IL PRETE E L’ASSASSINO – il mio primo racconto “censurato”

Gente, il racconto qui di seguito è stato evitato da alcuni redattori di due dei più importanti blog letterari italiani (non dico quali). Da entrambi definito “troppo forte”. L’avevo scritto una decina di anni fa, ora l’ho ripreso e mi piace. Dato che la rete lo consente lo pubblico qui e in altri posti. Se volete lasciate un segnale

IL PRETE e L’ASSASSINO

Il prete parolaio aveva scelto per rifugio momentaneo il silenzio di un parco poco illuminato con l’impressione sbagliata che qualcuno lo stesse seguendo mentre era solo come un cane. La notte appariva mite al punto in cui la primavera comincia a ricordarsi di se stessa, accompagnata da leggera foschia, alzata improvvisa per sfumare i grigi che complottano con le ombre. L’abatjour dell’istante somigliava ad una lontana e fottuta luna piena, circondata da aureola santa, probabilmente falsa, appariva eternamente illuminata e zoccola. Un colpo di tosse grassa, niente a che vedere con i mali di stagione, più simile ad una parola d’ordine, ad un tic nervoso, all’ansia mal celata. Il prete avrebbe desiderato tanto avere accanto a se un assassino da confessare e poi supplicare di essere ammazzato concedendo assoluzione anticipata. Si sentiva osceno mucchio d’ossa rivestite in nero aveva simulato la dimenticanza a casa del colletto bianco, voleva sempre più spesso essere scambiato per un poco di buono, per un oscuro mentore, per un’ombra sull’asfalto. Se l’erba non fosse stata umida si sarebbe steso su un’aiuola del parco, una di quelle dove ai quattro angoli ci sono i cartelli con scritto “vietato calpestare le aiuole”, lui quella notte ci avrebbe ballato e zappato sopra a quelle precisine, verdine, puttanine, aiuole. Credendosi il vecchio saggio di un gioco per cinquenni, accomodò il suo culo rinsecchito sulla panchina meno illuminata, quella dove di solito gli adolescenti si esplorano di baci lunghi un’ora e se va bene si toccano la prima volta. C’era in quella città un solo posto dove era lecito ubriacarsi fino a svenire e lui ci stava lavorando sopra, era un soppalco marcio pieno di scatole e chincaglierie vintage della prima ondata informatica. Ci passava i pomeriggi tra una funzione e l’altra sotto a quelle quattro arcate basse, annerite dall’umidità e dal fumo delle sue sigarette. Per un inverno intero aveva scelto l’insonnia e le parole, scrivendo, o tentando di scrivere un romanzo sulla vita di Erode, che da sempre gli risultava piuttosto simpatico.

I bassi della discoteca sottostante oltrepassavano sistematicamente il pavimento e rimbombavano pesanti per tutto il soppalco, il locale si animava quasi solo nei giorni feriali dopo la mezzanotte quando diventava night e si popolava di povere mignotte dell’est e di scarpà, padroncini, operai votanti lega nord e qualche buttafuori grosso e flaccido con un filo nero che scendeva dall’orecchio e si infilava nel colletto della camicia nera d’ordinanza, praticamente ‘na cazzata che doveva sembrare ricetrasmittente auricolare. Il prete quella notte scelse il silenzio e rimase sulla panchina, cambiando posizione, portando le ginocchia al mento come quando faceva ginnastica da giovane. Aprì un quaderno con fogli color crema, ogni pagina era un muro imbrattato di inchiostri neri e verdi e col passare delle ore si scoprì vorace nello scrivere e nel riempire i pochi spazi vuoti delle pagine. Scriveva pensando ad una tipa mora, cogli occhi da cerbiatta impaurita, che aveva confessato nel pomeriggio. Gli era sembrata timorosa, impaurita per quel peccato innocuo che credeva l’avrebbe condotta dritta all’inferno. Mentre lei gli sussurrava, lo sguardo del prete si interessò alle immense poppe quarta coppa c che neanche il più largo dei maglioni sarebbe riuscito a nascondere. La immaginava nuda a scopare sotto di lui, mentre le labbra socchiuse lasciavano intravedere due splendidi incisivi e rantoli di parole impronunciabili. Non si era mai lamentato per la sua vita sessuale. Seduceva saltuariamente con una certa facilità donne di ogni età; il suo interesse non si limitava al corpo; cercava una scintilla, un particolare che caratterizzasse l’oggetto femmina, che gliela facesse distinguere e poi ricordare ben oltre le giornate dedicate alla passione. Aveva scopato, la sera prima, con una bella signora americana più vecchia di lui, l’americana era in città per un non so quale convegno dell’università e le si era offerta con docile noncuranza.

