4 e 16 aprile Licenze Poetiche a scuola – PsicoPedagogico di Recanati – 2O, 2I, 2H

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Andare a parlare di poesia in un liceo socio psico pedagogico a Recanati farebbe tremare i polsi a decine e decine di poetoni di quelli che venerano il più famoso cittadino di questa città e che a loro volta vengono venerati.  Così di mattina presto bevo un caffè doppio stropiccio gli occhi e imbocco la neogalleria (venerata anch’essa dai maceratesi) direzione strada regina. La direzione già svelata nelle righe precendenti mentre il mezzo di trasporto resta la mia vecchia Lancia verdone del ’96. E’ una bella giornata, arrivo a Recanati, parcheggio e mi dirigo elettrizzato e veloce verso il cortile interno dello storico liceo recanatese  ovviamente dedicato al poeta.

Arrivo presto, eccesso di solerzia e aspetto godendo il panorama dal terrazzo del cortile interno della scuola che da verso l’Adriatico e il Conero che lo sorveglia. Gabriele Cingolani, il professore che conosco da tanto tanto tempo, appare sotto l’arco del portone e mi guida manco fosse Virgilio su per le scale fino all’atrio e poi, dentro un’aula che quasi ci rimango secco, con il soffitto affrescato; non grande ma assai scenografica. La classe è la 2O, composta da tutte ragazze meno uno, e come al solito cominciamo piano piano: parlo, racconto, cerco di far comprendere cerco di far passare alcuni concetti poetici, qualcosa di utile come l’inflazione delle parole poetiche, sembrano attente, alcune addirittura rapite. E’ una bella sensazione per il sottoscritto. Poi nella seconda ora ci dedichiamo per lo più alla parte artigianale; le vedo scrivere, curve sul loro rispettivo foglio, alcune frugano veloci nei pensieri, altre riflettono a lungo scrutano il soffitto. Alla fine come sempre alcune leggono, la maggior parte buttano via la poesia scritta, è un dazio da pagare alla loro età, comunque una bellissima età.

Seconda classe della giornata, la 2I, cambiamo aula, stavolta è proprio la classe di Gabriele. Provo ancora emozione, anche qui più donne che maschi, me li vedo tutti schierati, sembrano pronti ad un assalto ma è solo una mia impressione. Quando comincio a parlare, usando la solita poverissima retorica e il tanto materiale che mi mette a disposizione la storia e l’arte, la classe ammutolisce, mi dico che funziona, che se questo miracolo succede ogni volta significa chqualcosa arriva, basterebbe un decimo delle cose che dico per far scoccare la scintilla. Ed inseorabilmente nel momento della scrittura la scintilla arriva, si palesa sotto forma di momento bellissimo, alto, emozionante. Tanti buttano via ciò che hanno scritto, qualcuno legge di sua spontanea volontà, alcuni si affidano ad una sorta di complicità col sottoscritto, vincono il timore del giudizio altrui, forse in questo modo un giorno si renderanno conto che questo mezzo, la poesia, va ben oltre i giudizi, ben oltre le aspettative, è più forte del tempo e degli uomini. Una ragazza decide di leggere, fa i suoi passi verso la cattedra, è sola nel mezzo dell’aula, al centro dell’attenzione, abbassa gli occhi sul foglio, sta per leggere, non riesce a pronunciare parola. Chiedo alla classe di fare silenzio; la ragazza riparte, abbassa gli occhi sta per leggere, non legge. Parte qualche brusio, la osservo con calma, di nuovo silenzio, un’altra partenza… falsa anche questa. Ora la classe rumoreggia, non è il momento di leggere. Alzo appena la voce, di nuovo silenzio, stavolta la ragazza tira un sospiro lunghissimo, incamera un coraggio fuori dall’ordinario, e la sua voce se ne esce leggendo una dopo l’altro dei versi intensi, belli, sentiti. Ora la classe è un fulcro unico, un magma di attenzione. E lei si arrampica su per vette che nessuno si aspettava e poi scende nell’abisso e quando ne risale e cocnlude la poesia con una chiusa che ci lascia tutti a bocca aperta, ha l’aria di chi ha nuotato in apnea per minuti interi, non lo è ma sembra come quando tiriamo fuori la testa dopo una nuotata. Ora tutti insieme a lei inspiriamo aria nuova che ci arriva giù fino ai polmoni e d’improvviso ci sentiamo insieme più leggeri e più pesanti. Ne è valsa proprio la pena. Ben oltre ogni aspettativa, come sempre è come sempre gli umani riescono a stupirmi nella loro incommensurabile grandezza.

