IL PROFESSOR MONTI, SILVIO E I FALLIMENTI DELLA SINISTRA

 

 

Siamo di fronte ad un terremoto storico e la causa di tutto ciò è da far risalire all’incoscienza e miopia politica della classe dirigente espressa dall’ex partito comunista. Massismo D’Alema, Walter Veltroni, Piero Fassino, Livia Turco ecc. ecc. tutte persone con le quali anni or sono ho condiviso molte idee ed un limitato percorso politico ma che per mia personale dignità ora non riconosco come miei referenti.

E’ da questa classe dirigente o presunta tale che ci si aspettava un’Italia migliore, partendo magari dalla più banale delle leggi e cioè quella sul cosiddetto conflitto d’interesse che era volta ad evitare monopoli privati nel panorama mediatico. Una commissione bicamerale doveva elaborarne il testo nel ’97 ma l’allora presidente della stessa Massimo D’Alema non portò a termine tale lavoro lasciandosi ingannare palesemente (tantissimi nell’allora PDS se ne stavano accorgendo) dalle manovre di un Berlusconi in difficoltà. La bicamerale del ’97 andò a finir male; ricordo ancora il tentativo di convincerci del contrario portato avanti con insana retorica di partito da Mauro Zani in una triste riunione alla sezione Palombella di Ancona. Non venne trovato l’accordo e non venne promulgata nessuna legge capace di gestire il coflitto d’interesse mediatico. Da lì la conseguente presa del potere “democratico” da parte dei berlusones grazie e soprattutto all’impatto che i media tradizionali avevano 15 anni fa su una classe media italiana storicamente davvero poco lucida.

Questo fallimento, e mi stupisco che i miei compagni dirigenti di allora, oggi sindaci, assessori o consiglieri regionali non lo riconoscano, ha aperto le porte ad un periodo di recessione morale e con essa ad una svalutazioe del valore istituzionale dello stato italiano rispetto alle altre nazioni europee che nel frattempo eleggevano i vari Blair, Schroeder, Zapatero e Jospin. Quando il presidente del consiglio di uno stato viene deriso dai suoi pari esso non è altro che l’espressione maggioritaria dello stato che rappresenta e la certificazione del fallimento su tutti i fronti della classe politica a lui avversa. Di conseguenza se il male era Berlusconi i dottori che avrebbero dovuto curare questo male erano bellamente assenteisti e ancor peggio pieni di se stessi in quanto conviinti di essere statisti solo per il fatto di essere stati i primi ex comunisti a governare, o quasi, la Repubblica Italiana. Ammettiamolo, a parte pochissime eccezioni di altissimo livello e qualche amministratore locale (pochi a dire il vero), la sinistra italiana e con essa i valori sacrosanti da essa rappresentati hanno fallito su tutta la linea per colpa di una classe dirigente cieca e supponente.Questa situazione ci ha messo di fronte al fallimento di una storia sancito definitivamente dalla nascita del Partito Democratico che si è costituito non sulla base di valori ed idee, come sarebbe normale che fosse, ma su due pilastri davvero inqualificabili politicamente (politicamente in senso alto, con rimandi alla classicità greca) cioè l’antiberlusconismo e la metabolizzazione della moneta unica europea. Infatti mi chiedo qual’è la posizione del Pd sulle coppie di fatto? qual’è sulla questione dell’interruzione di gravidanza? qual’è sulla prevenzione delle malattie infettive di origine sessuale? qual’è quella sull’eutanasia? Insomma qual’è la linea sociale, etica e morale che il Pd indica ai suoi elettori? A mio avviso non c’è, perchè se ci fosse sarebbe duplice e di fronte a questa evidenza si spariglierebbero le carte del gioco e non si potrebbe più giocare. La conseguenza del fallimento della sinistra italiana e del governo da operetta che ci siamo sobbarcati per circa un ventennio (con qualche parentesi prodiana ancora da decifrare storicamente) è stata quella di una specie di commissariamento velato che la UE ci ha imposto consigliandoci vivamente di affidarci alla cura da cavallo del professor Monti il quale, bontà sua, è tanto una brava persona ma appare completamente slegato dal tessuto storico, culturale e sociale di una nazione intera. D’altronde le parole cultura, storia, teritorio, sono in fase di smantellamento e obnubilazione tanto che di esse sembra vi sia in corso la sostizuzione con economia, globalizzazione e consumo.

