La sorda Italia che non capisce Obama

Il 9 ottobre 2009 verrà ricordato perchè al Presidente degli Stati Uniti d’America è stato conferito il Premio Nobel per la pace. Una buona notizia secondo me, l’ho letta appena alzato mentre sorseggiavo il caffè davanti a questo computer dal quale scrivo e,  come mi capita spesso quando leggo buone notizie, mi si è stampato in faccia un sorriso che sono riuscito ad intravedere dal riflesso dello schermo. Non era una risata di esultanza, era un sorriso di consapevolezza, diciamo che ho intuito subito il perchè di tale onoreficenza, le sue motivazioni. In verità, mentre ieri i principali telegiornali nazionali informavano rispetto a quando sarebbe avventua la comuncazione del vincitore (oggi per intenderci), facevo mente locale e anche a me veniva in mente solo Barack Obama.

Col passsare delle ore ho dato uno sguardo ai maggiori siti di news italiani (anche stranieri) e la sorpresa è stata grande. Una gran  parte dei commentatori hanno palesato il loro scetticisimo: Piero Ostellino, ad esempio, sul Corriere della Sera parla di pura demagogia in quanto Obama non ha fatto nulla per meritare il Nobel; quell’esempio di coerenza che è Daniele Capezzone, portavoce del Popolo delle Libertà (scusate mi viene da essere sarcastico) si dichiara contrario alla scelta e parla del comitato norvegese che assegna il Nobel con disprezzo; Pierferdi Casini afferma di non capire, la destra americana attacca dicendo che il Presidente non ha fatto ancora nulla; una certa sinistra radical chic europea consiglia ad Obama di non accettare il premio.

La curiosità a questo punto mi ha spinto ad andare a leggere i commenti dei lettori e con altrettanta sorpresa noto che in gran parte di essi affiora un certo cinismo disilluso, condito da tentativi di ironia acre. Sul noto quotidiano di sinistra Corriere della Sera (così lo ha definito ieri Berlusconi) i lettori perculeggiano l’istituzione Nobel e ne dicono di tutti i colori su: Dario Fo, Arafat, Gobaciov, Al Gore e Jimmy Carter. Poi leggo un sondaggio sempre del Corriere: il 45% degli italiani è contrario al Nobel per Obama, con loro si schierano i Talebani dell’Afghanistan (anche Sirvio era tra i candidati al Nobel per la Pace). Sempre più incuriosito vado a sentire e leggere due giornalisti di solito acuti come Lucio Caracciolo e Beppe Severgini; entrambi sulla stessa linea: “un premio sulla fiducia” e “più che un premio un augurio”.

Lech Walesa, anche lui Premio Nobel nel 1983, quello sì un premio politico volto a scardinare il blocco sovietico, dice che è troppo presto per assegnare il Nobel a Barack Obama. Cerco disperatamente una dichiarazione dei leader del Partito Democratico, la cerco negli anfratti più remoti delle news, degli aggiornamenti. Niente, sono troppo impegnati nel fantastico gioco di ruolo delle primarie. Nessuna dichiarazione dal Pd, pd non pervenuto. Mi inquieto, scorro lo schermo: parla Berlusconi e nel mezzo del suo delirio di onnipotenza dice: “Il Nobel ad Obama è un investimento per il futuro”. lo dice in stile imprenditoriale ma cazzo dice la verità. Parla anche Frattini, ministro degli esteri de sta pora Italia e anche lui “Obama lo ha meritato”.

Mi cadono le braccia, bevo un bicchier d’acqua, e mi si illumina una lampadina, l’interruttore dell’ovvietà si accende. Obama ha vinto il Nobel perchè incarna il concetto di speranza; magari farà la metà di ciò che ha promesso ma far sognare un popolo, indicargli una via, dargli, appunto, “speranza” e prospettiva può far cambiare molte cose e se il popolo è convinto, col tempo le cose cambiano davvero e si fanno le riforme. Ricordate gente controversa che però aveva una visione come i Kennedy, come Guevara, come Nelson Mandela? Questi non sono stati (che Mandela viva ancora cent’anni) stinchi di santo, avevano i loro difetti ma hanno indicato una strada. Il paradosso sconvolgente però è che in questa pora Italia i progressisti, la sinistra, non parla più il lingaggio della sinistra ma si limita ad un gergo tattico ed  elitario mentre i ricchi e i conservatori sono stati capaci,dal 1994 ad oggi, facendo leva sulle paure del diverso e sul mito della bella vita, a fomentare un sogno che nella realtà dei fatti è solo l’ennesimo travestimento italiano, una trappola confezionata bene che ci sta portando alla pari con stati considerati di terza fascia (quelli che un tempo chiamavamo terzo mondo).

