19 Maggio 2009, prima giornata dell’VIII Licenze Poetiche Festival

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(Antonella Anedda a Licenze Poetiche Festival)

Uno due tre ed ecco che comincia una settimana colma come fosse botte d’autunno. Una settimana di poesia voluta e vissuta per e dentro la città di Macerata. Ammettiamolo pure, l’abbiamo organizzata noi di Licenze Poetiche questa settimana che si è aperta aprendo la galleria degli Antichi Forni alla mostra della pittrice/scultrice Simona Scarpacci. Con l’inaugurazione sono arrivate le persone, i curiosi, la gente comune e rai tre che ha voluto darci una mano concedendoci la ribalta di qualche minuto di tg. E poi sono anche arrivati i poeti a Macerata, come ogni anno da otto a questa parte, sono arrivati a farci visita e con la disponibilità rara del lasciarsi incontrare, perchè non tutti i poeti si lasciano incontrare.

Quindi la prima parte del pomeriggio di Martedì 19 Maggio l’abbiamo dedicata al bel libro, bello davvero di una nostra costante convinzione: la poetessa Barbara Coacci che dopo aver calcato i prati del parco, dopo aver discusso e ascoltato tanto ha raggiunto la prima tappa del viaggio, ed è stata oasi speciale. Barbara Coacci, Nessuna nuova per i tipi de La Camera Verde. Un libro che per i più risulta una sorpresa ventosa e calorosa; per noi invece è solo la conferma del talento alto e discreto di questa autrice vicina in geografia ed umanità. A presentare Barbara negli spazi nuovi della Libreria Mondadori è stata Lara Lucaccioni, fresca di premi e generosa nel donarsi alla causa.

Primo incontro, primo buon pubblico numeroso e attento e poi di corsa giù verso la stazione per accogliere come si deve una tra le poetesse più importanti dell’odierna Italia. Quando Antonella Anedda arriva scendendo dal nostro trenino (molto più nostro che di Trenitalia) ha l’aria bella di collina ed infatti partiamo subito a parlare del paesaggio, delle Marche e dell’influenza del territorio sui versi. Ormai s’è fatta sera, ormai è ora della seconda tappa. Quando con Antonella Anedda arriviamo puntuali in galleria, non c’è quasi nessuno, così illustro per sommi capi i quadri di Poesia di Strada e quelli della Scarpacci; ma poi con i minuti e con la sera e con l’abitudine italiana del ritardo arrivano frotte di spettatori. Mi soddisfo intorno guardando le voci dei presneti, provando a riconoscerle.

E quando ci si siede tutti anche per Anotnella Anedda parte l’incontro, un po’ domando, un po’ Anedda legge lasciandosi dietro un brusio fastidios e involontario proveniente dall’altro lato dei Forni Antichi. Anedda legge e parte anche l’applauso di quelli non attesi, di quelli in mezzo alle parole, lo sbattere di due mani che poi si portan dietro tutta la platea. Facciamo domande, esploriamo i verbi e gli aggettivi, i temi, le curiosità. Antonella mi siede a fianco e spiega, legge e anche concordiamo su alcune parole chiave: la semplicità come valore, il domestico capace di osservare attraverso le mura, oltre le finestre un infinito universale.

Semriamo tutti in vena, festosi e attenti, obiettivamente contenti e parte anche una discussione fatta di domande tante e puntuali risposte illuminate e ancor più illuminanti. Che bello poi quando la poesia si desta e assume le sue capacità implicite: essere senso e suono attraversare l’aria piena di cellule in controluce: Anedda ci concede Il Balcone del Corpo pubblicato da Mondadori, e poi con grande sorpresa e sorrisi sulle labbra anche due inediti, scritti sui fogli del computer, per ricordarci che i mezzi sono e dovranno sempre, essere macchine capaci di aiutare. Una giornata conclusa con gli applausi, con la cena in osteria e le chiacchiere ed i consigli come se fosse l’inizio di un Festival di Poesia.

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