Quinta lezione maceratese a Recanati, 28 luglio 2009

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Lezioni maceratesi il 28 luglio del 2009 ha optato per una piccola fuga dalle mura e siamo volati in tre (Sonia non aveva bisogno di spostarsi) verso un luogo che con la poesia ha un suo rapporto stretto. Una ridente cittadina a pochi chilometri da Macerata, un bel posto da dove si vedono il mare e le montagne. Uno di quei paesotti da dove qualcuno vuole fuggire e poi proprio per questo motivo molti vogliono andare a visitare il luogo stesso nel ricordo di colui che ne cercava la fuga. In poche parole (e già ne abbiamo spese tante) siamo andati a fare la lezione maceratese a Recanati.

Abbiamo parcheggiato la lancia verdone e ci siamo ritrovati proprio davanti al portone di casa Leopardi. I tre pargoli non vi erano mai entrati, o quasi, quindi l’emozione, la curiosità, quel po’ di senso di magia li coglieva visibilmente. Nell’attendere una poco probabile guida bionda li osservavo intenti a nascondere l’inquietudine della loro età. E poi si entra a fare un giro della biblioteca di Monaldo, dove Giacomo fu intento nel suo studio matto e disperato. I libri alle pareti, quelli messi all’indice, chiusi a chiave dentro una bacheca, i tomi antichi, la bibbia scritta in arabo e altre cinque lingue. Mentre la guida bionda sembrava un registratore con l’accento nordico Sonia, Valerio e Ignazio volavano e azzardavano appunti sui loro taccuini, copiavano dagli originali esposti le poesie di Giacomo bambino e rimanevano a guardare i disegni dei figli Leopardi esposti dietro ai vetri. Usciti dalla casa abbiamo vagabondato, guidati da Sonia l’indigena, attraverso sentieri di sassi fino a giungere al colle dell’infinito, dove abbiamo cominciato a confrontarci ovviamente su Giacomo e il suo mondo. Dal mio punto di vista la raffigurazione stereotipata che la critica letteraria dà di Leopardi è un limite enorme alla sua comprensione e anche uno schiaffo all’identità del poeta. Insomma fa sempre comodo spacciare un poeta come incapace di vivere la realtà e sospeso in un mondo tutto suo. Per me Leopardi era incazzato, ma incazzato per davvero, covava una ribellione verso l’ordine costituito, verso le autorità e se solo fosse campato qualche anno in più ce lo saremmo trovato sulle barricate risorgimentali magari morto ammazzato vicino a Mameli. Ho chiesto quindi ai tre moschettieri quale fosse la loro opinione su Leopardi uomo e poeta e così hanno risposto. Valerio è stato colpito forte al volto dal pessimismo leopardiano e con esso un’epica dei luoghi (il colle dell’infinito , la piazzetta del sabato del villaggio); Ignazio ha colto l’ironia del giovane uomo e anche la sua potenza trasgressiva in un contesto come quello della Recanati ottocentesca; Sonia s’è soffermata su aspetti docili e possenti come la tenerezza del quotidiano leopardiano, la vita nel suo scorrere normale che rende il poeta così simile agli umani nonostante l’abisso che li separa. Mentre parlavano ho pensato che tutti e tre sono comunque influenzai (per ora ed ancora) da un immaginario collettivo che nel corso del tempo ha trasformato Leopardi in un autore da didattica de’ noantri. Spero che questa lezione maceratese abbia detronizzato e spazzato via parte delle loro convinzioni sulla figura de sto poro Giacomo. Ignazio lo vede mito, Sonia lo vede bambino, Valerio lo vede uomo e io lo vedo inquieto senza età e genere.

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