Che Noia alla Tribù di Macerata – 23 marzo 2009

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La Noia (2006) – Sergio Ceccarelli

La noia è un sentimento? E’ un pregio o un difetto? La noia è malattia o privilegio? Mi sono fatto io stesso tutte queste domande prima di porle alla Tribù di Macerata. Insieme alle venti persone (ormai la media è questa anche se quest’anno non siamo mai stati sotto le 20 presenze) abbiamo ragionato su un tema leggero. Leggero rispetto a quelli precedenti eppure decisamente contrastato. Per la maggior parte dei presenti la noia è vista con una accezione negativa, una minoranza, un quarto dei presenti, non la stigmatizza del tutto, non la negativizza completamente. La noia è anche un bel romanzo di Moravia che racconta con la scusa della narrazione un bel po’ di vita vissuta.

C’è stato un punto che però ha diviso la tribù a metà: chi vive la noia come indolenza e chi invece la vive come disagio. Io sono tra i primi, per me la noia è pura indolenza, è quella che assale per troppo ozio e pensadoci così, anche per provocare, mi vengono in mente i pomeriggi della mia infanzia dove come un lamento ripetevo a me stesso e a chi mi stava intorno: – Uffà mi annoio. – Meentre oggi a volte mi capita di programmare, di contro ad un periodo stressante, qualcosa come: – Oggi pomeriggio voglio proprio annoiarmi. – Quest’ultima è una frase sibillina che se fate attenzione ed esaminate anche il personaggio ci si rende conto che può avere una sua traduzione anche positiva.

La tribù come sempre è multiforme nei suoi linguaggi e devo raccontarmi della sensazione sublime provata nel parlare con Mary e del divertimento nel dover su(o)pportare quell’ussaro di Gianluca, la compiacenza fraterna alle poesie di Marco e Lara, l’orgoglio per quella di Manuel e per il suo progetto su Tozeur, l’esaltazione mia (e sua) all’idea titanica e giovane di Valerio. Mentre scrivo a più d’una settimana di distanza mi accorgo di quanto questa gente per me conti. Conta il loro crederci, la loro voglia di condividere, conta il non tirarsela, conta il saper stare con i piedi per terra.

Non è facile per chi scrive non autoincensarsi, spesso i poeti (o chi si definisce tale) sono pieni d’incenso sulla testa ma se lo sono comprato e poi se lo sono versato da soli. Io chi si definisce tale proprio non lo capisco, non stà nelle mie corde, non mi corrsiponde. Ce ne sono tanti pure che annuiscono alle mie parole ma sotto sotto la pensano diverso. La mia idea è un’altra, io sono per il bene, per il gusto del condividere, per l’appartamento che diventa casa e non si costruisce per appartarsi. Si costruisce per riparare se stessi e più gente possibile. Quando anche i poeti sbracciano e confliggono è un tempo triste e la poesia da giubilo appare mesta carogna. Non voglio che nessuno rosichi a causa delle mie soddisfazioni. Voglio condividerle nel rispetto del mio sacrosanto diritto di annoiarmi. Sotto alcune poesie della serata:

 

IL DELITTO
(Alberto Fiastrelli)

Il commissario incontrò il coroner sulla porta
dentro il fotografo aggiustava il flash per l’ultimo scatto
il tecnico della scientifica finiva il rilievo delle impronte
da il referto telecomando
il nastro bianco della sagoma evidenziava il profondo solco
che il cadavere aveva lasciato sopra il divano
a terra il perfetto allineamento delle pantofole smascherava il movente
 
cosa stava guardando?
C.S.I. Miami
il caso è chiuso

 —-

(Marco Di Pasquale)

Una processione di monossidi
allaga il naso dai finestrini
eccede la cura nelle frasi che
s’annebbiano nel fondo collina
raramente appare una voce
nel cellulare in ricerca di sostanza
e il cambio esige accuratezza
come il bollore nelle pentole
che incitano a sopravvivere

nella ferita delle prospettive
si discerne di rado un rifugio
aggira tuttavia la sequenza
assolve gli occhi polverosi

la giacenza dei giorni nel piatto
che non saziano né illudono
sevizia e s’impone all’oggi
gonfia ogni ripetuto risveglio

 

—-

(Manuel Caprari)

Lasciatevi ubriacare così senza un perché
d’amori rappezzati poesie a frequenza bassa
e canzonette tristi per persone poco serie
resti diroccati di antichi minareti
muri senza orologi sigarette a buon mercato
campi da golf e canyon scavati d’indolenza
et moi voilà je parle un drole français cassé
e mi promeno in strada in cerca di racconti
e non voglio che alcuno repentagli la sua vita
per piccole monete e qualche pacca sulla spalla
tra medina e palmeto si consuma la città
e un giorno alla stazione casualmente vi incontrate
sfrattati ed esiliati precettati e clandestini
cotti da un sole che non v’appartiene mai del tutto

—-

(Tiziano Pezzati)

Noi a volte sospendiamo pensieri
restando inermi ad affrontar destino
poniamo le armi nel pieno del fragore
lasciando scappare il nemico
Io invece posseggo qualità straordinarie
nell’occupare il tempo
gioco spesso a carte scoperte
ma non riconosco i segni
ed ogni tanto sbaglio persino
i miei sbadigli.

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5 Risposte to “Che Noia alla Tribù di Macerata – 23 marzo 2009”

  1. Sara M. Says:

    complimenti a Manuel, il suo scritto mi ha davvero colpito.

  2. Gianluca Says:

    Propostina per lunedì: scriviamo come al solito, (cioè no, con almeno 10 minuti in più di tempo, perché poi dobbiamo smettere tutti insieme) possibilmente su fogli uguali e TASSATIVAMENTE in maniera leggibile, meglio se in stampatello, poi mischiamo i fogli, li estraiamo a sorte e ognuno legge la poesia che gli capita. Dato il tema della serata penso sia giusto che sia INDIFFERENTE se la poesia la legge l’autore o no. Poi la predica di Alessandro e i….. commenti…. degli ascoltatori sono per chi li deve sentire.

    Ciao

  3. Fiastro Says:

    Magari per giubilare aspettiamo i temi del prossimo anno

  4. manuel Says:

    a me l idea di gianluca mi pare grandiosa

  5. manuel Says:

    PS Dimenticavo la cosa più importante.

    Grazie per i complimenti sara, troppo buona davvero

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