Primo incontro della Tribù dalle pupille ardenti a Jesi – 17 marzo 2009- tema l’IO

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E così abbiamo esportato la Tribù dalle pupille ardenti anche a Jesi, che secondo me è un luogo capace di comprendere ed evocare poesia tanto quanto Macerata. Il progetto è andato in porto grazie all’entusiasmo e alla lungimiranza politica e intellettuale dell’assessore alle attività culturali Valentina Conti. Il luogo prescelto per svolgere gli incontri è la Salara di Palazzo della Signoria, lo splendido palazzo dove ha sede la Biblioteca Planettiana, diretta con passione (basta parlarci per comprenderlo) dalla dottoressa Bigliardi. Come sempre all’inizio il sottoscritto prova un po’ di emozione; circa 15 partecipanti, alle 18 del pomeriggio. Sono i numeri giusti per un lavoro di un certo livello. In mezzo a questa enorme sala di mattoni al piano terra della Biblioteca hanno sistemato dei tavoli gialli. I partecipanti si sono seduti intorno, ognuno vicino al proprio conoscente. Normale anche questo.

Ci sono tra i presenti figure che mi rassicurano come Francesco Accattoli che si occupa di poesia ormai da tempo. Il tema dell’incontro è l’Io; così come deve essere ad ogni primo incontro che la Tribù svolge in giro per l’Italia. Questo tema serve per conoscersi, per cominciare a stabilire un rapporto. Comincio a intodurre, ho la voce bassa ma sono allegro, parlo di come lavoreremo, parlo del percorso che ci poterà fino ai primi di luglio, parlo dell’Io e delle conseguenze che esso ha nel soggetto poetico e poi parlo di come  intendo la poesia contemporanea, come al solito riferisco sulla parole abusate e inflazionate della e nella poesia.

Il gruppo mi segue, è interessato, non memorizzo subito i nomi ma le facce mi piacciono molto. Poi, dopo aver parlato anche troppo, chiedo a tutti quali sono secondo loro le parole di cui sopra, quelle che potremmo anche cominciare a non utilizzare più in poesia o almeno ad utilizzarle con accezioni originali. I presenti si guardano tra loro, faccio una forzatura, chiedo di cominciare a individuare questi vocaboli ad una signora dal volto simpatico e tenerissimo che siede alla mia destra ed ecco che finalmente escono le voci. Le parole abusate secondo la Tribù di Jesi sono: amore, senso, vuoto, fanciullo, silenzio, trasformare, acqua, immenso, odore, anima, madre, natura, profondo ed essenza.

Di queste, come molti che mi seguono sanno. ce ne sono tre che a mio avviso dovrebbero essere utilizzate con estrema parsimonia: amore, anima ed essenza. Però è già una gran soddisfazione notare come la gente che scrive riesca, se stimolata, a rendersi conto subito dei propri abusi. Una sensibilità alta, una capacità profonda di cogliere le cose del mondo. A metà del tempo ci siamo presi i sacrosanti venti minuti per scrivere e alla fine si è letto. Una sola persona ha buttato la sua poesia, gli altri hanno voluto tutti confrontarsi, donarsi. La poesia riesce a fare anche questo. E’ un mezzo speciale, immediato, utile per conoscersi. Abbiamo terminato nei tempi previsti e dopo un’ora e mezza (poco più) di parole, conversazioni e scoperte ci siamo salutati festosi e probabilmente contenti, con la promessa di reincontrarci presto, al secondo incontro del 31 marzo che ha per tema La poesia stessa.

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