Quarta lezione maceratese, Giardini Diaz Macerata 29 giugno 2009

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Per fortuna è arrivata l’estate e con essa una certa volontà di sentirsi liberi, di discutere in luoghi aperti e di fatto i giardini Diaz sono per ora l’aula didattica delle nostre lezioni. Lunedì 29 giugno ci siamo così di nuovo radunati per discutere e scrivere di poesia. Avevo in mente un tema forte, qualcosa che avesse a che fare con l’età dei tre giovani poeti: pensavo al cambiamento, alla facilità con cui le cose cambiano, alla passione con la quale ad un’età certi cambiamenti vengono vissuti e al distacco (spesso finto) col quale si viene a patti ad un’età matura. Questo era il percorso che avevo in mente, che volevo suggerire.

Difatti abbiamo cominciato a discutere su questra traccia sdraiati su un prato, poi senza ricordare bene come è avvenuto il cambiamento e quindi ci siamo spostati dal prato ad un tavolo di legno con relative panche, sicuramente più comodo; abbiamo virato e cambiato anche il tema tanto che abbiamo optato per il ritmo, la musica e soprattutto la musicalità dei testi poetici. Il ritmo in poesia è un fattore centrale, senza di esso si cede il passo, spesso, ad una profondità tematica priva di sostegno. Certo, ragionandoci, non sempre il ritmo è necessario ma aiuta e quando esso si fonde con il contenuto allora nasce davvero la poesia. Ne è venuto fuori che Valerio sta tentando di musicare alcuni suoi testi mentre ad Ignazio chiedono il contrario e cioò di scrivere testi per musiche già esistenti. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una prassi già nota, ad una esaltante visione, ad un ovest da rincorrere senza farsi tanti problemi. Sonia invece sta, su mio stimolo, approfondendo una musica e alcuni autori che sono riusciti a fondere l’alta qualità dei suoni e dei testi.

Quindi appare evidente quanta importanza la musica ricopra nella vita dei giovani esseri umani. Mi veniva da rifletere anche su come sia dannatamente più attraente la figura della rockstar rispetto a quella del poeta. Come dar loro torto? Non dando loro torto perchè hanno ragione. I ragazzi, tutti e anche tutti e tre sono molto attratti da un’iconografia rock che ha attraversato i decenni dal 1960 ad oggi e anche in questo caso c’è tanta poesia nel ricordare chi ha segnato, spesso con tragiche parabole, le ore luminose dei giovani di ogni decade.

Dal basso dei miei trentotto anni mi chiedo se ha valore la regola delle personalità geniali e sregolate assurte a mito. C’è stato un tempo nel quale io vivevo succhiando da questi santi laici, ora nutro un enorme malinconico affetto per coloro i quali hanno scelto l’altezza della leggenda alla forza della vita. Così mentre i ragazzi parlavano di musica e poesia, di possibili grandi pubblici e di minime platee me ne sono andato a comprare quattro gelati che servissero almeno a spezzare la retorica. In fondo appena sono tornato me li sono ritrovati tutti e tre con tanto di occhiali scuri, tre giovani poeti, le mie rockstar preferite. Prima di dipanare i fili verso le rispettive dimore abbiamo concordato che, se possibile, la prossima lezione la faremo proprio a Recanati sul colle dell’infinito.

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