30 anni di scrittura – Il modello marchigiano fra due secoli, Cerreto d’Esi 24 aprile 2009

locandina scritt

Esiste tutta una mia simbologia atavica e questa simbologia ha parecchio a che fare con Cerreto D’Esi. Vent’anni fa, quando ci passai per la prima volta ebbi netta, nettissima la sensazione di esserci già stato, ma non ci ero mai stato. Fu un’esperienza inquietante perchè nonostante la certezza di non esservi mai mai mai passato prima, conoscevo perfettamente tutti gli angoli della piazzetta del paese. Sei anni fa, di notte, mentre mi stavofacendo accompagnare a Fabriano per prendere un treno che mi avrebbe portato a Fiumicino per poi imbarcarmi sul Boeing Continental che atterrava il giorno dopo a Newark, New Jersey, mi fermai insieme a Marco a prendere una mezza birra in un bar di quella stessa piazza. Quella stessa notte una persona che conoscevo benissimo affogava in un lago senza che io ne sapessi nulla per anni.

Così, quando Alessandro Moscè mi ha invitato a partecipare a 30 anni di scrittura – Il modello marchigiano fra due secoli, evento da lui organizzato il 23 e 24 aprile, proprio a Cerreto, ho accettato senza colpo ferire, come se stessi aspettando da tempo questo invito.  La due giorni aveva come ospiti una lista piuttosto nutrtita di autori, critici ed editori, leggendola mi sentivo anche un po’ spaesato però la curiosità di leggere in questo centro nevralgico dei miei eventi è stata irresistibile. Così mi è stato comunicato che sarei dovuto intervenire con una lettura durante il pomeriggio del 24. Benissimo, detto, fatto.

Sono arrivato mentre il palazzetto dello sport dove si svolgeva il tutto (per la verità un posto un po’ più evocativo si sarebbe potuto trovare) si stava riempiendo. Mi sono accomodato in seconda o terza fila, gisuto dietro le sedie di Francesco Scarabicchi e Valentina Conti. Ci siamo salutati. Alla mia sinistra una scolaresca simpatica. Moscè ha aperto i lavori lasciando che ad introdurre in maniera assai appassionata fosse il professor Alfredo Luzi, il quale si è tuffato in un bel intervento di storia della poesia/letteratura marchigiana. Interessante ma inevitabilmente già sentito. L’intervento di Luzi mi è piaciuto molto anche se sottolineo e strasottolineo che rispetto a quella che i critici contemporanei chiamano la rete marchigiana, i poeti della mia generazione per intenderci, l’unico che Luzi ha citato è stato Enrico Piergallini che dio solo sa quanto mi piace, però non è certo considerabile come uno dei maggiori esponenti di questa rete. Insomma Luzi… hai lasciato fuori gente come Socci, Mancinelli, Gezzi, Babino e Morresi (e il sottoscritto ovviamente). Capisco la differenza di generazione ma aimè la lacuna è grave, gravissima oserei dire.

A seguire è intervenuto quel volpone di Umberto Piersanti che ovviamente ha rimarcato che la prima volta insieme dei poeti marchigiani è stata ad Urbino nei ’70 ovviamente grazie a lui. Quando Piersanti si limta a leggere le sue poesie riece ancora a farci emozionare. Di fila è intervenuta Valentina Conti, editrice, che ha velocemente fatto notare come in realtà la rete letteraria in questa regione sia assai  diffusa, peccato che l’intervento è durato poco; la strada mi sembrava quella giusta. Quindi le letture di Feliciano Paoli, Mariarita Stefanini, Alessandro Moscè, Norma Stramucci (che mi ha gentilmente regalato la sua ultima fatica) e Francesca Merloni che ha recitato con enfasi una parte del Magnificat regionale infarcito di anime e cuori. Ero decisamente in imbarazzo. Quando è toccato a me, in realtà prima di alcuni di questi mi sono assaporato il momento, ho pensato al mio atavico deja-vu, ho letto arrampicandomi sulle onde dell’oceano dei miei nonni e poi mi sono fatto scavare la fossa dai fascisti di Montalto, ricordano e ricevendo applausi, e mi piace, il 25 aprile che era il giorno dopo (vedete come il tempo ha uno scorrere tutto sincopato).

Per ultimo è intervenuto Francesco Scarabicchi che prima di leggere ha ricordato anche lui il percorso alto della sua esperienza, quella dell’Ancona sua e di Scataglini, quella delle Residenze, della Rai, di d’Elia e Raffaeli. E poi mentre il sindaco di Cerreto rispondeva per l’ottava volta al cellulare durante le letture, Moscè ci ha congedato tutti invitandoci a cena. Nel frattempo quella smemorata totale di Rita Vitali Rosati continuava a farmi foto pensando di non conoscermi. Ma anche questo rientra nella norma. Alla fine mentre ci allontanavamo tutti verso le nostre rispettive scatole di latta ho provato una malinconia antichissima, ho pensato che dovevo perdermi tra le montagne.

Annunci

Una Risposta to “30 anni di scrittura – Il modello marchigiano fra due secoli, Cerreto d’Esi 24 aprile 2009”

  1. maria chiara teodori Says:

    ale peccato non ci hai detto nulla, era vicino e potevano imparare molto. te potessa casca’ !

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: