La mia piccola, bionda, bellissima città

C’è una città bionda che a maggio rinasce come un fiore, il mese d’altronde si adatta alla bellezza, tanto quanto può settembre. La città è piuttosto trattata male ma anche lei si lascia trattare male, si lascia offendere e non reagisce. Da secoli non riesce a trovare un equilibrio e seppur talentuosa, sensuale, non volgare ma curiosa, resta sempre ai margini di se stessa come quelle ragazze troppo timide che d’inverno, o fino a una certa età, si vestono con maglioni sformati e jeans larghi. Poi per fortuna arriva il quinto mese del calendario quello durante il quale le giornate si allungano e viene voglia di ricacciare in cantina un’intera anta di armadio.

Ammetto di essere fortunato nell’essere e nel considerarmi uomo di collina, ammetto che verso le sei del pomeriggio salendo in macchina le salite tiepide che dalle frazioni portano verso il centro della mia città, resto sempre meravigliato dalla luce più che dalle costruzioni. Le costruzioni sono le stesse di gennaio e febbraio, la luce è diversa e rende diversi i mattoni che persino da lontano sorridono. Avvicinandomi alla collina mi rendo conto della forbice malinconica che esiste tra il tanto che si fa e il tanto di cui si sparla perchè sembra che nulla si fa. Quest’inverno mentre stavo acquistando con mio figlio un libro illustrato in una delle librerie di Corso della Repubblica (avete mai pensato a quanto sono belli i nomi delle vie e delle piazze della mia città?) ho sentito addosso e percepito forte, gli occhi curiosi e strascicati di qualcuno che mi stava scrutando. Ho alzato lo sguardo sorridendo e quegli occhi cupi e cattivelli si sono rituffati nel libro che stava sfogliando e che purtroppo per lui era stato scritto da lui stesso. Ho sorriso al pensiero che quella persona ogni qual volta ne aveva avuto la possibilità aveva blaterato contro la mia, secondo lui, costante presenza negli eventi culturali della mia città. Per un attimo ho avuto l’istinto di muovermi verso di lui e stringergli la mano, sorridergli e tentare di spiegargli che non sono poi così ammanicato come lui crede. Però non l’ho fatto e oggi visto che ne scrivo significa che me ne dispiace. Questo è un aneddoto di poco significato che però voglio usare come stimolo contrario; voglio cioè usarlo partendo da me stesso. Voglio cambiare prospettiva e voglio quindi ringraziare tutti quelli che nella mia città promuovono, attraverso l’associazionismo o anche singolarmente, la cultura in tutte le sue forme. Sento il dovere di ringraziarli perchè nell’arco dell’anno consentono al sottoscritto ma anche a migliaia di altre persone di vivere come se si vivesse in un contesto metropolitano, almeno per ciò che riguarda l’ambito del divertimento legato all’intelletto. Da maggio a settembre poi, con l’unica eccezione per i quindici giorni della seconda metà d’agosto, la mia città non smette di essere briosa, effervescente, piena. Ci sono festival letterari, festival di poesia, festival di musica contemporanea e di musica leggera, ci sono festival di musica lirica, si può vedere una tra le più importanti collezioni d’arte del ’900, ci sono festival dedicati alla creatività degli studenti universitari, ci sono festival dedicati all’ospitalità, ci sono tre o quattro gallerie d’arte, cinque o sei librerie, una multisala e due cinema che proiettano film ricercatissimi, c’è un club che fa ottima musica dal vivo da trent’anni, c’è un centro sociale attivissimo, ci sono tre quattro teatri di cui uno storico, c’è la festa del patrono, ci sono molte scuole di danza, quattro o cinque case editrici. È impossibile poi non accennare alla miriade di eventi, tutti di buona qualità, che si svolgono durante lo stesso periodo nel territorio della provincia che comunque non è mai distante più di sessanta chilometri dal capoluogo. C’è un festival del sorriso, e uno degli artisti di strada, c’è una rassegna di teatro antico in un contesto suggestivo quale può essere un teatro romano, c’è un festival di danza all’avanguardia. Insomma voglio dire che se uno vuole in questo spicchio d’Italia si può divertire davvero tanto, basta attivarsi e non abbandonarsi alla pigrizia. Se uno vuole nella mia città, o intorno, può sentirsi un’eccellenza culturale a patto che abbia idee buone e quell’entusiasmo necessario di cui ogni buona idea necessità. La mia tirata di maggio vuole essere una spinta verso la coesione di tutte le forze culturali della mia città, vuole essere una piccola rivendicazione orgogliosa per questa vitalità, vuole essere un riconoscimento sentito a tutti coloro che mi hanno permesso di crescere attraverso le esperienze culturali che hanno ideato, curato e realizzato nel corso degli anni. In ultimo voglio lanciare un appello a tutti quei giovani e giovanissimi che ciclicamente si lamentano del vuoto o del nulla che questa mia, nostra, città propone a quelli della loro età. Ragazzi, siate coraggiosi, non smettete di chiedere e se non siete ascoltati tiratevi su le maniche e realizzate da soli ciò che non vi hanno fatto o aiutato a realizzare; nella mia, nostra, città c’è spazio per tutta la cultura che si vuole, per tutte le iniziative che si vuole. Ecco alla fine voglio rivendicare con orgoglio l’appartenenza a questa terra e a questa città perchè pur avendo girato tanto raramente ho trovato la stessa qualità della vita. Cari lettori consentitemi di dire che amo la mia città perchè la mia città è Montecactus.

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