Così mentre abbiamo smesso persino di sognare e ci limitiamo all’onoricità di X factor e dell’Isola dei famosi; così mentre ci abbeveriamo alla fonte malarica del calcio sulle pay-tv e ci prepariamo alla nostra rivoluzione, quella del digitale terrestre; così mentre ci facciamo governare da un personaggio dei film natalizi stile Vacanze in Sardegna; così mentre noi tutti dibattiamo sui lodi, sulle pocce di Cristina del Grande Fratello che dice a Chiambretti che Rita Levi Montalcini e morta (Rita sputaglie in faccia a sta scema!) e sulla capacità reattiva di Felipe Massa alle due curve di Lesmo. Mentre siamo impegnati in queste alte considerazioni le case degli italiani fatte con la sabbia dalle imprese italiane che tengono in nero muratori extracomunitari e clandestini, le case degli italiani si sbriciolano ai terremoti e vengono portate via dalle frane.

Intanto Barack Obama parla al mondo intero da Il Cairo a New York, da Pechino a Berlino e noi italiani lo osserviamo al telegiornale scuotendo la testa,  abbiamo le orecchie tappate, il cervello in stand.by, non lo capiamo.

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7 Risposte to “La sorda Italia che non capisce Obama”

  1. mariachiarateodori Says:

    Ricorda che i Nobel per la pace, sono stati dati a persone che nel loro paese d’origine hanno portato, visibilità. (guarda lo sproloquio e leggi le deficenze del premio )
    Non è il caso di Obama.
    Non ha risolto la Sanità, c’ aveva provato pure Hillary, mentre suo marito faceva campagna politica. E…….. lui si è perso sotto una scrivania.
    Non ha risolto con le banche il ladrocinio fatto hai cittadini, vedi….i titoli tossici…( come in Italia con Parmalat).
    Come si fa ad essere comunisti e credere ad OBAMA, ?
    Rimango dubbiosa su due punti:
    1) L’America è imperialista?
    2) Ha un’altro colore? Cosa la bandiera?

  2. milena Says:

    Ho pensato le stesse cose che così bene hai espresso, anche se non ho avuto il tempo di documentarmi come hai fatto tu e non avrei saputo meglio esprimere di come hai fatto.
    Dico solamente che pensare che questo sia successo fa stare bene, fa pensare alla svolta dietro l’angolo, fa aprire gli occhi e sgranarli di fronte alle utopie che possono e devono diventare realtà, lo pretendiamo.
    Voglio condividere con tutti quelli come te questo pensiero, questa fiducia prossima ventura (avventura ) voglio respirare aria fresca e pulita.
    E se i molti e importanti e impegnati e scettici non credono a questa scelta, a questa inaspettata decisione non importa, siamo liberi di crederci e di sognare.

  3. aquila751 Says:

    Barack Obama è il futuro e la speranza,già il fatto di essere Presidente di colore è una garanzia di un cambiamento per migliorare – è forte e coraggioso altrimenti non sarebbe arrivato – Ed è di persone forti e con idee di pace che abbiamo bisogno per lottare le ipocrisie e la violenza nascosta e non in più parti del momdo – E’ un compitoarduo e non facile, ma io auguro ad Obama di farcela, per il bene di tutti noi.

  4. Geekblog Says:

    Ciao, ti andrebbe uno scambio link col mio blog Geekblog?
    grazie 1000! http://www.geekblog.it
    Claudia

  5. Sonia da Macerata Says:

    Penso che il Nobel si possa dare(come già è stato fatto in precedenza),non solo per ciò che si fa o a realizzazione avvenuta degli obbiettivi.Un Nobel si dà innanzitutto,e lo si dovrebbe fare sempre,per le idee e i messaggi volti ad ottenere un clima di pacificazione fra popoli;per la ricerca continua e incessante di strategie atte a dirimere i contrasti fra il genere umano.
    Per un candidato al Nobel dovrebbe essere importante non solo la parola fare e ottenere,ma anche aspirare,cercare,chiedere,dire.Ma soprattutto”sogno”.Se così non fosse,chiunque si darebbe solo obbiettivi raggiungibili con ampio margine di certezza.Staremmo freschi,signori miei.
    Sono proprio d’accordo con te,Alessandro:è l’invidia che distrugge ,o quantomeno decostruisce.E la sinistra non può essere questo.Un saluto.

  6. Anonimo Says:

    non è questione di sinistra o di destra, è questione di umiltà o di ragione o di volere il bene per il mondo e non per la supremazia del colore soltanto per farcredere che il più forte sia il più coraggioso (come nell’amicia, di solito il prepotentecrede di aver vinto e non sa che ha già perso in partenza)

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