28 marzo 2009 parlando di poesia nelle scuole di Agugliano e Polverigi

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Grazie all’associazione culturale La Guglia di Agugliano ho avuto la fortuna di fare un’esperienza bellissima. La più bella fatta quest’anno; più importante delle comparsate, più importante delle letture. Ho parlato di poesia con i ragazzi delle scuole medie di Agugliano e poi con i bambini delle elementari di Polverigi. Ero abbastanza convinto, fin dall’inizio che sarebbe stata una bella mattinata quella di sabato 28 marzo. Quando poi, accompagnato da Giorgio Balercia, sono entrato nella prima scuola e ho conosciuto le professore che ci hanno accolto, mi sono sentito a mio agio. Tra le professoresse va detto che c’era anche Cristiana Cirilli, fresca di stampa con il libro Fili e ponti edito da Il Filo.

I ragazzi delle medie si sono accomodati nell’atrio con gran clamore di sedie e curiosità, il vociare è durato per un po’ fin quando non mi sono appoggiato sulla scrivania ad uso del bidello che per le prossime due ore sarebbe diventata mia. I ragazzi allora hanno cominciato ad osservarmi in modo strano tipo ammò chi è questo? il poeta? Così ero stato presentato. Allora ho provato a far cambiare rotta, cercando di arrivare ai loro cuori alle loro galoppanti menti, alla loro esuberante fantasia. Ho raccontato della poesia che per me è un’esigenza, ho raccontato (ultimamente lo faccio spesso, mi sembra utile) dell’incontro tra la Achmatova e Modigliani e tutti erano davvero attenti. Poi ho chiesto loro di dire cosa poteva essere la poesia e allora giù a valanga. Tutti hanno detto qualcosa, le mani si alzavano in tante e contemporaneamente.

Avevano gli occhi di chi vuol parlare, avevano quell’ansia bellissima di espressione. Ed espressione sia, parlate scrivete, leggete le vostre poesie. In molti hanno letto le proprie poesie: piene di amicizie e soli e cuori e cieli e dio solo sà quanto sia giusto a quell’età scrivere così in alto, scrivere per volare ben oltre le montagne e i mari. Non tarpate le ali ai giovani, anzi consegnate loro le chiavi delle città. Non ho ascoltato mai tanta poesia quanto in quelle ore. Poesia speciale, combaciante all’unisono con la vita dei ragazzi, con le loro sensazioni, pochi filtri, e quesi pochi palesemente derivanti da una logica adulta che si sta facendo strada nelle loro testoline speciali.

Alla fine delle prime due ore ho cambiato paese e scuola e sono andato a parlare alle classi seconde della scuola elementare di Polverigi. E qui, il sublime, l’altezza inarrivabile del bene e del bello. I bambini si sono seduti, mi hanno ascoltato prima titubanti e poi abbiamo giocato alle parole, abbiamo trovato le rime ai loro nomi, ci siamo divertiti, abbiamo pensato alla magia nascosta nella penna e ad una bottiglietta d’acqua che parlava. La poesia è apparsa dilagante. Così inevitabile è stato raccontare dello stilita ed i bambini avevano gli occhi attenti. Infine dopo due ore di sorrisi sulle labbra di braccia alzatem di giochi e di parole ci siamo salutati ma mentre se ne stavano andando in fila, tornando nelle aule. Un bimbo dai capelli neri, vivace e con gli occhi vispi è tornato indietro e mi ha abbracciato alle ginocchia. Mi guardava pieno di domande, ed io l’ho carezzato sui capelli. Non c’è mai stata nessuna soddisfazione grande come questa lunga appena pochi istanti. Un bambino che con gli occhi ti ringrazia per avergli raccontato due ore di poesia. Tornando a casa in macchina ero commosso.

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2 Risposte to “28 marzo 2009 parlando di poesia nelle scuole di Agugliano e Polverigi”

  1. Angela Says:


    Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini

  2. criscir Says:

    Che dirti, Alessandro?
    Quando si accende una mente, un cuore, quando gli occhi degli altri guardano in nuova direzione grazie a te, vedi allora credo di fare il mestiere più bello del mondo.
    Quando accendo una passione quel mestiere si accomuna al divino e io stessa mi accendo: di altra passione.
    Grazie per averci portato la tua poesia, grazie per averci portato la tua passione.
    Farò leggere ai ragazzi questo tuo resoconto e spero di farti avere qualche loro impressione.
    Con grande stima
    Cristiana Cirilli

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