A distanza di dodici giorni ritorno nella stessa scuola per terminare il girone di andata con la classe 2H. Stavolta con la Pasqua in mezzo sento come se avessi perso un po’ di smalto, e loro mi osservano in maniera strana, non me li sento tutti miei. E come sempre parlo, parlo, cerco di buttare qualche lenza, in pochi raccolgo, sfoggio una pseudo cultura musicale che li spiazza un po’ ma sembrano più scafati, parlano tra loro (mi ricordano quei santi scapigliati elettrici dell’Ipsia). Ho come l’impressione che non siano convinti e forse così è. Eppure anche qui ci scappa un mezzo miracolo. Alla fine leggono in parecchi, più che nelle altre classi, però succede prima che una ragazza lascia scoprire una intensità distante mille anni dall’apparenza, le faccio domande inutili e risponde e poi quando le chiedo il nome lei resta muta, con gli occhi spalancati, andiamo avanti non fa nulla, c’è più poesia in questa reazione che in tutto ciò che ho detto fino a quel momento. Nell’attimo della scrittura io e lei facciamo un patto, per stare più tranquilla si sposta di qualche banco, è l’unica che si muove e mentre la osservo son certo che troverà il coraggio per leggere invece che buttare. La lascio scrivere anche mentre gli altri leggono o buttano via i testi e quando tocca a lei, la guardo con un sorriso, mi sento come se avvessi vinto una scommessa, la aspetto, son certo. La invito a leggere e lei si alza fa quattro passi poi vira a destra verso il cestino e butta la poesia nella spazzatura. Abbasso il capo, stavolta non avevo capito niente. 

Qui sotto l’unica poesia che mi è stata mandata, una bella poesia.

***

(Diana Gentili)

Sono, esisto,
come una bambina testarda,
come il vento che cambia.
Desiderando cose lontane
e vivendo di un presente deprimente.
Godendo di quelle piccole cose, che sono solo mie.
Catturando immagini e parole,
su carta o muri bianchi.
Buttando la mente dove capita,
agitando la fantasia,
la chiamano artista,
o semplicemente pazzia.

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3 Risposte to “4 e 16 aprile Licenze Poetiche a scuola – PsicoPedagogico di Recanati – 2O, 2I, 2H”

  1. milena Says:

    Hai ragione , ciò che ci viene regalato dai ragazzi è a volte incommensurabile…questa poesia mi ha fatto vibrare, mi ha commosso..e mi dà ancora uno stimolo per le mie giornate a scuola fra i banchi…

  2. Patrizia Says:

    Avrei voluto assistere per intero a tutti e due gli incontri tenuti da Alessandro, ma ho preferito dileguarmi dopo un po’ per evitare che la mia presenza fosse troppo ingombrante e ostacolasse la libera espressione dei ragazzi. Chissà poi perché con noi prof. sono spesso più “chiusi”… forse perché anche noi in genere “recitiamo” una parte dalla quale ci allontaniamo raramente e che non rispecchia veramente noi stessi per intero. Forse è una forma di autodifesa…
    Ma… , anche se mi sono “persa” gli incontri, li ho vissuti di riflesso da quello che poi mi hanno raccontato sia Alessandro sia le ragazze, che sono state davvero molto soddisfatte e che sono rimaste male quando hanno saputo che non ci sarebbero stati altri incontri con lui. Hanno ammesso che all’inizio erano un po’ perplesse, non erano del tutto convinte che avrebbero passato delle ore coinvolgenti, perché Alessandro non le aveva colpite positivamente… Per fortuna che spesso l’apparenza inganna e meno male che ci sono ancora giovani che non si fermano all’apparenza! Per farla breve: alla fine sono state tutte entusiaste. Se penso che, quando ho comunicato che avrebbero avuto l’occasione di incontrare un poeta, una di loro ha sgranato tanto d’occhi chiedendo: “Ma, … vivo?”, è già stato fatto un grosso passo avanti!
    E non importa se la maggior parte di loro ha buttato via il foglio: hanno comunque dato concretezza ai loro pensieri, sono state per un po’ di tempo sole con se stesse, cosa che con la confusione che abbiamo intorno oggi è molto difficile.

  3. Serena Says:

    Ho letto in questi versi piccoli e grandi luoghi comuni e nel ritrovarli ho provato tenerezza e invidia per la fede cieca, temeraria..in un’identità stabile e completa che poi negli anni si perde. Rivedo in questi versi lo slancio eroico che avevo anch’io a quell’età quando scrivevo (e vivevo) come se tutto fosse “questione di vita o di morte”!
    S

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