Terzo incontro con le classi terze operatori elettrici dell’Ipsia – 24/27 marzo 2009

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Martirio di San Lorenzo (1680) – Carpoforo Tencalla

La terza volta serve per giocare, comprendere senza faticare che con la poesia ci si può anche divertire. Così le due terze di elettrici dell’Ipsia si sono prestati al gioco poetico che spopola sul suolo marchisciano: il Poetry Slam (Poedri Slemme come piacerebbe chiamarlo a me). E’ andata bene. Pensavo peggio, nella 3B è stato addirittura un successone: sei partecipanti. Così abbiamo cominciato con l’estrazione della qualificatissima giuria; poi abbiamo iniziato le letture. E’ stato un momento esaltante. I ragazzi hanno letto molto concentrati, tutti e sei, davvero bravi. Per la cronaca ed in ordine alfabetico sono stati: Daniele Appignanesi, Mirco Ercoli, Domenico Panarese, Mario Rinaldesi, Alessandro Rosati, Juri Tombesi. Ad ogni lettura la giuria si è dimostrata competente, interessata, ha votato, come sempre accade nei Poetry Slam, associando raziocinio e impulso. Per la cronaca il punteggio più alto è stato ottenuto da Mario Rinaldesi.

Il trasferimento nella sezione A è durato tanto (qualche giorno?); talmente tanto che alla fine avevo dimenticato le belle sensazioni e resettando la testa mi sono preparato con grande curiosità alle reazioni di quest’altra classe. Stesso procedimento, estrazione della giuria. Erano divertiti, un po’ più strafottenti rispetto agli altri, ma sicuramente divertiti. A giuria disposta ho chiesto chi di loro avesse portato la poesia da far competere e quindi leggere. E’ calato il silenzio e anche un po’ di gelo. Per fortuna, sorridendo, Saverio Verdoni si è fatto eroicamente avanti ed ha letto la sua poesia. I giurati sono apparsi decisamente entusiasti (anche solidali) ed hanno espresso un voto altissimo al compagno di classe. Segno che il coraggio è sempre premiato.

Però si potevano finire così queste mattinate dedicate al Poetry Slam? Svelo un piccolo segreto. Mi sono portato dietro alcuni libri di poeti marchigiani della generazione precedente alla mia ( De Signoribus, Scarabicchi, D’Elia e Piersanti). Ho dato casualmente un libro per ogni studente della classe, ho fatto scegliere una poesia del libro e poi ho fatto un Poetry Slam non autorizzato sulle poesie dei super poeti di cui sopra. E’ stata anche  questa un’esperienza illuminante. Soprattutto mi sono chiesto se la poesia è un mezzo di comunicazione per una sorta di elite pseudo intellettuale oppure un fenomeno comprensibile dai più e quindi di massa. La mia idea, confermata dall’attenzione con la quale degli studenti di un istituto professionale hanno ascoltato, giudicato e votato i testi “complicati” di poeti affermati, è che la poesia è per tutti ma ad una condizione. Che venga promossa e fatta leggere e soprattutto umanizzata: due cenni sul poeta, due cenni su quando è stata scritta. Il resto viene da se. Per la cronaca e anche per mio divertimento allego l’esito del Poetry Slam non autorizzato (quindi clandestino) dei poetoni: Gianni D’Elia 20, Eugenio De Signoribus 17, Umberto Piersanti 18, Francesco Scarabicchi 18. Agli studenti l’ardua sentenza. Infine pubblico di seguito alcuni testi che mi sono stati mandati dai ragazzi:

LA MORTE
(Daniele Appignanesi)

Non vivere nel timore,
non vivere
in un pesante tormento.

Abbandona il nero pensiero
quando tu ci sei, lei non c’è
quando lei c’è, tu non ci sei più.

 —-

MARTIRIO SACRO
(Mario Rinaldesi)

Per anni ho provato ad insegnare
qualcosa che non riuscivano a capire.
I loro occhi erano vuoti,
vuoto mi fecero diventare,
per loro dovrei morire,
una razza triste in un posto ingrato.
Le parole che ho detto
e le cose che ho fatto non coinvolgono nessuno
ma imperterriti continuano a pressarmi
per vedere qualcosa che non potrò mai essere:
il loro re imprigionato.
Ho visto la tristezza nei loro occhi,
la malinconia nei loro pianti privi di ogni passione.
Guardandomi intorno ho visto solo dolore,
questo e ciò per cui ho pianto, ciò per cui morirò.
Ma lo spirito umano non può morire.

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