Il dramma, perchè secondo me di dramma si tratta, è che apparentemente alla formula Monti (attenzone non al governo Monti, ma alla forma di governo da lui introdotta) non sembra esserci alternativa. Ne’ destra ne’ sinistra e tantomeno il centro, cioè l’intera classe politica italiana, sembra capace di riprendersi il ruolo che gli spetta e cioè quello di punto di riferimento democratico. Siamo a mio parere nel bel mezzo di un deserto politico inimmaginabile dove i tecnici hanno facoltà di destrutturare una economia sociale e una storia territoriale senza che nessuno abbia la forza necessaria a bloccare questo processo. Si è voluto correre ai ripari onde evitare il dissesto finanziario di uno stato affidando tale compito a chi per sua ammissione e formazione ha una idea dello stato e anche dello stato sociale esclusivamente di natura economica.

Va da se quindi che il professor Monti e i suoi ministri poco o nulla sanno di quanto affetto i cittadini possano nutrire nei confronti della terra, della storia e delle tradizioni di cui sono parte. Proprio oggi si è deciso di accorpare le provincie (forma lessicale caduta in disuso secondo lo Zingarelli e che quindi con grande gioia io utilizzo) delle Marche del sud e con esse tante altre. Nel dibattito in rete che ne è scaturito noto con un certo disappunto che c’è un diffuso plauso all’iniziativa tra la popolazione poco istruita, insomma tra coloro i quali della storia e della cultura non frega nulla. Ovviamente si tratta di una larga fetta di persone che hanno subito (almeno secondo loro) le malvessazioni della classe politica e vedono nell’accorpamento delle provincie soltanto una sorta di rivalsa nei confronti dei politici e spesso dei cosiddetti dipendenti pubblici. Come se defenestrare qualche politico di professione, qualche approfittatore o qualche raccomandato fosse il rimedio assoluto alla propria precaria condizione economica e sociale. Penso sia giusto optare per un periodo di rigore ma forse in questo caso si sta gettando via il bambino con l’acqua sporca; credo sia giusto dare un esempio di moralità riducendo i costi della politica ma credo che l’operazione taglia provincie sia una operazione di facciata tra l’altro messa in essere con un fare da dittatura dell’economia dalla quale mi dissocio totalmente. Insomma intravedo tra coloro che plaudono a tale atto una infinita schiera di famigliole da centro commerciale, una fila di gente in attesa dell’hamburger da Mcdonald e tanti poveri cristi dipsersi lungo i corridoi delle varie Ikea.

Ho l’impressione che il governo Monti stia facendo leva sul sentimento dell’antipolitica (per totale colpa della politica s’intende, come detto sopra) per portare a casa dei risultati che forse a nell’immediato daranno qualche boccata d’ossigeno apparente a milioni di persone incazzate ma che a lungo termine spazzeranno via ciò che di buono era stato costruito dai padri costituenti. Personalmente non sono disposto a rinunciare per colpa di una classe politica incapace, per colpa di un dittatorello da stretto di panama, per colpa della ben più potente dittatura economica globalizzata, per colpa di una masnada di uomini pecora, alle mie radici, alla mia storia e a quella che volevo raccontare ai miei figli e nipoti.

Seppur innamorato dei polittici del Crivelli e della Piazza del Popolo, seppur grande degustatore di Anisetta, seppur affascinato dalle palme di San Benedetto sento di avere storicamente poco in comune con i residenti del sud delle Marche. O meglio se devo parlare di poesia (ma poi questi che ci comandano sanno qualcosa di poesia?) so che Lucilio Santoni e Davide Nota non hanno lo stesso panorama che ho io quando mi sveglio. E pensare che se qualcuno mi chiede di dove sono io rivendico con puntualità e con un certo imbarazzo per gli amministratori del paesello che sono di Colmurano, un luogo con 1200 anime dove è stato battezzato e sepolto il mio trisavolo, il mio bisnonno e mio nonno; dove è stato battezzato mio padre e mio figlio e dove io rammarico di non esserci stato battezzato. Io cari economisti, cari poltici succubi e incapaci, cari movimentisti, care pecore amanti del dove soffia il vento, non rinuncio all’idea di un microcosmo da esportare e far conoscere. Insomma siate intellettualemnte onesti, siete dipsoti a associare Giacomo Leopardi con Ascoli Piceno o Senigallia? siete a favore dell’associazione tra Padre Matteo Ricci e San Benedetto del Tronto o Fano? Ma che cosa ne sanno a Petritoli di Alberico Gentili o dell’Accademia dei Catenati? Lo so ne sono cosciente è un soliloquio questo che ai più non desterà la benché minima senzazione eppure io non sono disposto a svendere la mia storia al professor Monti e sodali, ai miei ex compagni presuntuosi, ai boiardi infangatori di una destra caricaturale e alle pecore coscienti ed incoscienti; tutta una folla di vuoti che per sentirsi pieni hnno dovuto distruggerla la Storia e che della mia di storia non sanno nulla.

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