Nabucco tra plastica e migranti

22 luglio, 2013

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di Alessandro Seri

Confesso che non ho mezzi per recensire un’opera lirica ma conservo stretto il rapporto con lo Sferisterio, il teatro all’aperto della mia città, fatto costruire su progetto dell’architetto Ireneo Aleandri, da cento famiglie maceratesi e inaugurato nel 1829 come stadio per il gioco della palla al bracciale. Il primo contatto con l’esterno della struttura risale alla primissima infanzia dato che la mia famiglia risiedeva a poche centinaia di metri. Per entrarvi però dovetti aspettare la discesa in città con relativo spettacolo in arena del mago Zurlì. L’opera lirica è arrivata qualche anno dopo quasi per caso ma è stato amore a prima vista. La mia prima opera allo Sferisterio, la Carmen nel 1982, aveva la regia di Lawrence Foster con una grande interprete quale Marylin Horne. Fu una folgorazione, un innamoramento senza pari nonostante cercassi di celare ai più che una delle comparse a cavallo sul palco era mio padre e che da lì in poi alcuni dei nostri cavalli portassero nomi di cantanti lirici proprio per questo motivo.

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La mia piccola, bionda, bellissima città

30 maggio, 2013

C’è una città bionda che a maggio rinasce come un fiore, il mese d’altronde si adatta alla bellezza, tanto quanto può settembre. La città è piuttosto trattata male ma anche lei si lascia trattare male, si lascia offendere e non reagisce. Da secoli non riesce a trovare un equilibrio e seppur talentuosa, sensuale, non volgare ma curiosa, resta sempre ai margini di se stessa come quelle ragazze troppo timide che d’inverno, o fino a una certa età, si vestono con maglioni sformati e jeans larghi. Poi per fortuna arriva il quinto mese del calendario quello durante il quale le giornate si allungano e viene voglia di ricacciare in cantina un’intera anta di armadio. Leggi il seguito di questo post »

Lasciamo che i vecchi guidino

30 maggio, 2013

Ai lati della strada dovrebbe esserci la segnaletica generalista e riconoscibile, dovrebbe esserci una staccionata a delimitare la via e la carreggiata dovrebbe risultare sicura e grigia in modo da evitare ogni possibile distrazione e invece contro ogni presunta regola salubre e razionale spunta dalla nebbia del primo aprile una ginestra, insicura, insalubre, irrazionale, irriconoscibile quasi attraverso il grigio, attraverso le gocce dense che mal sopportiamo a quest’ora dell’anno. La ginestra è vecchia come il cucco, è l’antimateria dell’inverno, il titolo di una poesia, il simbolo di una possibile resurrezione, la guida che mi suggerisce i passi inversi.

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Le Marche della poesia, centrali per la poesia nel mese della poesia

29 marzo, 2013

Dicono che marzo sia il mese dedicato alla poesia, ne prendo atto anche se a mio parere i due candidati migliori nell’arco dell’anno sarebbero stati maggio e settembre; comunque non so chi, ma qualcuno da qualche parte, un giorno s’è alzato e ha deciso che il 21 marzo sarebbe stato consacrato alla poesia nella sua accezione di creatività scritta. Quindi mi sembra giusto offrire in dono al mese entrante un editoriale capace di raccontare quel po’ di poesia che mi è dato conoscere, in particolare quella che, con somma disapprovazione di tanti critici importanti, rivela la regione Marche come al centro di una, forse involontaria, corrente poetica. Leggi il seguito di questo post »

Decadenza della serva Italia tra lo sconforto di un suo devoto cittadino elettore

3 febbraio, 2013

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Inginocchiandomi a terra e immergendo la faccia in una pozza di fango maleodorante mi risollevo con una maschera sporca adatta proprio al teatrino strabico del carnevale e della politica che caratterizzerà l’entrante insolito febbraio pur sempre irriverente. Tutta questa ritualità sarà utile per affondare bene i piedi nella modestia necessaria affinché nessuno possa accostare quanto leggerà appena dopo a ben più alti e passati scritti. Ho bisogno di nascondermi dietro qualcosa che sia riparo immaginato, qualcosa che mi consenta la piena libertà delle opinioni e del racconto perché se ancora qualcuno non l’avesse compreso nel corso dei miei quasi quarantadue anni ho accumulato l’esperienza tale a farmi, sfoggiando calma e un mezzo sorriso, dire: Io so. Leggi il seguito di questo post »


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