Durante le monte era lui che conduceva il gioco, gli piaceva dominare corpo e mente delle sue amiche; aveva all’apice, nel momento dell’eiaculazione uno sguardo glaciale, non parlava, si limitava ad osservare attentamente le smorfie che delineavano le maschere chele donne assumevano godendo o mentre fanno finta di godere; e alle donne piaceva così. Prima con il pensiero poi con un filo di voce si domandò a che ora sarebbe arrivata la persona che stava aspettando. L’assassino lo aveva cercato al telefono una settimana prima e avevano fissato un appuntamento per quella notte. All’inizio fu incerto su ciò che sarebbe accaduto, non aveva in particolare simpatia la morte ma provava altrettanto disprezzo per la vita e così non ebbe nessun timore nell’accettare l’incontro: mentre chiudeva la comunicazione premendo col pollice dall’unghia netta il tasto rosso del telefono cellulare pensò a qualche eventuale scenario e si convinse che anche confessare un assassino era parte della sua missione. Erano anni che non sentiva la voce dell’assassino, erano cresciuti insieme nel paese scampagnato sulle colline, avevano fatto spesso a pugni, bestemmiato le prime volte, fatto la comunione insieme, seguito le lezioni di catechismo, giocato nel campo dell’oratorio. Si conoscevano bene il prete e l’assassino. Poi quando le loro strade si divisero ne seguì sui giornali la carriera di ammazzatore, era diventato famoso il suo amico assassino. Rapine in banca, stupri a super zoccole dello spettacolo, decine di omicidi mirati, qualcuno su commissione, la maggior parte per una sua logica vendetta personale. Erano caduti morti ammazzati nell’ordine: il padre, un ex compagno di classe, un politico traditore, un sindacalista pezzo di merda basso e malfatto, quindici tra poliziotti vigili urbani che gli avevano fatto delle multe, due automobilisti, un autostoppista e quasi un’intera squadra di hockey su prato che stava facendo cena in un autogrill, della squadra aveva salvato soltanto quello che sembrava il capitano, giusto perché aveva l’aria da filosofo indulgente.

Il prete pensò che forse quella notte avrebbero potuto regolare i vecchi conti. Erano appena diciottenni quel pomeriggio d’estate del ’86 quando l’assassino spalancò d’improvviso la porta del capanno che usavano in comune come rifugio e pensatoio adolescenziale trovandoci il prete che sodomizzava con soddisfacenti stridii la di lui fidanzata messa a quattrrozampe con la testa premuta sul pavimento. Era il giorno dopo la cerimonia del voto di castità. Intanto passarono nella notte, davanti al prete, senza nemmeno guardarlo tre giovani ben vestiti che parlavano in dialetto stretto, si credevano belli e interessanti, sprecavano fiato su macchine, cilindrate e donne; il prete si girò per osservarli meglio e comprese dal loro incedere che tutti e tre erano ancora vergini, non avevano amato mai, erano troppo dritti, troppo sicuri. Lì giudicò con compassione, li catalogò come un tipico branco di provincia, completamente vuoto, assente a se stesso, inutile umanità. Assaporò un brivido di freddo, riprese ad annotare sensazioni sul suo taccuino. Scrisse qualcosa sull’ultimo viaggio a Firenze, dove era solito alloggiare in una pensione con le finestre che davano su piazza della Repubblica. Al Giubbe Rosse, mentre beveva una sambuca con la mosca fu abbordato da una bionda siciliana; passarono la notte insieme passeggiando lungarno. All’alba finirono a fare l’amore nell’angusto appartamento di lei in piazza Santissima Annunziata mentre il marito farmacista, miagolava fuori dall’appartamento dopo aver sbattuto a sangue i pugni sulla porta. All’alba il prete riprese i suoi abiti neri e se ne andò via scavalcando il farmacista addormentato come un pastore tedesco sullo zerbino.

