A Bruxelles marzo del 2009, parlando di Rampe di stadi rifatti e dei canali morti di Bruges

 ale-marilena-di-stasi-cristina-a-bruxelles-2-marzo-20094

L’aereo non m’aggrada e così dopo 17 ore di treno inframezzate da 2 ore a Bologna e una a Parigi sono sceso alla Gare du Midi di Bruxelles. Uno sguardo intorno, una valigia rotta in partenza, una metropolitana poco chiara che m’ha portato in centro. In centro un attimo di smarrimento, una cartina tenuta storta e poi una richiesta d’aiuto ad una giornalaia. Duecento metri e un vicolo losco per un alberghetto modesto ma dignitoso. In lontananza sento i suoni di una sfilata, di una festa ma sono troppo stanco e mi addormento sul letto, penso che ho voglia di scoprire una città nuova, penso che vale la pena viaggiare specialmente se il fine è letterario e poetico.

Bruxelles pensavo fosse più fredda e invece era umidiccia, due passi tra vie mai camminate fino ad arrivare in mezzo alla Grand Place in pieno sabato pomeriggio turistico, con gite e quant’altro a fotografare i palazzoni tardogotici del quindicesimo secolo. Belli sì, ma appunto tardogotici. Un giro della piazza, poi un giro intorno alla piazza a cercare l’attrazione turistica de na stauetta de ragazzino che piscia e poi mangiare un waffle turistico pure lui, ma buono, e inoltrarsi nella galleria reale di St Hubert: molto chic, molto costosa, molto galleria. Fuori dalla Galleria inizia la città alta e subito si vede la cattedrale di Saint Michelle e Sainte Gudule in cima a una collinetta: fa un po’ stacco che un palazzone moderno la affianca alla sinistra. Anzi sembra un cazzotto su un occhio.

La domenica è stata destinata ad una gitarella a Bruges, che a me è piaciuta tutta. Probabilmente a me piacciono le città morte e già Rodenbach diceva e scriveva questo di Bruges, le vie coi ciotoli strette e ingobbite, l’umidità che rende le statue verdi di muschio tanto quanto i tronchi degli alberi e le case costruite sui canali e i canali coi cigni e le papere che galleggiano accanto alle barche affollate dai turisti, alcuni scorci, le finestre delle case. Insomma appare subito evidente che questa città morta mi attrae un bel po’ nonostante il freddo e l’acqua verde dei canali. Ad avermi colpito è stato proprio un senso d’inquietudine, una cappa pastosa, sembra piena di fantasmi Bruges. E poi al ritorno verso Bruxelles, sul trenino belga, ho scritto su moleskine alcuni appunti utili.

Ad aspettarci sulla Grand Place c’erano Marilena e Daniele che ci hanno fatto da guida fino a raggiungere un posto dove parlare della presentazione dell’indomani e poi un’altro dove mangiare e poi salutarci. E poi aspettare che arrivasse domani e prendere di nuovo la metropolitana per arrivare in periferia a vedere l’atomium e ricordarsi di aver visto quei posti intorno a ste palle d’argento 26 anni prima in televisione mentre dentro lo stadio Heysel venivano ammazzati un bel po’ di italiani in gita proprio come me e io ero bambino e volevo guardare una partita in televisione e mio zio mi aveva portato a casa di amici per l’evento e invece quando accendono la televisione non c’è la partita c’è un massacro e adesso la fermata metropolitana per noi italiani ha lo stesso nome del massacro e dall’alto dell’atomium vedo il nuovo stadio Heysel, ma a me riesce di vederci solo e sempre quello vecchio.

Scendendo da sta serie de palle costruite per l’expo del ’58 mi lascio dietro un senso di tragedia e di passato e mi vengono in mente gli emigranti, le miniere, Sara mi guarda strano, forse sono io che ho l’aria triste, forse invecchio più velocemente di quanto dovrei, forse si sta avvicinando il momento della presentazione e Cristina e Stefano ci aspettano nella micro hall del micro albergo a spénne poco e poi dopo un altro viaggio ancora nella metro poli tana di Bruxelles scendiamo giusto sotto il palazzone della commissione europea, insomma er palazzo de quelli che comannano in Europa; e ci mettiamo a cercare la libreria Piola e la troviamo pure dopo aver sbagliato qualche strada.

