25 marzo 2009 presentazione di Pochissimi inevitabili bastardi scritto da Matteo Petracci

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In questi primi giorni di marzo 2009 la temperatura è ancora decisamente sgradevole, ci vorrà tempo prima che torni il sereno. Per fortuna che in mezzo a tutto questo gelo, in mezzo al vento notturno e alla piogga che insozza le macchine e gli ombrelli, ci stanno alcuni pomeriggi tiepidi, al tepore delle biblioteche dove si presentano persino libri sulla Resistenza e che a scriverli, questi libri, sono uomini di oggi che manco hanno fatto il ’68. Così mercoledì 25 marzo alla Biblioteca Nazionale di Macerata è stato presentato Pochissimi inevitabili bastardi – L’opposizione dei maceratesi al fascismo. Dal biennio rosso alla caduta del regime; corposo volume scritto da Matteo Petracci edito da Il Lavoro Editoriale di Ancona.

In cattedra, insieme all’autore si sono alternati: il professore Angelo Ventrone, prefattore del libro; Giulio Pantanetti, presidente provinciale dell’Anpi; Maria Angiola Napolioni, direttrice della Biblioteca Nazionale di Macerata e Annalisa Cegna, direttrice dell’Istituto Storico della Resistenza di Macerata. In platea ad ascoltare, numerose personalità e un po’ tutta la sinistra storica maceratese, riunita finalmente, almeno per un evento culturale. Gli interventi dei relatori sono stati tutti molto intensi e quello di Matteo Petracci è risultato fin troppo dettagliato. L’autore sà che posso muovergli qualche micro suggestione come questa. La passione di Matteo d’altronde va ben al di là di qualsiasi eccesso nel racconto colmo di aneddotica. In fondo credo che questo libro, come si è più volte detto durante la presentazione, va a colmare una lacuna storica, va a rendere un po’ di giustizia, va a definire, qualora ce ne fosse stato bisogno chi erano i “buoni” e chi i “cattivi”.

Mi viene anche in mente che un anno fa di questi tempi scrivevo rispetto alla mia partecipazione all’assemblea nazionale della defunta Sinistra Arcobaleno, un esperimento che mi sembrava positivo, una via che mi appariva giusta. Mi sbagliavo di grosso, oggi sono cosciente che ho peccato di ottimismo e anche di un pizzico di romanticheria: credevo che fosse necessaria una formazione capace di andare a coprire uno spazio politico lasciato vuoto dal Partito Democratico; credevo che per la prima volta dopo tanti anni si potevano rimettere insieme i cocci della sinistra italiana, immaginavo che la figura di Pietro Ingrao potesse essere fonte di ispirazione etica e morale; mi illudevo rispetto ad un’ipotetica unità.

Il Pd non ha lasciato nessuno spazio a sinistra. La lezione avrei dovuto ricordarmela; nel 1993 mi spiegò il leggendario Lucio Manisco che laddove si instaura il bipartitismo la sinistra smette di esistere per lasciar spazio ad una forza di natura moderata e progressista; lui si riferiva agli Stati Uniti ma la teoria appare drammaticamente messa in pratica oggi in Italia. I cocci della sinistra italiana non si rimetteranno mai più insieme perchè non ne hanno la capacità; storicamante stavano insieme (e manco tutti) perchè c’era un Pci autorevole e non autoritario; la generazione autorevole se n’è andata tutta e i pochi rimasti non hanno più voce, sono rimasti gli autoritari poco convincenti. L’etica e la morale non possono più essere fonte di ispirazione perchè la battaglia avrebbe dovuto essere di natura culturale più che politica e i dirigenti del dopo Pci si sono limitati a rincorrere proprio culturalmente l’avversario nel più assurdo dei terreni: quello dell’immagine; ciò ha reso i concetti di etica e morale mere parole, oggi nemmeno più tanto usate.

Ci resta solo la storia, ci restano i libri e gli aneddoti, ci restano gli uomini di buona volontà, quei pochi non contaminati dalla prassi della logica politica. Oggi appare davanti a noi uno sterminato deserto incolore, una landa desolata. Oggi ci si sorride a mezzabocca, ci si divide tra decisionisti quasi uguali ai modelli berlusconiani e sognatori illusi di essere ancora elité culturale. Oggi solo in rarissime occasioni, turandosi il naso, ci si riconosce e si scambia qualche parola. La primavera forse non arriva più, nonostante tutto questo resta un doveroso ringraziamento a Matteo Petracci.

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Una Risposta to “25 marzo 2009 presentazione di Pochissimi inevitabili bastardi scritto da Matteo Petracci”

  1. Gianluca Says:

    in tempi in cui “cattivo” è chi ancora distingue, definisce, ricorda i buoni e i cattivi, più che “nonostante” direi che PROPRIO per tutto questo resta un doveroso ringraziamento ecc.

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