Se si fosse realmente fatto vivo l’assassino quella notte gli avrebbe raccontato questa ultima avventura e mentre formulava il pensiero, come un lampo, nel controluce della luna, appoggiata ad un castagno, scorse un’ombra di pelle nera dai capelli lunghi. La figura alta, dinoccolata, secca, si diresse verso di lui. Più si avvicinava, meglio si delineava la sagoma dell’assassino; indossava pantaloni neri, una giacca di similpelle in tinta e da come scendevano sulle spalle, si intuiva che i capelli non erano stati lavati di recente. A dieci metri dal prete, l’assassino si arrestò. Guardò con ferocia il sacerdote. Estrasse dalla tasca interna della giacca un pacchetto di sigarette, ne accese una e con voce roca e disillusa salutò – Ciao prete, è una bella notte per parlare – Il prete si alzò dalla panchina, si avvicinarono dritti uno di fronte all’altro e si abbracciarono con vigorose pacche sulle spalle – Ciao assassino, ti stavo aspettando, come butta? – Si accomodarono entrambi sulla panchina uno di fianco all’altro, il prete allargò le braccia appoggiandole allo schienale e buttò indietro la testa e poi disse – Luna piena, notte ideale per morire ammazzati. –

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5 Risposte to “IL PRETE E L’ASSASSINO – il mio primo racconto “censurato””

  1. carmine vitale Says:

    Gran bel pezzo!
    c.

  2. Fiastro Says:

    Ho perso il conto delle verdi aiuole della narrativa su cui questo racconto balla e zappa…

  3. Sara M. Says:

    il mio parere è quello di una lettrice abbastanza allenata, non certo di una direttrice di blog o, tantomeno di una scrittrice:non ho trovato nulla di “censurabile”in questo racconto, ma nemmeno nulla di memorabile, sinceramente.
    ti apprezzo molto di più nei versi.

  4. alessandreo della 3b ipsia Says:

    alessà era un pezzo che ti dovevo mandare le mie poesie stasera mi è venuto in mente e ho deciso di mandartele, non sono per niente pratico di computer perchè ci passo poco tempo quindi non sapevo dove mandarle quindi te le mando qui,cerchero di scriverne il piu possibile ma fammi un piacere mandami il tuo indirizzo di posta elettronica che me lo sono dimenticato. ciao spero e ti auguro di trovare quello che stai cercando.

    -Pensiero-

    eccomi qui
    con lo sguardo cupo ed il cuore nero
    in un attimo lì
    piu leggero del vuoto disperso nel cielo.

    -Poesia senza titolo-

    Dolce come il sole
    luminosa tanto è il miele
    penetrante e giogliosa
    brucia la mia vita

    -A vuoto-
    voi dite la vostra
    ognuno dice la sua
    io dico la mia
    tu dici la tua

    energia sprecata
    per ragioni diverse
    non ascoltata

    -Due di notte-

    sono le due di notte
    e le pagine si impregnano di scritte
    due
    come le parti del corpo umano che colpisce chi vuole uccidere
    due
    come le anime che creano una vita
    due di notte piu profonde dell’infinito e sature di niente

    solo le due di notte

    -Guerra-

    Non ti conosco
    nella mia ignoranza ti avrei conosciuto
    ma per mia ragione
    ho lasciato il mio sangue ad un altra amante
    ma ti sento pulsare ancora
    in lei
    nella purità dei miei amori
    cresci nelle mie giornate

    -22.30-

    buona notte mamma
    buona notte papà
    buona notte piccolo
    ma la notte non è stata buona
    e l’ndomani è crollato
    insieme alle mura martoriate da strozzini in giacca e cravatta
    dal buon nome e dalla fedina penale pulita
    del loro domani sono rimasti solo grumi di sangue
    eruttati da organi spappolati accanto a ossa polverizzate
    chiuse in poco legno, ma non troppo
    quello che basta per dimenticare

    -Ciò che vogliamo-

    non essere timido
    allunga la mano e coglila
    non averpaura di tirarla con forza
    non è delicata come tutti pensano
    e non fare caso agli allocchi
    che son lì
    a guardare questo maglifico albero
    aspettando che i sui frutti cadano per raccoglerli marci e andati a male
    l’albero della felicita è il piu generoso
    ha tanti frutti da poter saziare il mondo
    quindi prendine a volonta saziatene
    e vivi la tua vita.

    ne ho altre se vorrai te le mandero sperche ti siano piaciute ma adesso mi sono stufato di stare davanti allo schermo quindi mi fumo una sigaretta e vado a dormire

    Alessandro Rosati

  5. Lazzaro Says:

    bella ricetta ( prete, assassino, sesso, notte eluna piena)
    mia ha emozionato
    mi piace il prete solo e triste ( lo era?)
    la morte è un tema bellissimo

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