La libreria Piola è piccola e accogliente, e infatti ci accolgono. Io parlo poco, tutti facciamo l’aperitivo, prima di me e Cristina in questo posto ci hanno suonato e parlato strani personaggi come Guccini Francesco, Silvestri Daniele, Capossela Vinicio e pure Levi Montalcini Rita. Nel mentre che ci si prepara per parlare un po’ di Rampe e di Tamara mi chiedo quali sono i fili che lasciano accadere gli eventi, che permettono l’arrivo a Bruxelles di uno che a scòla è stato bocciato du orde e oltretutto adesso lo fanno pure parlare delle sue poesiole nello stesso posto dove ci ha parlato un premio nobel e senatore a vita. La presentazione parte piano, non siamo poi così tanti, dopo qualche istante di imbarazzo il mio umore si stabilizza, parlo, leggo, rispondo a Marilena Di Stasi che introduce sia me che Cristina. Poi quando Cristina sta per cominciare a leggere io mi strozzo.

Sì mi strozzo proprio, mi viene su tutto il catarro trattenuto nei giorni prima dalle aspirine comprate alla staziò di Osimo, tento un vano e disperato rimedio mettendomi in bocca una caramella disinfettante che invece fa l’effetto contrario, divento paonazzo, Cristina accenna i primi versi, io disturbo troppo e per non fare la figura di quello che muore sulla scena come Dalida, esco gobbo e con fantozziana indifferenza dalla stanza, esco dalla libreria e me ne resto per cinque minuti a tossire come un tubercolotico lungo un marciapiede della capitale belga. Tossisco e non mi accorgo nemmeno del freddo, non mi accorgo che non ho indossato il cappotto, non mi accorgo più di niente.

Quando rientro Cristina ha praticamente finito di leggere, Sara mi guarda con compassione, altri con una certa divertità curiosità, io penso alla vecchiaia e appena mi risiedo sul divano della presentazione Marilena mi pone una domanda sensata sulla polemica scatenata da Baricco sui fondi per la cultura ed io me ne esco con un pistolotto socialista terzomondista che annoia gli eroici spettatori e almeno quattro se ne vanno per lo sconcerto, altri per l’ora tarda. Alla fine però sono soddisfatto, quando ci alziamo alcuni si avvicinano, mi fanno delle domande, c’è un ragazzo, Andrea, che dice di essere maceratese e io ci rimango come un sasso, due maceratesi a Bruxelles, per tutto c’è una ragione. E infatti c’è. Ora non tossisco più, si torna tutti verso la Grand Place per fare cena e per assaporare il dopo cena dei locali che danno sulla piazza. E’ un dopo cena triste, un dopo cena del distacco, della partenza e dei saluti e per fortuna che c’è la birra belga sopraffina e la cioccolata santa e che la vita non finsice qui e che ci saranno magari altri libri da scrivere e pubblicare e forse, speriamo, altre elezioni a cui votare e altri treni da prendere e da andare e qualche giorno di fifa pre aereo da pigliare per andare più lontano dell’Europa, ma tanto non importa, io resto sempre unu de Cammurà, nonostante  i colmuranesi non la pensino così.

Annunci

Una Risposta to “A Bruxelles marzo del 2009, parlando di Rampe di stadi rifatti e dei canali morti di Bruges”

  1. francesco accattoli Says:

    Che bel racconto Ale, davvero coinvolgente. Mi ha fatto sentire lì accanto a te, per i viottoli umidi di Bruges, sul divano della libreria.
    E po’, la volemo dì tutta? M’hai pure citato la mia patria Staziò d’Osimo (perchè se scrive con la “s” maiuscola, bischero!) e così me so emozionato pure de più!
    Un saluto
    F.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: