puntata difficile (ma forse no) fare previsioni. Propongo però ciascuno porti una sua breve definizione scritta (…..o disegnata) di “underealismo” da leggersi prima di cominciare.
    Bacetti

  11. francesco accattoli Says:

    Hai pienamente ragione Ale, i festival se costruiti tutti insieme democraticamente sono un’esperienza assai stimolante e arricchente.
    Altra cosa se c’è uno che comanda e un gruppetto che esegue, io mi riferivo soprattutto a quello 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: